Le meraviglie dell’Est

Alle Serate Musicali torna ospite Gidon Kremer e la sua Kremerata Baltica, portatore – come sempre – di irresistibili novità.

Ritorno atteso quello di Gidon Kremer alla Sala Verdi del Conservatorio: innanzi tutto perché è un’ artista particolare, che funge da raccordo tra passato e presente e che – pur essendo stato allievo di Oistrach – ha mantenuto intatta una cifra stilistica tutta personale; e poi per il suo grande interesse per la musica contemporanea.
La Kremerata – ensemble da lui fondato nel 1997 – si presta alle trovate di Kremer, che spesso propone esperimenti interessanti, come la trascrizione del Quartetto per archi n. 14 op. 131 di Beethoven: efficacie pur nella complessità strutturale del brano, formato da sette tempi senza soluzione di continuità, in cui anche l’impianto tonale ha un’elaborazione raffinata e particolare. Affascina altresì come non si perda nemmeno per un secondo la freschezza della formazione quartettistica e come i volumi sonori siano studiati con attenzione e cura, permettendo di avere dei “piano” alla soglia dell’udibilità – proprio come se gli elementi sul palco fossero quattro e non quasi una trentina – e dei “forte” da autentica orchestra sinfonica; mentre il “presto” è senz’altro il tempo che più di tutti favorisce questo gioco.
Il cuore della serata vede Kremer cedere la scena alla pianista Anastassiya Dranchuk e al trombettista Clemens Stahmer-Ilgner per il Concerto n.1 op. 35 per pianoforte e orchestra di Schostakovich. Capolavoro del Novecento, fu eseguito per la prima volta nel 1933 dallo stesso compositore, di cui oggi esiste una bella registrazione. Altrettanto di successo si può definire la performance di questa serata, in cui la solista dimostra sicurezza, bel suono ed energia. Il Concerto le si cuce addosso come un guanto, dimostrandosi assolutamente adatto al suo carisma: del resto un bravo partner come Stahmer-Ilgner – che affronta con destrezza la sua parte difficilissima e altamente virtuosistica – facilita non poco l’arduo compito. Per non parlare della Kremerata che, senza direttore, accompagna priva di incertezze e in modo equilibrato e profondo, come raramente si può sentire dal vivo.
Tutto fila liscio e l’ascoltatore è accompagnato quasi per mano tra i vari momenti, da quelli più cantabili ai più sfrenati – come il finale – sino alla chiusura di questo appuntamento, che vede coinvolto l’intero ensemble in una serie di pezzettini che Desyatnikov – compositore nato nel 1955 – ha scritto appositamente per Kremer e il suo gruppo. Sono piccoli quadretti dove si propongono stili diversi e “citazioni” famose (quale quella affidata al pianoforte che ripropone alcune riche del famigerato Metodo per principianti Hanon che, a ben vedere, potrebbe anche essere una parodia più raffinata del terzo tempo del Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra sempre di Schostakovich, chissà…). L’insieme è compatto e va vittorioso verso uno scroscio di applausi che ottiene come bis una versione per violino e orchestra – mentre l’originale sarebbe per violino e pianoforte – del meraviglioso Liebeslied di Kreisler che fa andare indietro con la memoria a un filmato in cui, un David Oistrach ventenne, lo eseguiva con altrettanta eleganza e sensibilità; che non sia, questo, un omaggio al suo inarrivabile Maestro?

Lo spettacolo è andato in scena:
Conservatorio G. Verdi

via Conservatorio, 12 – Milano
venerdì 10 febbraio, ore 21.00

L. v. Beethoven: Quartetto per archi n. 14 op. 131 (trascrizione per orchestra d’archi di Kremer e
Kissine)
D. Schostakovich: Concerto n.1 op. 35 per pianoforte e orchestra
L. Desyatnikov: Frammenti da The Target (2011, scritto per Gidon Kremer e l’anniversario della
Kremerata Baltica)

violino Gidon Kremer
pianoforte Anastassiya Dranchuk
tromba Clemens Stahmer-Ilgner
Kremerata Baltica

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