Prima dell’alba

Al Teatro Quirino di Roma il Royal Czech Ballet porta in scena la Giselle, traducendone le dolorose tematiche in un allestimento asciutto e minimale, che il pubblico accoglie con calore.

Due giovani innamorati, una promessa di matrimonio che ne condanna le sorti, una distanza sociale incolmabile e un sentimento che sopravvive alla vita stessa. Sono questi gli ingredienti perfetti che garantiscono eterno successo a Giselle, opera straordinariamente rappresentativa del movimento romantico cui appartiene. A centosettant’anni dalla prima esibizione, gli intenti che l’hanno generata pulsano ancora vigorosi e solenni sul palco, e concedono ristoro all’immaginario dello spettatore moderno – definitivamente compromesso dai orridi cliché sentimentali somministrati senza posa dall’industria televisiva e cinematografica.

L’amore della contadina Giselle e del principe Albrecht sboccia con la semplicità dei fiori, felicemente ignari del campo che li accoglie. Ma l’idillio dura poco, giacché l’intervento inopportuno e malevolo di uno spasimante di lei svela pubblicamente l’identità del giovane – fino a quel momento travestito da villano – e le sue nozze imminenti con una nobildonna. Giselle, trasfigurata dal dolore, tralascia allora i passi leggiadri della credulità ingenua e prende le movenze scomposte della follia e dello spasimo. La splendida interpretazione di Nadejda Scepaciova trova qui uno dei suoi momenti più alti: il volto e il corpo animano con incantevole coerenza lo smarrimento della protagonista e il suo precipitare rovinoso nell’abbandono di sé e nella morte.

Il secondo atto regala istanti di magica intensità: qui è Vladimir Statnii – il principe Albrecht – a superare se stesso, comunicando con passione vera lo struggimento dell’innamorato divorato dal rimorso. Nel pas de deux eseguito da lui e Giselle, ora trasformatasi in villi – nella mitologia slava è la creatura fiabesca che rappresenta l’anima di una giovane donna morta prima del matrimonio – l’opera raggiunge il culmine del romanticismo, e lo spettatore assiste incantato all’impossibile ricongiungimento dei due al di là del mondo terreno, dove l’amore può regnare indisturbato e perfetto.

Tutto si compie secondo il libretto del francese Théophile Gautier: le villi della foresta coinvolgono il principe in una danza vorticosa, per condurlo allo stremo delle forze e alla morte, e vendicare così le sorti infelici della loro compagna. Giselle, però, lo salva, sostenendolo per tutta la notte: l’alba lo sorprende quindi sfinito e solo, poiché al mattino le villi sono destinate a svanire, e con loro l’anima della fanciulla, che da ora sarà viva e presente solo nel cuore dell’amato.

Un allestimento, questo, vigoroso pur nella sua essenzialità, il cui esito risulta penalizzato in parte dall’assenza dell’orchestra e dallo spazio scenico oggettivamente ridotto che lo ospita: di questo soprattutto risentono le scene corali, che patiscono talvolta una certa disparità nell’esecuzione dei passi in virtù della preoccupazione verosimile di non poterli agire in tutta l’ampiezza desiderata.

Intuizioni minime rispetto allo charme indiscutibile dell’opera: la Royal Czech Ballet – forte delle nazionalità e delle esperienze eterogenee che raccoglie – porta in scena una Giselle splendida e vitale, che convince il pubblico e lo commuove, e riceve in cambio un plauso giusto e accorato.

Lo spettacolo continua:
Teatro Quirino
via delle Vergini, 7 – Roma
fino a domenica 8 maggio
orari: dal martedì al sabato ore 20.45; domenica ore 16.45; giovedì 28, mercoledì 4 e sabato 7 maggio ore 16.45
(durata 2 ore e un quarto intervallo incluso)

Accademia Ucraina di Balletto presenta:
Giselle
libretto di Théophile Gautier
musiche Adolphe Adam
coreografie Alexandru Frunza
con il Royal Czech Ballet,
primi ballerini Nadejda Scepaciova e Vladimir Statnii

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