Un inedito dittico tra ironia e serietà

In scena all’interno della 68esima stagione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto (PG), Alfred, Alfred e Gianni Schicchi sono stati presentati, in anteprima per le scuole, quale spettacolo di punta della produzione 2014 dello stesso T.L.S. Adriano Belli.

Si è rappresentato sempre in un certo modo, e adesso si fa in un altro. Chi conosce il repertorio di Puccini sa che, in genere, Gianni Schicchi si esegue con Il tabarro e Suor Angelica, non a caso il tutto prende il nome di Trittico. Ma, da martedì 23 settembre, si rappresenta in modo diverso, con un dittico inedito: Gianni Schicchi, composto nel 1918, viene abbinato al più recente Alfred, Alfred di Franco Donatoni del 1995. Una scelta assolutamente interessante visto che il compositore veronese non era incline a scrivere opere per il teatro lirico.

Alfred, Alfred, opéra comique su testo proprio di Donatoni, vede come protagonista lo stesso compositore – impersonato da Paolo Rossi – costretto a letto in una camera d’ospedale. F.D. – questo il nome del personaggio dalle iniziali del compositore – è stato colpito da una crisi diabetica che lo costringe ad assistere in silenzio (Rossi partecipa all’azione solo gesticolando), al susseguirsi di avvenimenti surreali giocati fra i piaceri offerti dalla vita e l’incubo della morte. Le vicende si prestano a tragicomiche riflessioni sull’essere umano e la propria natura. L’attitudine surreale della sceneggiatura è subito in evidenza sullo sfondo con le indicazioni per raggiungere i vari reparti dell’ospedale che recitano: «camera ardente, sala raggi, cucina, minigolf ». È presente una forte carica autoironica – una delle infermiere dice di odiare fortemente la musica contemporanea – inoltre, questa rappresentazione è strutturata secondo dei pannelli accostati fra di loro con una modalità compositiva tipica in Donatoni. La falsità degli amici venuti a far visita al malato si frappone al bisogno di trovare una giusta visione delle cose da parte dello stesso.

L’opera è costituita da sette scene e sei intermezzi: ognuna delle scene ha una durata breve (circa due minuti) e la presenza di tutto l’ensemble strumentale, mentre negli intermezzi vi è solo di un solista commentato da uno strumento. L’infermiera che parla del latte e invece porta al malato del pesce fritto duetta con un flauto in sol. Si tratta di momenti di alleggerimento in cui lo strumento designato fa da commento a ciò che il personaggio dice sulla scena. L’ensemble ha una dimensione ridotta ed ha la caratteristica di una forte presenza di strumenti a pizzico quali chitarra, l mandolino e clavicembalo, donando una connotazione settecentesca alle musiche. «Vado in cucina a prendere il latte, tornerò fra cinque minuti» esclama Tosca Fosca, la Formosa che, sebbene appaia un tempo minimo, sarà letale alla vita del paziente che preferirà bere la soluzione proposta dai medici che cantano «il diabete è una burla, ma a me non danno a berla».

Dopo una pausa di circa quindici minuti, è la volta del Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, opera ispirata al trentesimo canto dell’Inferno dantesco (elemento ideale comune all’opera di Franco Donatoni, dove l’inferno era rappresentato dalla degenza ospedaliera). Le due opere appaiono complementari, Alfred, Alfred che agevola la comprensione di Gianni Schicchi legandosi in una stretta simbiosi. In entrambi, infatti, ritroviamo un gioco di teatro nel teatro. Nel primo per un continuo rimando scherzoso a citazioni dalla Traviata a Strauss, fino a Stravinsky. Nel finale del secondo, quando il protagonista si rivolge brechtiano al pubblico dicendo «m’han cacciato all’inferno e così sia; ma, con licenza del grande padre Dante, se stasera vi siete divertiti concedetemi voi l’attenuante».

