Giovanni Cacioppo allo Zelig di Milano promuove la comicità del fannullone, un personaggio che gli ha garantito nel corso degli anni un grande successo, sfruttando un punto di vista privilegiato: quello di chi, senza impegnarsi, riesce a evidenziare i limiti del sistema.

Quando l’uomo comune si mette al servizio della comicità, solitamente il risultato è quello di un miscuglio di cinismo e provvidenza che compensa il gap tra i ricchi e i fanfaroni della società moderna. Nel caso di Giovanni Cacioppo il quadro che si prefigura è quello disegnato dal più indolente degli uomini moderni che, senza vergognarsi della propria posizione, spende il proprio tempo nella pigrizia, seduto al bar. Con questa consapevolezza, inizia il monologo del comico siciliano che, per esplicare il concetto, inizia il suo spettacolo sistemando il microfono e mettendo in guardia il pubblico: «Come avete capito questa sera non ho voglia di lavorare». Un incipit che racconta non solo la tematica delle gag di Cacioppo, ma anche il personaggio comico rappresentato, un uomo a cui tutto scivola addosso – crisi, problemi sociali o origini meridionali – trasformando ogni difetto o presunto tale in un pregio da sbandierare con orgoglio.

Lo show del cabarettista di Gela, che ormai si esibisce con costanza da quasi quindici anni sia in televisione che a teatro, svaria però su molteplici argomenti e non si preoccupa delle conseguenze di ciò che analizza ma, come si fa al bar o dal parrucchiere, critica e stigmatizza solo per il gusto di farlo. Il personaggio al centro della scena che parla all’uditorio è l’uomo qualunque che si diverte a prendere in giro perché non ha di meglio da fare. Il punto di vista così diventa privilegiato: a tutti gli effetti il Giovanni Cacioppo del bar, critica e si diverte come vorremmo fare noi tutti, senza farsi troppo carico delle conseguenze, senza prendersela, ma solo perché in un bar, alla fine, bisogna pur parlare di qualcosa. Inoltre, lo stesso comico ci tiene a precisare che il locale in cui dialoga con i suoi amici immaginari, tutto il giorno e senza preoccuparsi di stipendi o mutui, è un bar del sud che si differenzia da quelli del nord per una serie di motivi tra cui, come si preoccupa di puntualizzare: «I bar del nord sono sempre vuoti fin dal mattino, quelli del sud invece si riempiono alla mattina e rimangono pieni fino a sera».

La “meridionalità” di Cacioppo è però diversa da quella portata in scena da alcuni suoi colleghi – quella caricaturale dell’origine – è uno stato che, mettendo in risalto un difetto: l’inerzia, esalta il pregio di vivere la vita con spensieratezza, cosa che – effettivamente – al nord nessuno riesce a fare. Perché lavorare quarant’anni della propria vita, con grandi sacrifici e sudore per poi trovarsi a godere in modo dimesso – magari con 800 euro al mese – quando ormai si è troppo vecchi per farlo? Da questo quesito, si articola una serie di riflessioni che, al termine di un ragionamento che sembra essere assurdo, porta lo spettatore a ridere e a pensare: “Però ha ragione lui!”.

Le battute magari non avranno la genialità assoluta nel testo, ma fanno ridere fragorosamente perché prendono spunto da una realtà amara e la trasformano nella più spassosa delle barzellette. Caro Cacioppo, complimenti, il prossimo caffè lo offriamo noi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Zelig
viale Monza 140 – Milano
venerdì 14 e sabato 15 maggio
Giovanni Cacioppo

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