Diletto e rigore

Al Teatro Trastevere, Via Libera Al Teatro presenta con splendida lucidità Giganti, spettacolo liberamente tratto dall’ultima opera del drammaturgo siciliano, l’incompiuto I giganti della montagna.

Luigi Pirandello continua a essere, senza particolari dubbi, uno tra i più grandi maestri della storia, spietato interprete del post-moderno declino di ogni concezione forte del soggetto.
Con rappresentazioni in cui l’assenza di un senso stabile dell’esistenza funzionava da premessa per la costruzione di un suo significato autentico, Pirandello, infatti, si inserì perfettamente in quel clima di fuga degli déi e delle verità assolute dal mondo (occidentale) che rese l’essere umano orfano di ogni bussola capace di orientarne il cammino.

Aver dato forma scenica a una vera e propria drammaturgia del sospetto, della «verità come menzogna» (Paul Ricoeur), messo in crisi l’identificazione verità/certezza e bollato come alienante ogni fondazione metafisica – tanto positiva, quanto confessionale – della millenaria cultura occidentale, dunque l’aver aperto il baratro del vuoto a teatro portò Pirandello sì ad attraversare e superare il proprio tempo, a essere inattuale, ma, allo stesso tempo, contribuì a renderne difficile una restituzione contemporanea capace di rigenerarne il significato ai nostri giorni.

Pensare Pirandello oggi, onorarne la statura di classico della letteratura mondiale senza caderne vittima della imponente personalità, è pertanto una delle sfide più affascinanti per l’arte, talmente complessa da gestire che, su di essa, anche interpreti maturi e non epigoni come Roberto Latini non sono stati esenti dal mostrare crepe (I giganti della montagna).

Ed è proprio intorno alla questione del confronto che scopriamo il tesoro del Giganti inscenato al Teatro Trastevere di Roma dal gruppo storico del laboratorio permanente VLAT attivo dal 2011 all’interno dell’Officina Culturale di via Libera e, dal 2016, al Centro Aggregativo MaTeMù, ossia l’aver saputo formalizzare un omaggio fedele, ma non didascalico, del dramma pirandelliano (del quale, vista la celebrità, non entreremo nel merito della sinossi) in un allestimento contemporaneo scevro di sterile avanguardismo.

Con esperienza e mestiere, Antonio Sinisi, da un lato, organizza l’ambiente in cui agiscono gli interpreti in una modalità indefinita e a incastro dei piani d’azione che può essere interpretata canonica rispetto alle intenzioni originarie perché capace di mantere aperto l’abisso del vortice pirandelliano; dall’altro, pone al suo interno il susseguirsi dei diversi personaggi, con i rispettivi pensieri e stati d’animo, fondendone la stessa trasfigurazione scenica ed estetica con l’alternanza evocativa di immagini (dalla memoria), fantasie (dal passato) e concretezza (dal presente).

La solidità delle interpretazioni – che, per sincronismo e dedizione, presenza e gestione dello spazio, pur al netto di qualche comprensibile pausa, nulla avrebbero da invidare a quelle dei cosiddetti professionisti – riesce a sovrastrutturare senza soluzione di continuità i piani narrativi, nonché a eccedere dalla pura dimensione metateatrale, lasciando lo spettatore appeso a uno svolgimento in cui teatro e vita giocano a nascondino e polemizzano su chi sia, tra realtà e finzione, più o meno falso o concreto.

Giganti è allora la bella testimonianza di come un ensemble di diletto e di rigore sia riuscito a confrontarsi attivamente con un’opera mastodontica, composita e sfaccettata, sfoggiando non solo originalità e valore, ma, soprattutto, mantenendone chiaramente riconoscibili gli itenti originari.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Trastevere

10 e 11 giugno 2017, 21:00

Giganti
liberissimamente ispirato a I Giganti della Montagna di Luigi Pirandello
con Alessio Villari, Andrea Pezone, Antonio Ciaffone, Barbara D’amelio, Barbara Fameli, Cecilia De Angelis, Cristiana Trotta, Federica Fidaleo, Federico Paci, Gianroberto Cavalli, Maria De Ieso, Roberto Biocco
messa in scena Antonio Sinisi
produzione Vlat (Via Libera al Teatro)
foto di Luca Tommasini

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