Nell’opera pucciniana ci si trova catapultati all’interno di un circolo di partito, a Firenze, in cui fa la comparsa anche un giovane scout, chiaro rimando all’attualità. Predominano le atmosfere cupe a rimarcare la volontà di frapporre l’ilarità al cordoglio. La parte cantata ha uno spessore maggiore rispetto ad Alfred, Alfred in cui a far la voce grossa erano le situazioni, l’allegoria e la mimica di Paolo Rossi, che qui defunto, non può esprimersi se non nel passaggio in cui segue la morte e nelle scene in cui lo stesso sembra sorridere da dietro gli occhiali da sole per prendersi gioco dei vivi. Oltre a Gianni Schicchi, impersonato magistralmente dal tenore Biagio Pizzuti, emerge ed è in evidenza la voce del tenore Edoardo Milletti che impersona Rinuccio. Si gioca con rimandi in bianco e nero fra la vita e la morte: Buoso è sì defunto, ma manifesti politici Vota Buoso ne attestano per certi versi l’esistenza, così che nessuno abbia a dubitare. La falsità degli amici, che erano passati a far visita al malato in ospedale, è qui riproposta dalla sfrontatezza con cui i parenti non esitano a cercare un rimedio allo scherzo del congiunto che ha lasciato la propria eredità in beneficienza. Su consiglio di Rinuccio, i parenti accettano che Gianni Schicchi risolva in qualche modo la situazione. Una alternanza di situazioni drammatiche e buffe trova sfogo nel finale. Momento in cui lo Schicchi – sul letto di ospedale e con in testa un cappello a punta che rimanda al romanzo di Pinocchio – porrà rimedio al testamento (sbagliato) del vero Buoso. Impersonando le vesti del ricco in punto di morte, il falso Buoso manifesta al notaio la volontà di cambiare il suo testamento e finge una paralisi per non poterlo fare di proprio pugno.

Mettendo in scena, ancora una volta, quella frapposizione marcata e divertente tra ironia e serietà che caratterizza l’intera serata, con il notaio che, costretto su una sedia a rotelle, al termine della modifica sul testamento lascerà la stanza con le proprie gambe e i parenti-serpenti esanimi a terra per l’esito nefasto del tentativo truffaldino.

Scena da Alfred, Alfred scena da Gianni Schicchi

Lo spettacolo è andato in scena all’interno della 68esima stagione del Teatro Lirico Sperimentale A. Belli di Spoleto (PG)
Teatro Nuovo, Spoleto

martedì 23 settembre, ore 18:00

Alfred, Alfred
Sette scene e sei intermezzi
Parole e musica di Franco Donatoni
Direttore Marco Angius
Regia di Paolo Rossi
personaggi e interpreti
F.D. (Franco Donatoni): Paolo Rossi
Cantanti del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto
I infermiera (Ann): Claudia Sasso
II infermiera (Eleonor): Katarzyna Orczyk
III infermiera (Josephine): Eleonora Pirondi
IV infermiera (Eileen): Annalisa Ferrarini
Capo infermiera: Silvia Cafiero
Dr. Bilenski: Andrea Tabili
Dr. Prof. Alfred Sovicki: Valentin Vatev
Tosca Fosca La Formosa: Lucia Cittadoni
Rosa Shock: Susanna Salustri
Maristella Degli Spiri: Alessandra Luchetti
Amici: Jacopo Colella, Nicola Di Filippo, Ivano Granci, Benedetta Marconi, Timothy Sarris
Mimi: Cristina Bastianini, Silvia Bertini, Arian Nejadmasoum, Jacopo Spampanato

Gianni Schicchi
di Giacomo Puccini
Libretto Giovacchino Forzano
Direttore Marco Angius
Regia di Paolo Rossi
personaggi e interpreti
Buoso Donati: Paolo Rossi
Cantanti del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto
Gianni Schicchi: Biagio Pizzuti
Rinuccio: Edoardo Milletti
Lauretta: Rosaria Angotti
Zita: Chiara Tirotta
La Ciesca: Giada Fiasconi
Nella: Sara Cresta
Marco: Timothy Sarris
Betto Di Signa: Massimiliano Mandozzi
Gherardo: Francesco Mingucci
Simone: Tommaso Barea
Maestro Spinellocchio: Enrico Morri
Ser Amantio Di Nicolao: Nicola Di Filippo
Pinellino: Enrico Morri
Guccio: Jacopo Colella
Gherardino: Leonardo Alessi
Mimi: Cristina Bastianini, Silvia Bertini, Arian Nejadmasoum, Jacopo Spampanato
Orchestra del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto per entrambe le opere

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