La città nella città: viaggio in avanscoperta nel carcere

Cosa c’è oltre il muro, ma soprattutto chi c’è. Quali e quanti complessi individui sono appiattiti dietro un solo nome: carcerati.

Il carcere è come il collegio per i ragazzini indisciplinati. Suona come una minaccia, è il luogo simbolo della punizione e la sede d’elezione del castigo. La galera e il collegio, per molti, rimangono solo suoni di parole, come posti millantati e dissolti nei contorni indistinti tipici di una favola con la morale. Un po’ come il lupo cattivo ogni bambino se lo figura a modo suo, così il collegio e il carcere sono affidati all’immaginazione di ciascuno, ma chi sa come sono veramente? Solo chi è entrato in carcere o in collegio può sapere “come si sta dentro”, gli altri possono comprendere, non capire. Solo chi “è stato dentro” sa quanto sia controverso l’effetto che quell’ambiente ha sull’essere umano, quanto siano compositi e indissolubili i rapporti che lì si sviluppano, quanto spazio ci sia per sprofondare nella tristezza e quanto per assurgere alle più alte vette di soddisfazione personale. In uno spazio chiuso, limitato e incomprensibile ai più, fermentano e si sviluppano dinamiche relazionali, al tempo stesso, di inaudita comprensione reciproca e di puro odio, che solo calci, pugni, capelli tirati e insulti gridati possono estinguere.
Giorni scontati mette in scena tutto questo e apre uno squarcio: quattro donne con esperienze ed estrazioni sociali antitetiche, sono colte nella loro quotidiana, assurda convivenza. Maria Pia, Rosa, Viviana e Lucia sono persone risolute, private della loro intimità, costrette a mostrare debolezze, atteggiamenti smascherati da ogni tipo di contegno e affettazione, obbligate a condividire la loro fisicità, nei disagi psichici o nel rumore dell’urina che si riversa nel water. Niente si può nascondere, nulla si può mistificare e in questo spazio delimitato dove si annienta ogni preoccupazione di sistemarsi per “apparire” verso l’esterno, rimane tutto il tempo per scrutare dentro se stesse, con calma, senza fretta e senza pietà. Svanita l’apparenza, rimane l’essenza, e nell’accettazione consapevole della verità sta l’espiazione.
Le quattro donne e le loro storie sono un veicolo per raggiungere questo messaggio: non si può evadere da se stessi, né farla franca dal giudice incorruttibile che è la nostra coscienza.
Giorni scontati non lascia svanire la realtà del carcere nelle nebbie delle fiabe, ma permette di coglierne tutta la concretezza con uno sguardo dall’interno molto veritiero. Privo di luoghi comuni e con grande realismo lo spettacolo cerca di riprodurre la complessità dell’ambiente carcerario, nei suoi risvolti sia tragici che positivi. Come il film dei fratelli Taviani, Cesare deve morire, questa pièce scritta da Antonella Fattori e Daniela Scarlatti ha il merito di far luce su un argomento rimasto per troppo tempo al buio: la condizione dei detenuti, l’importanza delle situazioni individuali annegate nell’ingiustizia di una “legge uguale per tutti”, sono scandagliate e riproposte in modo puntuale e accattivante. La precisione delicata con cui si narrano ad alta voce i pensieri delle protagoniste o si riproducono i momenti cruciali, belli o difficili, della convivenza, è sintomatica della serietà scientifica con cui si sono indagate le situazioni riproposte. Le scene sono studiate e articolate con maestria e la recitazione di tutte le attrici è perfetta per stringere pian piano un cerchio sempre più claustrofobico intorno alla verità e trasmettere sul pubblico un impercettibile, ma inesorabile, senso di oppressione che solo la scena finale può far detonare.
Conoscere il vero volto della detenzione e lo stato in cui vivono ogni giorno più di settantamila esseri umani, solo in Italia, è un dovere. L’ignoranza non è più contemplata e i preconcetti non sono più tollerabili. Il carcere è un micro mondo complesso che non si esaurisce nei parametri di bello e brutto, buono e cattivo, giusto e ingiusto. Le quattro mura presidiate che delimitano il carcere nei centri delle città non sono sufficienti a stabilire una frattura insanabile fra chi sta dentro e chi sta fuori.
Giorni scontati apre uno squarcio. Non lasciamo che si richiuda.

Lo spettacolo continua:
Teatro dei Conciatori
via dei Conciatori, 5 – Roma
fino a domenica 16 dicembre, ore 21.00
(durata 2 ore circa)

Giorni scontati
di Antonella Fattori, Daniela Scarlatti
regia Luca De Bei
con Antonella Fattori, Giusy Frallonardo, Daniela Scarlatti, Lia Zinno

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