Cantando per gioco

Al Teatro del Giglio di Lucca, va in scena una reinterpretazione del Furioso per la regia di Marco Baliani.

Seratina rilassata.
Si riconoscono due spettatori, in media: il sereno, che sa cosa aspettarsi; e l’annoiato, che smania per lo shock.
Giocando con Orlando è un’opera per gente serena. Nulla è richiesto al pubblico, né di ragionare, né di decifrare. Mai una volta sarà messo a repentaglio lo schema dei pensieri. Tutto procede esattamente come richiesto, ossia funzionale a ciò che si è promesso: giocare.
«Giocando con Orlando», dice Marco Baliani, «nasce da uno scherzo del caso. Mi trovavo ad Asti per la regia della stagione estiva del Furioso Orlando, ma quel giorno l’attrice non è riuscita a prendere l’aereo e le scenografie non sono partite da Napoli. […] Lì è nata l’idea di creare una nuova messinscena, con due attori soltanto».
E vediamoli, questi due attori.
Baliani, che di Giocando è anche drammaturgo e regista, recita la parte del direttore in scena. Voce che provoca, voce che irrita, è la silhouette di fondo che increspa la superficie. L’altro, Stefano Accorsi, è l’integerrimo interprete, che non sa vedere il fondo del bicchiere che tracanna. Il primo indaga, il secondo corre.
Incentrata sulla tematica della tenzone, l’opera è un susseguirsi di rime ariostesche rimbeccate. I due s’inseguono, si azzuffano e stropicciano a suon di metrica, rievocando il mondo giullaresco delle corti – il Ludovico autore che, per meritarsi il consenso, interpreta i suoi testi per il mecenate di turno. Ciò che manca è, in effetti, la verità dell’improvvisazione. Tutti noi, guardando, sappiamo fin da subito che costoro non agiscono sull’istante, ma seguono un copione minuzioso. Ciononostante, permane un senso di freschezza viva, poco impegnata, sostenuta da un’interpretazione che attinge al retaggio dei ruoli della Commedia dell’Arte. Come scritto, uno spettacolo rasserenante.
Concentrata sui soli nuclei principali del poema, la pièce pone l’accento sul contrasto tra i due amori, Orlando/Angelica e Ruggiero/Bradamante. Sempre attuale, la riflessione sociale è calcata sulla condizione femminile, ora oggetto di gretta, continua lussuria (Angelica); ora obbligata ad addossarsi pazienza, abnegazione e illimitato senso del perdono (Bradamante). Non c’è indulgenza nei ritratti sarcastici dei condottieri, dell’irresponsabilità di Ruggiero, più bambino che uomo, cui tutto è dovuto da una Bradamante costantemente tradita; di un Orlando morboso, amante-padrone abbruttito da un possesso che degenera nella furia. Evidenti le allusioni, persino dichiarate. Tale è il ruolo di Baliani, come già detto, una sorta di grillo parlante che il compagno cerca di mettere a tacere, onde preservare la cecità della fiaba.
Discoste dal filone principale, riflessioni di guerra, di fanti uccisi, adombrati dalle imprese di protagonisti spesso immeritevoli; e sul duello di Lampedusa, immancabile paragone di morte con le vicende attuali.
Con un alternarsi di comicità e tragicità leggere, senza pretese se non il gioco, l’opera di Baliani-Accorsi è l’ideale per quelle serate di pioggia infausta, o per un pubblico che chieda pure emozioni. Espressivo e alla buona, in determinati punti un po’ noioso a causa del ritmo lento e della carenza di stimoli visivi forti, Giocando con Orlando è un piacevole pezzo di teatro, che sa intrattenere, ma non aggiunge nulla di nuovo a un mondo dello spettacolo in pieno languore. Pecca a tratti di straparola, ad esempio nella lunga spiegazione di prologo, forse non così necessaria: perché informare il pubblico del progetto di rappresentare un Orlando radicale, anziché mostrarlo direttamente e dar modo allo spettatore di capirlo da sé?
Nella sua essenzialità la scenografia sa farsi valere, ostentando sul fondale i cavalli tragico-grotteschi di Mimmo Paladino, idoli sconfitti di una guerra che, in quanto tale, mai può dirsi vittoriosa. E se è vero che l’interruzione dell’opera a finale irrivelato cela l’invito a leggere il testo ariostesco, c’è da dire che l’intento è raggiunto. Spinto dalla curiosità di sapere, magari lo spettatore medio avrà realmente trovato asilo in qualche biblioteca, in qualche libreria economica.
O più probabilmente, avrà aperto Google.
Ciononostante, non possiamo che ringraziare per il tentativo.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro del Giglio

piazza del Giglio, 13/15 – Lucca
venerdì 17 e sabato 18 marzo, ore 21.00; domenica 19 marzo, ore 16.00

Giocando con Orlando
liberamente tratto da Orlando Furioso, di Ludovico Ariosto
adattamento teatrale e regia Marco Baliani
scene Mimmo Paladino
impianto scenico Daniele Spisa
costumi Alessandro Lai
luci Luca Barbati
con Stefano Accorsi e Marco Baliani
produzione Nuovo Teatro

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