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Gabriele Di Luca, articolo di "Simona Maria Frigerio" su Persinsala Teatro
mercoledì , 20 giugno 2018
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Lo incontriamo al termine della prova generale di Thanks for vaselina, il nuovo spettacolo di Carrozzeria Orfeo che spiazzerà pubblico e critica, mietendo – speriamo – ampi consensi fino a dilagare in Europa, come esempio di una nuova drammaturgia italiana scevra da retorica e buonismi. Gabriele Di Luca, rilassato e sorridente, alla vigilia del debutto, …

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Lo incontriamo al termine della prova generale di Thanks for vaselina, il nuovo spettacolo di Carrozzeria Orfeo che spiazzerà pubblico e critica, mietendo – speriamo – ampi consensi fino a dilagare in Europa, come esempio di una nuova drammaturgia italiana scevra da retorica e buonismi.

Gabriele Di Luca, rilassato e sorridente, alla vigilia del debutto, sembra non temere censure perché perfino: «la bestemmia, quando esprime qualcosa di profondo, quando non è gratuita, è una forma di preghiera – in quanto racconta un’assenza» e al teatro rimprovera: «La gente preferisce andare a vedere Mission: Impossible e il 70% delle volte fa bene. D’altro canto, i teatri ottengono sempre meno finanziamenti e ciò, in parte, è giusto perché non se li meritavano – ma altre volte no».

Autore, co-regista, interprete: come si destreggia tra queste professioni?
Gabriele Di Luca
: «A dire il vero, con difficoltà. Il testo, logicamente, è al servizio dello spettacolo, come le musiche scritte da Massimiliano Setti, e non viceversa. Di conseguenza, quando affronto la messinscena almeno il 10% di ciò che ho scritto cambia. Però, l’aspetto più interessante e, insieme, più difficile da affrontare è l’interpretazione di un testo proprio – perché, inevitabilmente, l’autore ha dei pregiudizi su quanto ha scritto».

Ci spiega praticamente il passaggio dal testo alla messinscena?
G. Di L
.: «Io parto sempre dal testo dato che, vivendo con molta ansia le prove di uno spettacolo, preferisco arrivare con il copione finito – il che mi infonde sicurezza. Non credo di essere portato a improvvisare. Se c’è un passaggio che non mi convince posso invitare gli attori a sistemarsi nello spazio e a provare con una certa libertà, ma parliamo di una percentuale minima di lavoro in rapporto all’intero spettacolo. D’altro canto, in base agli interpreti, può succedere che modifichi alcune battute o dei passaggi».

Carrozzeria Orfeo esiste solo dal 2007 ma avete già collezionato premi e successi – solo per citare gli ultimi, il Premio Nazionale della Critica, nel 2012, e quello Siae alla Creatività, quest’anno. Non teme di perdere parte dei consensi con uno spettacolo che prende una posizione tanto forte rispetto alle religioni, soprattutto cristiane?
G. Di L
.: «Ma noi non siamo mica sponsorizzati da CL! Scherzi a parte, speriamo che il pubblico si renderà conto che in questo spettacolo si vuole raccontare come non siano le cose bensì il loro uso a determinare il bene o il male delle stesse. Nessun problema con Dio. Nel testo si denuncia l’uso che si fa di Dio. Proviamo ad analizzare il mio personaggio: Fil, nel suo cinismo, nella sua disillusione e disperazione, se la prende con Dio, ma è capace, allo stesso tempo, di gesti d’amore. Sono i due piatti della stessa bilancia: la bestemmia, quando esprime qualcosa di profondo, quando non è gratuita, è una forma di preghiera – in quanto racconta un’assenza ».

Dove parte l’idea di scrivere Thanks for vaselina? Un’urgenza personale, un’esperienza vissuta?
G. Di L
.: «Direi che inizio a scrivere partendo da una scadenza imposta. In altre parole, non sento un’urgenza e perciò scrivo, bensì, scrivendo, avverto la necessità di trattare un certo argomento. Per esempio, nel paese dove vivo, ho notato una ludopatia dilagante. Ecco allora che, quando comincio a immaginare il personaggio di Lucia in Thanks for vaselina, mi accorgo di descrivere qualcosa che ho già visto. D’altro canto, l’arte inizia dove finisce l’informazione. Nel momento in cui il fatto oggettivo è acclarato – in questo caso, che la dipendenza dal gioco non fa bene –  l’autore teatrale deve far nascere il dubbio, provocare un conflitto. In questo caso, ci si deve domandare chi sia davvero Lucia, quali siano le sue ragioni. Lo spettatore deve prendere le parti di Lucia, poi rifiutarla, e alla fine comprendere che non c’è alcuna parte dalla quale stare. A me non interessa l’obiettivo quando tratteggio un personaggio: per me, ogni personaggio nasce con una mancanza e io racconto il suo conflitto con sé e con gli altri per riempire quel vuoto».

