L’ombelico del mondo

Spettacolo dai due volti, Giù torna in Italia in occasione di ERA, festival organizzato dalla Fondazione Pontedera Teatro, in collaborazione con Era dei Libri e Spazio NU, uno spettacolo che arriva in Italia dopo la recente tournée francese.

Una scenografia essenzializzata in un grande sanitario quale metafora della condizione generazionale contemporanea e cifra tanto del fallimento progettuale dei padri nei confronti del presente quanto dell’incapacità pragmatica dei figli di andare incontro al futuro.

Qattro protagonisti in dialogo serrato, le cui dinamiche verbali e gestuali – prolisse e reiterate – testimoniano piacevolmente irriducibili radici siciliane, percepibili ben oltre la semplice inflessione dialettale.

Un colpo di scena improvviso, che fa virare il registro interpretativo da una dimensione prevalentemente comica a una drammatica, pur mantenendo costante la comune sottotraccia di un grottesco che tende a sprofondare nel non-senso beckettiano.

Sono questi alcuni dei diversi, interessanti, spunti dell’ultimo lavoro della pluripremiata Compagnia Scimone Sframeli, Giù, allestimento sull’impossibile prospettiva d’uscita rispetto a un intollerabile fuori  (l’esistenza intesa letteralmente come ex-sistere, “essere fuori da”) di idee «che potevano uscire solo dal cesso».

Sul palco del Teatro ERA si assiste allora alla rappresentazione di un oggi disperato, del disastroso esito di azioni non compiute («Quando ho chiesto aiuto», dice il Figlio – Spiro Scimone – al Padre – Gianluca Cesale – «mi è arrivato lo scarico») e di responsabilità mai prese (ammette il Figlio: «Ora non voglio tornare fuori, qua non devo più pensare al mio futuro»), alla messinscena dell’urgente richiesta di tornare a occuparsi degli altri (quasi a parafrasare la celebre affermazione contenuta in A porte chiuse di Jean Paul Sartre, “L’inferno sono gli altri”) e della denuncia, chiara e semplice, dell’ignoranza come male morale.

Testi, quest’ultima, esemplarmente espressa dalla figura di Don Carlo (Francesco Sframeli) mentre esorta il Sacrestano (Salvatore Arena) ad avere il coraggio di ribellarsi, svelando così – in maniera paradigmatica – un uomo che teme la verità (umana) piuttosto che la Verità (divina). Un uomo che, dopo aver ammesso di bestemmiare controvoglia («Solo quando non si trova la carta igienica»), di fronte al miagolio inquisitorio del “compagno di cesso”, rimembranza degli abusi subiti in giovane età da parte di Padre Sergio, di cui Don Carlo era da sempre perfettamente a conoscenza, non potrà che confessare la colpevolezza del proprio silenzio («Tacevo perché facevo schifo»).

Uno spettacolo che, proprio per la tematica sfaccettata, risulta ben più complesso di quanto non possa apparire in prima istanza, al di là della (semplicistica) distinzione in due “parti”. Tuttavia, proprio lo stacco, troppo netto, tra i due registri esibisce il principale punto debole della pièce, rispetto al quale anche la regia, non riuscendo a superare l’impressione di una eccessiva staticità (espediente pur funzionale all’idea di offrire uno sviluppo a-temporale della storia, tra l’altro giustamente dosato su una durata non eccessiva – circa un’ora – della stessa), mostra alla fine il fiato corto.

Sbavature non di secondo piano che, se allontanano Giù dal livello di produzioni come Nunzio (opera prima dalla quale Sframeli e Scimone hanno tratto Due amici, film vincitore del Leone d’Oro come miglior opera prima alla 59ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 2002), Pali o Il cortile (entrambi premiati con l’Ubu – Nuovo testo italiano), non inficiano – in termini assoluti – la godibilità di un lavoro in grado (pur con qualche ingenuità) di far volgere lo “sguardo” verso l’abisso (interiore e materiale) della condizione attuale dell’esistenza.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Era di Pontedera
martedì 16 ottobre, ore 21.00

Giù
di Spiro Scimone
con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Salvatore Arena
regia Francesco Sframeli
scena Lino Fiorito
disegno e luci Beatrice Ficalbi
regista assistente Roberto Bonaventura
foto di scena Andrea Coclite
direttore tecnico Santo Pinizzotto
amministrazione Giovanni Scimone
organizzazione Cadmo Associazione – Roma
produzione Compagnia Scimone Sframeli, Festival Delle Colline Torinesi, Théâtre Garonne Toulouse

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