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terni festival 2015Romeo Castellucci, Teatro Sotterraneo e Valentino Mannias, al Terni Festival, con tre alternative proposte di drammaturgia italiana contemporanea.

Al Terni Festival capita anche di imbattersi in quello che potrebbe apparentemente sembrare street theatre. Nel piazzale di fronte al Caos, qualcuno con un megafono richiama l’attenzione dei passanti: si sta per raccontare una storia. Non si sa esattamente cosa aspettarsi e l’effetto di meraviglia è proprio per questo ancora più potente. Valentino Mannias, recente vincitore del Premio Hystrio alla Vocazione 2015, insieme a Luca Spanu e Giaime Mannias, arriva in Umbria dalla Sardegna con una storia vera, quella raccontata dalla nonna dello stesso Valentino «affinché sposassi la persona giusta». I tre talentuosi giovani mettono in campo uno spettacolo che è sulla vita e che mostra l’Arte nel senso più nobile del termine: polistrumentisti, sanno cantare con voci stupende e tecnicamente ineccepibili, nonché recitare cogliendo l’essenza propria del teatro, ovvero la comunione delle emozioni.
La vicenda di Giovanna detta anche Primavera pizzica le corde più intime e autentiche dello spettatore, anche dei più piccoli, con una storia privata che parla dei tempi della guerra, quando Giovanna si innamorò di Paolo, un conterraneo costretto a vestire i panni del soldato e partire per la guerra, mandando così in fumo ogni progetto di felicità. L’ufficiale napoletano Carlo, conosciuto nel frattempo, e il ritorno di Paolo metteranno, però, ulteriormente in crisi la situazione, trasfigurando lo scontro fino a essere un duello fra «la vita e la morte».

Se la storia è privata, il messaggio assume connotati tanto universali quanto personali. E facendo riferimento a quella comunione che – a parere di chi scrive – rappresenta al meglio la specificità di questa rispetto alle altre forme d’arte (come il cinema), Giovanna detta anche Primavera assume una valenza intersoggettiva. Lo fa perché tocca la profonda sensibilità dello spettatore in virtù di un linguaggio (sardo, napoletano o inglese non importa) la cui musicalità giunge ben oltre la mera dimensione comunicativa, riuscendo ad attivare l’immaginazione e a offrire una partecipazione emotiva spontaneamente condivisa con e tra tutti gli astanti attraverso una sublime padronanza della tecnica scenica.
Ed è esattamente in questo che sono riusciti i nostri tre artisti con quello presentato come studio, ma già  in grado di porre in completo secondo piano altre esperienze artistiche, le quali, perso l’originario vigore avanguardistico, stanno lentamente scadendo verso un arido e autoreferenziale intellettualismo. È il caso della rilettura del Giulio Cesare di Romeo Castellucci, visto all’interno di Terni Festival nel sontuoso spazio underground del Centro Multimediale, un allestimento piegato alla ricerca di uno sterile, forzato e compulsivo sperimentalismo linguistico e formale – dalla «telecamera endoscopica nella cavità nasale fino alla glottide» di ..vskij all’orazione di Marco Antonio pronunciata da un attore laringectomizzato – di conseguenza svuotato di ogni componente emotiva e reale interesse culturale.

Di alta fattura e senso, nella sua apparente minore pretesa drammaturgica, l’ultimo spettacolo cui assistiamo in questa decima edizione del Festival internazionale della creazione contemporanea è Be normal – Daimon Project, ironica e dissacrante ricostruzione del rapporto dell’artista con l’arte di Teatro Sotterraneo, giovane compagnia che, come scriveva la nostra Simona Frigerio, «sperimenta nuove strade e ridà linfa a un teatro troppo spesso da gerontocomio» (dalla recensione di War Now). Un riferimento che Sara Bonaventura e Claudio Cirri, non a caso, giungono a rappresentare attraverso le sagome della regina Elisabetta, di Hugh Hefner (Playboy), Paperon de’ Paperoni e l’anziano medio Mario Rossi esposte al lancio delle palline del pubblico.

Interpretazioni consistenti nella loro leggerezza, un sapiente coinvolgimento del pubblico, la capacità di materializzare e ridicolizzare gli stereotipi di chi considera quello dell’artista un vacuo divertissement («Certo, teatro – ma di lavoro?»), una pervasiva e surreale ironia (dal colloquio di lavoro con la Mafia all’amorevole figlia dei tempi moderni che non si accorge di accudire una madre ormai scheletrica, passando per il tentativo di eliminazione fisica del competitor Gianni Farina di Menoventi) vanno a comporre livelli drammaturgici di assoluto livello, perché figli di una grande padronanza e presenza scenica, oltre che di profonda consapevolezza artistica, cui, giustamente, il pubblico ha tributato un applauso lungo e meritato.

Tutti gli spettacoli del TerniFestival

Lo spettacolo è andato in scena
Studio 1 Caos

18 settembre 2015, ore 22:30

Be normal – Daimon Project
concept e regia Teatro Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri
scrittura Daniele Villa
luci Marco Santambrogio
consulenza costumi Laura Dondoli, Sofia Vannini
oggettistica Cleto Matteotti, Eva Sgro’
grafica Massimiliano Mati
disegni Claudio Fucile
produzione Teatro Sotterraneo
coproduzione Associazione Teatrale Pistoiese, Centrale Fies
sostegno al progetto BE Festival (Birmingham), Opera Estate Festival Veneto, Regione Toscana
residenze Centrale Fies, Associazione Teatrale Pistoiese, Warwick Arts Centre

Giovanna detta anche Primavera
studio
di Valentino Mannias
con Valentino Mannias, Luca Spanu, Giaime Mannias
produzione Sardegna teatro con il sostegno della Rete #giovanidee

Giulio Cesare – Pezzi Staccati
Intervento drammatico su W. Shakespeare
ideazione e regia Romeo Castellucci
con Gianni Plazzi, Dalmazio Masini, Simone Toni
assistenza alla messa in scena Silvano Voltolina
tecnica Stefano Carboni
produzione Benedetta Briglia, Cosetta Nicolini
produzione Socìetas Raffaello Sanzio
nel quadro di e la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale
progetto speciale della Città di Bologna 2014 a cura di Piersandra Di Matteo
45 minuti

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