Innamorati, sempre di più

Dopo il fortunato debutto a marzo 2014, torna sul palcoscenico del Teatro Franco Parenti Gli innamorati di Carlo Goldoni per la regia di Andrée Ruth Shammah.

Gl’Innamorati è una commedia scritta da Goldoni nel 1759 a Bologna, di ritorno da un viaggio a Roma. E proprio a Roma – «paese in cui il clima riscalda il cuore e le menti più in che qualunque altro luogo» – Goldoni trova le sue ispirazioni, in figure reali. I personaggi sono brillantemente verosimili e i dialoghi come rubati nei cortili di una scuola superiore.
Entriamo nella sala grande del Teatro Franco Parenti. Il palcoscenico è nudo, un tappeto copre la parte centrale del pavimento e quattro lumi pendono da un soffitto che non c’è. Sembra ancora in costruzione. Due relle fanno da cornice a questo disadorno quadretto, definendo la vacuità e il biancore della scena. C’è chiacchiericcio in sala e non ci si accorge che lo spettacolo inizia. Le luci sono ancora accese che gli attori iniziano a parlare. Gli Innamorati comincia.
Due ore, poco meno, di tormento amoroso. Incessante. Un tira e molla senza fine, senza fiato, senza speranza. Fino alla fine c’è sempre una parvenza di dubbio, di gelosia, di insicurezza. Si mangia insieme la mela della passione, è presumibile, e poi si sguaina un coltello. Risolini e abbracci da quindicenni e poi insulti e minacce di abbandono. Ma non succede mai. Fulgenzio torna sempre, sempre più innamorato. Comprensivo nei confronti della sua amante perché capisce che «l’eccesso di gelosia della sua Eugenia è dovuto a un eccesso d’amore». Gelosia nei confronti della cognata Clorinda, sorta senza motivo apparente, che poveretta aspetta sola il ritorno del marito. E come in tutte le storie d’amore che si rispettino, la gelosia di uno fa partorire la gelosia dell’altro.
Ovviamente dopo aver rischiato il matrimonio con il conte Roberto, Eugenia sposa il Fulgenzio ritornato. Accompagnati dal sarcasmo dell’avvocato Ridolfo: «non c’è niente come un matrimonio per spegnere ogni passione».
A questo punto Eugenia chiede l’applauso a coloro che, almeno in parte, hanno condiviso e vissuto la loro storia. E tutti applaudono. Perché, è vero che lo spettacolo è lungo e spesso noioso, ma la vita funziona così, le Storie d’Amore funzionano così. Tormenti, litigi, pianti, a volte finti, minacce di andarsene via per sempre e poi tornare. D’un tratto di nuovo Lei, la passione che chiama, la vista dell’altro è irresistibile e la lontananza della propria metà diventa un colpo al cuore. E si fa pace, ripensando al perché della litigata e non trovandone il motivo. Semplice e terribile. Ma la storia non c’è e si fatica a riassumerla organicamente.
Gli attori perfetti. Marina Rocco è l’Innamorata per eccellenza. Il suo candore adolescenziale, i suoi capricci e i suoi sbalzi d’umore, insieme ovviamente agli impeccabili battibecchi con Matteo De Blasio, hanno animato scene che forse potevano essere tagliate. Si avverte la decisa regia di Andrée Ruth Shammah. Le luci e il componimento scenico, i costumi e le musiche, tutto senza nei. Forse c’è ancora margine per un ulteriore rinnovo.

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino a domenica 7 dicembre 2014
orario: lunedì chiuso – martedì 20.30 – mercoledì e venerdì 19.15 – giovedì e sabato 21.30 – domenica 15.30

Gli Innamorati 
di Carlo Goldoni
regia Andrée Ruth Shammah
con Marina Rocco e Matteo De Blasio, Roberto Laureri, Elena Lietti, Alberto Mancioppi, Silvia Giulia Mendola, Umberto Petranca, Andrea Soffiantini
scene e costumi Gian Maurizio Fercioni
luci Gigi Saccomandi
musiche Michele Tadini
drammaturgia Vitaliano Trevisan
collaborazione a scene e costumi Angela Alfano
regista assistente Fabio Cherstich – assistente allo spettacolo Diletta Ferruzzi
direttore dell’allestimento Alberto Accalai – direttore di scena Marco Pirola – elettricista Lorenzo Giuggioli – fonico Davide Marletta – sarta Simona Dondoni
foto di scena Fabio Artese
Scene realizzate dal Laboratorio F.M. Scenografie
Produzione Teatro Franco Parenti

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