Sulle ali della libertà

Nel Teatro della Casa Circondariale di Rebibbia i detenuti della sezione di Alta Sicurezza mettono in scena una prova aperta del Giulio Cesare di Shakespeare, sulla scia del successo della docufiction Cesare deve morire dei fratelli Taviani

In carcere il teatro ha il sapore della libertà, del riscatto, della ricerca del contatto con il mondo che c’è fuori. Così anche Shakespeare sembra più attuale, se si enfatizzano quei sentimenti universali e senza tempo come desiderio di giustizia, vendetta, lealtà, onore, tradimento.
Nel teatro della Casa circondariale di Rebibbia i detenuti della sezione G12 di Alta sicurezza hanno messo in scena una prova aperta di Giulio Cesare a Rebibbia con adattamento e regia di Fabio Cavalli, sulla scia del successo della docufiction Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani, che ha seguito i laboratori teatrali all’interno del carcere ed è in lizza per i Nastri d’argento. Gli attori sono quasi tutti gli stessi: alcune sostituzioni sono state necessarie perché alcuni sono tornati in libertà o perché si sono guadagnati un permesso-lavoro.
In scena i momenti salienti dell’opera shakespeariana: dal rifiuto della corona da parte di Cesare al tradimento di Bruto e Cassio, dalla preparazione del complotto all’uccisione di Cesare. Non si tratta della riproposizione del film dei Taviani, di cui mancano alcune scene che saranno raprpesentate interamente in un altro spettacolo dopo la pausa estiva.
Sul palco i detenuti-attori portano le loro radici personali: ognuno, infatti, ha la libertà di usare il proprio dialetto e così Cassio (Giacomo Silvano) e Bruto (Antonio Frasca) si fronteggiano con intonazioni napoletane. La scenografia è spoglia e sobria, sottolineata abilmente dall’uso delle luci. La recitazione è appassionata ed emozionata. Il personaggio di Giulio Cesare (Giovanni Arcuri) appare in tutta la sua umanità, con le sue paure e le sue incertezze. Ben delineati anche i personaggi di Bruto, Cassio e Marco Antonio (Juan Dario Bonetti), in un teso testa a testa fatto di fiducia e sospetto, amicizia e onore, tradimento e desiderio di vendetta, aspirazioni personali e bene di Roma. Si scontrano varie forme di potere: da una parte quello accentrato nelle mani di uno, se non di pochi, contro il potere utopistico dei più. È così rispettata l’interpretazione che Shakespeare diede di quei fatti storici.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro della Casa Circondariale di Rebibbia
via Majetti, Roma
lunedì 18 giugno, ore 15.00

Giulio Cesare a Rebibbia
tratto da Giulio Cesare di William Shakespeare
adattamento e regia Fabio Cavalli
con Giovanni Arcuri, Antonio Frasca, Giacomo Silvano, Juan Dario Bonetti, Francesco De Masi, Vittorio Parrella, Bruno Esposito, Leonardo Ligorio, Vincenzo Gallo, Francesco Carusone, Antonio Giannone, Carmine Rispoli, Roberto Letizia, Gerardo Donadio, Angelo Moscato, Giancarlo Polifroni, Alessandro De Fronzo, Gennaro D’Orto, Antonio Dragone, Giuseppe Perrone, Bardhi Alban, Daniela Marazita
musica Franco Moretti
direzione artistica Laura Andreini Salerno

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