Il grande viaggio della vita

teatro-dell-orologio-romaAl Teatro dell’Orologio va in scena Gli uccelli migratori, terzo atto della monografia dedicata a Teatrodilina.

Il tema della maternità è un argomento capace di dividere con manichea e clamorosa radicalità. Tra le opposizioni più sorprendenti, che si manifesta solamente tra esseri umani, troviamo quella tra Marte e Venere, ovvero tra parti direttamente chiamate in causa nel dare luce a nuova vita e considerate pianeti diversi

Se nel mondo animale, infatti, la tensione alla genitorialità assume i contorni netti e precisi – ma non esclusivi (come ricordato dall’ibis che «voleva stare da solo») – della continuità della specie, nel caso di uomo e donna – senza volersi riferire all’attuale discussione tra generi – essa rientra in una più generale dialettica culturale troppo spesso e con troppa foga strappata dall’alveo dell’intimità e consegnata al dibattito pubblico.

Tale dialettica che contrappone, divide, lacera e non volge necessariamente a spontanea sintesi (il crescere e lo stare insieme) rappresenta il tema fondamentale dell’ultimo spettacolo di Teatrodilina, Gli uccelli migratori, nato in residenza al Teatro dell’Orologio e momento conclusivo di una trilogia iniziata con Le Vacanze dei Signori Lagonìa e proseguita con Banane.

Gli uccelli migratori racconta – con il tipico incedere tra il narrativo e il poetico della compagnia – la storia di una giovane ragazza (Anna Bellato) la cui nascita della propria figlia è in ritardo di una settimana. A circondarla, in un senso scenicamente letterale, saranno tre uomini, rispettivamente Mariano Pirrello, Francesco Colella e Leonardo Maddalena: il fratello – insegnante, scrittore inconcludente e programmatore fallito; il padre della figlia – amante di una notte, uomo concreto e razionale, posto di fronte all’ultima occasione per combinare qualcosa di buono; l’ornitologo che parla con gli uccelli. L’attesa della nascitura, gli incroci sentimentali e la scomparsa dell’uccello migratore attiveranno dinamiche all’interno di una scenografia efficace nel presentare con estrema semplicità gli interni casa e gli esterni della pineta, mentre i ricordi, la ricerca della felicità e una quasi pirandelliana  incomunicabilità, vissuta come solitudine esistenziale, ambiranno a tratteggiare personalità dai contorni psicologici chiari nell’essere tremolanti.

Ma se la storia della protagonista si colora di quel mistero probabilmene insondabile a chi del parto non avrà mai il fardello e il dono, l’allestimento de Gli uccelli migratori offre con grande merito drammaturgico una non scontata e interessante duplicità di prospettiva.

La maternità non voluta, la presenza di uomini di buone intenzioni, diversi nei ruoli ma comuni nel dare consigli inopportuni perché invasivi, disegnano con spessore l’atmosfera di angoscia di una futura madre, che la delicata interpretazione della Bellato ben restituisce in voglie che irrazionali possono apparire unicamente a occhio maschile e accanto alle quali si palesano uomini fondamentalmente e diversamente inadeguati. Dal pressante fratello all’ex amante respinto, solo l’ornitologo Gerry sembrerebbe, infatti, svolgere un ruolo autenticamente positivo e rappresentare un barlume di accoglienza e comprensione, prima di naufragare anch’egli nel tentativo di dare la giusta esortazione.

Tutti si ritroveranno come migratori smarriti, accomunati dalla drammatica ricerca di qualcosa di solido e reale, di una «bussola» capace di dare senso e direzione a una vita vissuta solitaria nella moltitudine, «dalla paura che hanno gli uccelli la prima volta che volano», parua superata solo nel finale e con audace ottimismo dalla istintiva consapevolezza che tutto andrà bene. Un parallelismo con la condizione volatile richiamata dal titolo, tuttavia, ancorato quasi totalmente alle ottime prove attoriali e che la regia rischia di rendere con fare a tratti ridondante e didascalico, complice un testo vagamente prolisso e non sempre capace di utilizzare la suggestione di scenografie essenziali e dal bel protagonismo.

Sbavature, ipotizziamo, ampiamente superabili con la maturità di uno spettacolo che lascia già chiaramente intravedere le proprie potenzialità.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro dell’Orologio
dal 12 al 15 novembre 2015
dal giovedì al sabato ore 21.30 – domenica ore 18.30

Prima nazionale
Gli uccelli migratori
scritto da Francesco Lagi
con Anna Bellato, Francesco Colella, Leonardo Maddalena, Mariano Pirrello
regia Francesco Lagi
produzione Teatrodilina, Progetto Goldstein

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