Al Teatro Leonardo, una serie di problematiche sociali protagonista di una frenetica commedia firmata Molière.

Legate le cinture, tenetevi forte e… si parte! Sì, perché George Dandin o il marito raggirato, spettacolo prodotto nel 2009 dal Crt – riprendendo una commedia di Molière – e riproposto al Teatro Leonardo, è davvero frenetico.

Gli attori sono in costante movimento: saltano, saltellano, ballano, fanno capriole, salgono fino al soffitto e ne ridiscendono subito dopo, si arrampicano facendo venire il fiatone anche agli spettatori. Ma non solo: il ritmo è tenuto alto anche dall’uso frequente dei suoni più svariati – si ricorre all’uso dei piatti fuori scena – e dei colori – il fondale è illuminato alternativamente in verde, blu, rosso e giallo.

Al centro, domina il palcoscenico una enorme piramide bianca frammentata e spigolosa, con assi che fuoriescono e scalette appoggiate alle pareti. Da un punto di vista narrativo la piramide rappresenta la casa del protagonista, da un punto di vista simbolico, invece, la società. Perché infatti il tema centrale dello spettacolo – come rivela lo stesso regista russo – è proprio «lo scontro tra individuo e società, tra nuovo e vecchio, tra valori e convenzioni». Ancora di più, suggeriremmo tra nobili e popolani, tra ricchi e poveri.
George Dandin è un contadino benestante sposato con Angelica, figlia dei baroni di Sotenville – e sulla famiglia si insiste molto e in maniera ironica. Questa, però, si innamora del visconte Clitandro e i due si vedono più volte pensando di farlo all’insaputa di George. Il contadino, tuttavia, viene fortuitamente a sapere dei loro incontri e così riesce, per ben due volte, a smascherarli. Angelica, però, è astuta e in entrambi i casi sbroglia la matassa e, anzi, ribalta la realtà, accusando proprio il povero marito – costretto a umiliarsi di fronte agli aristocratici. Il finale non sarà risolutivo per nessuno, in virtù di quelle convenzioni sociali che Molière già nel 1668 denunciava con sagagia e alle quali, qualche decennio più tardi, Goldoni avrebbe dato massima espressione.

Dandin è infatti un preciso esempio di innocente ingiustamente perseguitato, tanto è vero che per due volte la posizione che assume sulla piramide ricorda quella di Cristo, una volta intento a trasportare la croce e un’altra crocifisso. Significativo anche che la piramide – su cui i personaggi si arrampicano con estrema disinvoltura – accolga spesso i nobili lasciando a terra il contadino e mostrando visivamente i due gradini della società: c’è chi sta in alto e chi rimane in basso. Non solo: quando alla fine Dandin cerca di opporsi a queste costrizioni e si trova sul vertice, si ritroverà, subito dopo, ancora più in basso: sprofondato e definitivamente sconfitto.

Spettacolo nel complesso divertente, con momenti talvolta più riusciti, come ad esempio la scena notturna realizzata in maniera esemplare e altri meno – i movimenti degli attori, seppur in linea col principio russo della biomeccanica teatrale sono, talvolta, esagerati e risultano quasi fastidiosi. Uno spettacolo decisamente particolare: ricco di geniali invenzioni di colore, suoni e parole, con scenografie visivamente e simbolicamente rilevanti.

Ridendo, però, non si riesce sempre a cogliere il sottofondo amaro: George Dandin o il marito raggirato mostra, nel complesso, una visione molto pessimistica del matrimonio, dei rapporti sociali e, più in generale, della vita.

Lo spettacolo continua:
Fino al 14 novembre
Teatro Leonardo da Vinci
Via Ampere 1, Milano
Orario degli spettacoli: tutti i giorni alle 20.45 escluso il giovedì ore 19.45 e la domenica ore 16.00. Lunedì riposo.

George Dandin o il marito raggirato
Di Molière
Traduzione Claudio Massimo Paternò
Adattamento Gennadi Nikolaevic Bogdanov, Claudio Massimo Paternò
Training attoriale secondo il Sistema della Biomeccanica Teatrale di Mejerchol’d a cura di Gennadi Nikolaevic Bogdanov
Con Riccardo Bono, Francesco Casareale, Ignazio de Ruvo, FrancescoPaolo Isidoro, Valeria Marri, Nicol Martini, Claudio Massimo Paternò, Giulia Zeetti
Scene e costumi Francesco Marchetti
Scenotecnica Gianni Ferri
Pupazzi di scena Damiano Augusto Zigrino
Maschere di scena Maurizio Celestino
Disegno luci Claudio Massimo Paternò
Regia Gennadi Nikolaevic Bogdanov

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