Al Teatro Carcano, un Mario Pirovano mattatore sulle orme di Dario Fo.

Prova da grande attore per Mario Pirovano che, nei panni di Johan Padan, fa rinascere dopo alcuni anni la commedia scritta da Dario Fo nel 1992, esattamente cinquecento anni dopo la descoverta de le Americhe. L’obiettivo, però, è narrare “l’altra” storia, come preannuncia lo stesso Pirovano nel lungo prologo dello spettacolo, mostrando come la scoperta del nuovo continente è stata, invece, una vera e propria conquista e la più grande carneficina della storia dell’umanità.

Johan Padan è un paesano del Nord che, per sfuggire alla Santa Inquisizione – ‹‹perché poi la chiamano Santa non l’ho mai capito›, dice – si imbarca su una nave diretta a Siviglia e da qui parte insieme ai marinai di Colombo verso le Indie. Dopo un lungo viaggio comico nella stiva della nave in compagnia di maiali incontinenti, un primo sbarco e un seguente naufragio, si salva raggiungendo a nuoto – incredibilmente “a bordo” proprio di uno di quei maiali della nave – una terra abitata da una popolazione di indigeni guidati da uno sciamano. Qui Johan Padan riuscirà farsi rispettare e a guidare gli indios contro i conquistatori.

L’interpretazione di Pirovano è semplicemente eccezionale. Non è appoggiata – e forse è un peccato – né da scenografie né da note musicali o da effetti di luce. La parola e la mimica sono sufficienti per evocare nuovi mondi, immaginare personaggi e inventare qualsiasi situazione. Si ride molto e l’utilizzo del dialetto lombardo non può che amplificare il divertimento. Ma Pirovano è capace di farsi talvolta serio e convogliare l’attenzione dello spettatore sulle parole di critica alla guerra e alla religione. A fianco dell’umorismo e dell’ilarità, infatti, c’è spazio per riflettere su alcune grandi ipocrisie della storia dell’uomo. La conquista che diventa una scoperta, la guerra che diventa un’azione di pace, i “bravi cattolichi” che bruciano i propri simili per il loro bene, liberando la loro anima dalla corruzione del corpo. Il momento più significativo è forse il momento dell’incontro di due culture diverse, in cui Johan Padan spiega brevemente agli indios la dottrina cattolica, giocando sui paradossi della fede, mettendone in luce le assurdità, ma sempre rispettandole. Forte la critica verso tutti coloro che abusano del potere ecclesiastico di cui dispongono.

Johan Padan a la descoverta de le Americhe porta alla ribalta il mondo dei poveri, dei deboli, degli indifesi, degli emarginati. Ma, a differenza di tanti testi, spettacoli o film incentrati sulla sconfitta dei più deboli, in questo caso la loro sorte è diversa. Gli indigeni, infatti, affidandosi a un uomo in cui credono – per loro Johan diventa un Dio – trovano la forza per opporsi ai conquistatori e scacciarli dalla Florida, mostrando come le situazioni possano essere ribaltate e come sia possibile una vita migliore.

Ulteriore prova di genio del premio Nobel Dario Fo, autore di un testo eccezionale, dai ritmi frenetici, senza pause, ironico e critico, leggero e profondo.

Dario Fo e Mario Pirovano uniscono il divertimento alla riflessione, quanto di più il teatro possa proporre.

Lo spettacolo e’ andato in scena:
Teatro Carcano

Corso di Porta Romana, 63
fino a domenica 10 ottobre ore 15.30

Teatro Mancinelli Orvieto presenta
Mario Pirovano in
Johan Padan a la descoverta de le Americhe
testo e regia di Dario Fo

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