Danza e antropologia

Superati i rigidi schemi e le forme sclerotizzate dettati dal balletto classico, ci si interroga su quale sia la sorgente del gesto significante. Pensieri in libertà, suscitati dal dittico di MMCDC sul palco del Giglio di Lucca

Doppia coreografia (la prima firmata da Enrico Morelli e, a seguire, quella di Michele Merola) e abbinamento di due compositori piuttosto distanti tra loro – sia a livello temporale che di stile – quali Schubert e Gershwin, per lo spettacolo in scena a Lucca, la sera del 19 marzo. Nonostante questo, la prima cosa che si nota è l’affinità dei gesti e dell’uso dello spazio in due lavori che dovrebbero, almeno sulla carta, divergere a livello sia stilistico che contenutistico.
Le note romantiche di Schubert servirebbero, infatti, a porre in evidenza le laceranti dicotomie dell’amore; mentre le geometrie precise, i movimenti simil-industriali, le diagonali e la corposità dei gesti circolari non ci restituiscono un’interiorità lacerata, quanto una bellezza tutta esteriore e alquanto accademica. In altre parole, se il gesto di portare il cibo alla bocca – in ogni epoca e luogo – ha il medesimo significato di fame; e se si oltrepassa il confine del balletto classico, non si dovrebbe recuperare proprio quel gesto per comunicare visceralmente pensieri ed emozioni? La dicotomia tra espressività del movimento nello spazio e portato musicale risulta piuttosto stridente.
Anche l’oggetto scenico della bolla di tessuto (vista in più occasioni, non ultima in Wreck – List of extinct species del coreografo Pietro Marullo, dove assume il ruolo di protagonista) qui non pare possedere un particolare significato e, nel momento in cui potrebbe essere utilizzata come fondale per un interessante gioco di ombre con il danzatore, Enrico Morelli non coglie l’occasione per approfondire il dialogo tra luce e corpo.
Finale che riprende l’inizio con valore icastico, purtroppo doppiato da un secondo finale con un passo a tre (decisamente il momento migliore della performance), che si sarebbe giovato di una collocazione centrale rispetto all’insieme.

A seguire, Gershwin Frames, performance ispirata a Michele Merola dalle musiche del compositore statunitense e dai quadri di Edward Hopper (in particolare, Soir Bleu – 1914, Summer in the City – 1950, e People in the Sun – 1960). Il primo dubbio che nasce spontaneo è perché accostare idealmente uno tra i massimi precursori dell’iperrealismo (e tra i maggiori esponenti del realismo a stelle e strisce) con le composizioni liriche di Gershwin – e il suo universo afro-americano raccontato con cadenze decisamente melodrammatiche (vedasi Porgy and Bess). Aldilà, ovviamente, di un taglio sequenziale decisamente cinematografico che sembra appartenere a entrambi.
Inizio e finali accattivanti con un uso del gesto che rimanda all’epoca del Charleston e decisamente riuscito il quadro dedicato a People in the Sun, insieme autoironico ed esteticamente convincente.
Sorgono, al contrario, molti dubbi riguardo alla doppia interpretazione di Summertime in quanto i movimenti in nulla esprimono la dolcezza della ninnananna, né le diverse situazioni nelle quali è eseguita nel melodramma di Gershwin/Heyward/Gershwin; la figura del Pierrot piuttosto vuota di senso (aldilà del rimando iconografico succitato); e ancora una volta la difficoltà a valorizzare i giochi di luce e ombre (sulle note della seconda esecuzione di Summertime e con riferimento ai tagli di luce di Summer in the City).
Peccato, perché il concept generale della performance e la nudità del palco (che ben si accorda con le suggestioni realiste hopperiane) permettono un gioco con i paraventi di per sé interessante.
La ricerca di una gestualità significante continua.

Il dittico è andato in scena:
Teatro del Giglio

piazza del Giglio, 13/15 – Lucca
martedì 19 marzo, ore 21.00

Schubert Frames
coreografia Enrico Morelli
musica Franz Schubert
disegno luci Cristina Spelti
costumi Carlotta Montanari
interpreti Emiliana Campo, Angelo D’Aiello, Paolo Lauri, Fabiana Lonardo, Lorenza Matteucci, Giovanni Napoli, Miriam Re, Cosmo Sancilio, Nicola Stasi, Gloria Tombini e Lorenza Vicidomini

Gershwin Suite
concept Michele Merola e Cristina Spelti
coreografia Michele Merola
musica George Gershwin e Stefano Corrias
disegno luci e ideazione scenografie Cristina Spelti
realizzazione scenografie Alice De Lorenzi
costumi Carlotta Montanari
adattamento musiche e recomposing Stefano Corrias
assistente alla coreografia Paolo Lauri
interpreti Emiliana Campo, Angelo D’Aiello, Paolo Lauri, Fabiana Lonardo, Lorenza Matteucci, Giovanni Napoli, Miriam Re, Cosmo Sancilio, Nicola Stasi, Gloria Tombini e Lorenza Vicidomini

produzione MM Contemporary Dance Company
coproduzione Teatro Ristori di Verona
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Teatro Asioli di Correggio,
ASD Progetto Danza, Reggio Emilia, SoDanca
partner tecnico Pro Music

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.