Perché non accontentarsi dell’happy ending, che pure è tratteggiato a un certo punto dello spettacolo?
G. Di L
.: «Un’amica mi ha raccontato che è andata da uno psichiatra perché soffriva di attacchi di panico, dicendogli che voleva essere più serena. Lo psichiatra però le ha risposto: “Se lei ha bisogno di serenità non venga da me. Se, al contrario, vuole conoscere meglio il suo stato e gestirlo, sono la persona giusta”. Io vedo il teatro nello stesso modo. Se uno spettatore ha bisogno di riconciliazione e di assistere a fatti lontani dalla propria esperienza, meglio che guardi Notting Hill. Se, al contrario, ha bisogno di un percorso in cui sentirsi sporco quanto me, allora forse è giusto che venga a teatro a vedere Thanks for vaselina».

Su una solida struttura, in certo modo tradizionale, innesta temi, soluzioni sceniche, rimandi iconografici e soprattutto un linguaggio spiazzanti. Quali i suoi riferimenti?
G. Di L.
: «Dal punto di vista teatrale, gli autori nordeuropei contemporanei. Dopodiché sono un cultore di serial statunitensi. Mi piacciono per la loro concretezza e per il linguaggio antiretorico, che spero caratterizzino anche i miei lavori; e per il desiderio di raccontare, con onestà, una storia».

Thanks for vaselina si giova della co-produzione del Teatro Era di Pontedera. Com’è nata la collaborazione?
G. Di L.: «Per caso. L’anno scorso abbiamo presentato al Festival di Lari Robe dell’altro mondo. Dopodiché Teatro Era ci ha invitati a partecipare a Scendere da cavallo, un’iniziativa dove dieci Compagnie mostravano il proprio lavoro e quattro lo presentavano la sera. A quel punto, Roberto Bacci (direttore artistico della Fondazione Pontedera Teatro, ndg) mi ha proposto di coprodurre il nostro nuovo lavoro. E finalmente, anche grazie a questo supporto economico, ho potuto condensare, in certo modo, quanto sperimentato negli ultimi cinque anni, ricreando un interno quasi borghese sul quale si innestano linguaggi e temi forti».

Un’ultima domanda. Il teatro è in crisi? Quali e quante opportunità per giovani autori e nuove Compagnie in Italia?
G. Di L.
: «La responsabilità della crisi è comune. Le Compagnie, negli ultimi venti o trent’anni, hanno fatto molte sciocchezze e il problema, attualmente, è che il pubblico si è ridotto ed è sostanzialmente diviso tra due categorie: chi pensa al teatro come a un’esperienza noiosa e chi non vuole frequentarlo perché crede che non capirà nulla. La gente preferisce andare a vedere Mission: Impossible e il 70% delle volte fa bene. D’altro canto, i teatri ottengono sempre meno finanziamenti e ciò, in parte, è giusto perché non se li meritavano, ma altre volte no. Oggi dobbiamo attirare nuovo pubblico e il sistema teatrale italiano deve investire nella promozione degli spettacoli all’estero. E poi c’è il problema della nuova drammaturgia. Alcuni circuiti ai quali sto presentando questo testo mi rispondono: “Perché l’hai intitolato Thanks for vaselina? L’ultima volta che ti ho portato in quel paese… la gente se n’è andata col magone. Non ti posso programmare”. E allora capisci che il problema vero è il pubblico: finché gli spettatori non saranno preparati per rispondere positivamente anche a testi spiazzanti, antiretorici, contemporanei, saremo sempre schiavi di qualcuno».

Thanks for vaselina
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi
con Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Beatrice Schiros, Alessandro Tedeschi e Francesca Turrini
musiche originali Massimiliano Setti
coproduzione Carrozzeria Orfeo e Fondazione Pontedera Teatro
in collaborazione con La Corte Ospitale e Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria
lo spettacolo debutterà al Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria:
giovedì 29 agosto, ore 22.30: Seminario Vescovile – Andria
venerdì 30 agosto, ore 22.30: Castello Svevo – Trani

In tour (in via di definizione):

lunedì 30 settembre:
Teatro dei Venti – Modena

da martedì 1° a domenica 6 ottobre:
Teatro Out OffMilano

venerdì 8 e sabato 9 novembre:
Teatro Era – Pontedera

sabato 16 novembre:

Teatro Excelsior – Reggello

Domenica 8 dicembre:

Teatro Mattarello – Arzignano

Lunedì 5 maggio 2014:

Studio Foce – Lugano (CH)

5,00

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