Gastone o quel che rimane

Se una storia a teatro è «paradossalmente umana», significa che nella maggior parte dei casi la drammaturgia resta fuori dalle umane faccende?

Gastone è uno spettacolo del 1924 scritto da Ettore Petrolini. L’autore romano, nato a giugno nel 1886, è tra i maestri della comicità dialettale romanesca, nonché anima d’attore sperimentale e istrionica. La sua biografia, anche fuori dal teatro, è intrisa di arte, come auspicava Oscar Wilde, ricca di aneddoti e storici aforismi. Con Gastone firmò il suo lavoro più noto o più longevo, regalando alla storia un personaggio indimenticabile, una maschera a tratti grottesca, ma autentica nel raffigurare le nevrosi, i tic, le pose, ma anche la solitudine e lo straniamento di un artista di varietà in declino, cialtrone, egocentrico, buffonesco, irresistibilmente tragicomico. Edoardo Sanguineti individuava la caratteristica precipua di Petrolini nella «meta-recitazione», la capacità di rappresentare in modo caricaturale alcune maschere teatrali costruite sopra altre preesistenti. Sul frac tipico del personaggio, un cartoncino appeso alla manica recita «maneggiare con cura». Trattandosi di una figura al limite, fulcro di una storia che, per quanto accessoria, pure critica con feroce cinismo certe modalità umane, più palesi nel dorato mondo dello spettacolo, è facile scivolare nella macchietta o nel nonsense. L’allestimento presentato al Teatro San Genesio di Roma procede a una liberissima interpretazione della materia petroliniana, sconvolgendo il testo, procede però allo sbaraglio. Dal punto di vista meramente tecnico, i costumi non sono caratterizzanti; le luci fisse, tranne nelle zone d’ombra bellamente occupate nel corso dell’esecuzione di uno dei quattro brani originali che accompagnano la rappresentazione; le quinte rumorose; gli effetti sonori asincronici e fuori volume. Le scenografie sono due per i due atti, ma praticamente identiche, ossia un numero variabile di porte; la composizione registica è basilare, gli attori, al più, si mettono seduti quando non attraversano il palco ognuno con un passo caratteristico, da una lato all’opposto. Tuttavia, stiamo parlando di tutt’altro affare che il teatro. Questa versione scritta e diretta da Felice Sandro Leo è più vicina a un divertissement eseguito da una compagnia mista (all’interno della quale gli attori sono una minoranza troppo risicata) impegnata a montare un gioco scenico in modalità burlona. L’intenzione è quella di modernizzare un testo del 1924: si sceglie di concludere rivolgendosi direttamente al pubblico, alle maschere ben vestite qualificabili come gastone, «politici, porci e delinquenti, industriali, comandanti e deficienti»; eppure è un’intenzione poco convincente, che riguarda infatti solo il finale, a chiusa di una sequela di sketch fumettistici nei quali si muovono personaggi riconducibili a Petrolini. Una più assidua aderenza al testo avrebbe giovato, anche perché a distanza di ottant’anni funziona ancora sorprendentemente bene, basti citare Gigi Proietti e Massimo Venturiello. Ci si domanda dunque: perché si perdono le tracce di Lucia, protagonista femminile, nel secondo atto? Come mai Gastone, artista del variété, «danseur, diseur, frequentatore dei bal-tabarins, dei cabarets, conquistatore di donne a getto continuo» non accenna una nota musicale? Quale il motivo di aggiungere le due antagoniste soubrette se rappresentano le stesse manie? Quanto è attuale avallare l’idea che lo spettacolo sia un mondo depravato di prostituzione e tossicodipendenza? Fino a che punto possiamo credere che gli strati sociali più bassi siano virtuosi e viceversa? Una sequela di perplessità destabilizzanti, nell’atto di formulare un giudizio. Evidentemente lo spettacolo bisogna di aggiustamenti, o forse dovrebbe essere fatto da capo.

Lo spettacolo continua:
Teatro San Genesio
via Podgora, 1 – Roma
fino a domenica 1° aprile
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.30 (lunedì riposo)
(durata 2 ore circa intervallo incluso)

La Tana dell’arte presenta
Gastone. Una storia paradossalmente del tutto umana
di Felice Sandro Leo
regia Felice Sandro Leo
con Luca Pennacchioni, Barbara Mecucci, Paolo Bianchi, Valentina Ciaffaglione, Federico Sozio, Fabiana Pagani, Sonia Emiliani, Valentina Genovesi, Sandro Felice Leo, Gabriella Cervelli, Jessica Dobici, Valeria Forlini, Samanta Volpe, Simone Milli, Massimo Urbani
costumi Lisangela Sabbatella, Federica Scipioni
sarta Valentina Raco
sartoria Fabric Factory
luci e suoni Alessandro Pilloni
scene Francesco Sabbatella
trucco Lucia Cingolani, Flavio Campanella

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