Gaudeamus igitur

piccolo-teatro-milano-80x80Gaudeamus è un medioevale inno alla gioia, un’esortazione a godere della vita finché c’è gioventù – finché non c’è morte; Dodin ne fece il titolo e la materia di uno spettacolo che parla di violenza, debuttato nel 1990, concepito come saggio finale per i ragazzi dell’Accademia del Maly Teatr di San Pietroburgo. Tanto vivo da riuscirsi sempre a reincarnare, Gaudeamus riprende vita, oggi, attraverso una nuova generazione di attori – attori che forse in quel 1990 non erano ancora nati e che quella Russia non l’hanno vissuta. Dal 27 al 31 gennaio, scuote il palco del Piccolo Teatro di Milano, con la sua appassionata esuberanza.

Dodin trasse ispirazione dal romanzo IV Compagnia Strojbat, di Sergej Kalendin: ambientato nella Siberia Orientale del 1970, racconta di un battaglione dell’Armata Rossa che pare raccogliere il peggio dell’esercito sovietico – una sorta di legione straniera, dove nazionalità e storie dei soldati si mescolano per dar voce a un unico linguaggio di violenza, paura, oscenità. Scritto attorno al 1988, questo testo di così esplicita denuncia, dove corruzione e cinismo appaiono come ingredienti primari della “formazione” militare, pur uscendo nel periodo della glasnost di Gorbachev non riuscì a conquistare l’approvazione dei vertici dell’esercito e venne inizialmente censurato.
Fu dunque un testo considerato pericoloso con cui il regista russo decise di far confrontare i suoi giovanissimi allievi, scegliendo di non proteggerli da satira e verità spinose, da complessità e contraddizione: al contrario, li spinse a guardare in faccia il peggio della natura umana, meschina e violenta, ma insieme gioiosa e vitale, chiedendo loro di impersonare giovani soldati in attesa del congedo, assetati di libertà e imprigionati nelle strette regole del campo di addestramento, in preda a un’energia esplosiva, desiderosi di uscire nel mondo e di amare, ma intrisi di quella violenza e bassezza che li circonda, mentre fuori si avvicina una guerra invisibile come l’avanzare di Tartari nel Deserto di Buzzati. E loro, i giovani attori, superano perfettamente la prova e attraverso un controllo del corpo e un entusiasmo formidabili riescono a dar voce e sostanza a quella Russia più vecchia di loro.
Il linguaggio che Dodin utilizza è quello dell’ironia e della vitalità attraverso l’esplosione di canti, danze, musica, acrobazie, su un palco di neve alta, in cui cadere e scomparire mentre in alto volano pianoforti, tra panni stesi fanno l’amore un giovane soldato e una lavandaia grassa e forse vecchia, si beve troppo, si eseguono ordini, le marce diventano coreografie e l’effetto di questo boato di vita è l’essenza di quell’inno alla vita e al godimento che dà titolo allo spettacolo, trasferito senza filtri allo spettatore. E se forse è datato il mondo di cui si racconta, Gaudeamus resta fresco e intenso, vivo, oggi, e ancora attuale nel suo prendere di petto l’essere umano.

Lo spettacolo è andato in scena
Piccolo Teatro Strehler
largo Antonio Greppi, 20121 Milano
dal 27 al 31 gennaio 2016
martedì, giovedì e sabato, 19.30; mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16.00

Maly Teatr San Pietroburgo presenta
Gaudeamus
tratto da Battaglione di costruzione di Sergeij Kaledin
adattamento e regia di Lev Dodin
assistente alla regia: Oleg Dmitriev
scene: Alexei Porai-Koshits
collaborazione artistica: Valery Galendeev

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