Omaggio a Brodskij e all’Italia

La prima regia teatrale del regista russo Aleksandr Sokurov, alla Triennale di Milano.

Aleksander Sokurov, il geniale regista di Arca Russa (un unico lungo piano sequenza girato nel museo dell’Ermitage di San Pietroburgo) per il suo debutto teatrale ha scelto di lavorare sulle parole di Joseph Brodskij, il grande poeta russo (premio Nobel 1987) vissuto in esilio negli Stati Uniti. È partito da Marmi, uno dei due testi teatrali di Brodskij (l’altro è Democrazia), lo ha liberamente interpretato, mescolandolo con altri scritti del poeta, e se n’è appropriato con determinazione: Go.Go.Go, alludendo al cammino autodistruttivo dell’uomo/animale, s’inserisce nel personalissimo discorso dell’artista Sokurov sulla crisi dell’umanesimo occidentale, sulla società di massa, sull’Italia e, naturalmente, sul cinema.
Marmi di Brodskij metteva in scena due prigionieri rinchiusi in una “enorme torre d’acciaio, alta circa un chilometro” nel secondo secolo dopo la nostra era: elementi di tecnologia avanzata si confondono con reperti della classicità: Tullio, romano, legge e cita Orazio, Properzio ed Ovidio, mentre Publio è un barbaro dagli appetiti elementari. Due diseredati post-beckettiani, trattati con leggerezza e ironia.
Sokurov trasporta invece i loro dialoghi in una frequentata piazzetta romana, dove viene proiettato di scorcio un film di Federico Fellini, che, guarda caso, è proprio Roma, e trasforma i due protagonisti in uomini-ratto, (Max Malatesta e Michelangelo Dalisi, molto bravi a tradurre fisicamente la loro doppia natura umana e topesca). Al centro un’edicola sormontata da una divinità pagana, che contiene una grande forma di formaggio. Ovviamente Tullio e Publio ne sono irresistibilmente attratti, e quando la tentazione prende il sopravvento, l’edicola si rivela una trappola mortale: morranno e i loro cadaveri saranno portati via dentro anonimi sacchi di plastica. Nella piazza turisti, camerieri, netturbini, ma anche Federico Fellini e Anna Magnani (Olivia Magnani, nipote della celebre attrice, che ripete dal vivo la celebre battuta, con cui si chiuse la carriera cinematografica di Nannarella: “a Federì, va a dormì…”) e soprattutto un doppio del poeta (Elia Schilton, efficacissimo), che ci fa riflettere sul potere della poesia e controbilancia la visione drammatica e pessimistica della storia con parole di speranza.
Go.Go.Go è stato pensato per l’Olimpico di Vicenza, il teatro di Andrea Palladio, dove ha debuttato il 28 settembre, dialogando con la scena fissa di Vincenzo Scamozzi e i suoi illusionistici tagli prospettici. A Milano, dove lo abbiamo visto, la scenografa Margherita Palli ha dovuto riallestirlo in un altro contesto architettonico: al classicismo palladiano si sostituisce lo spazio vuoto e capiente del palcoscenico del Teatro dell’Arte di Giovanni Muzio, in cui un gioco di proiezioni ci mostra la facciata di un palazzo monumentale.
Nel presentare questa regia Sokurov dichiara di non aver voluto costruire uno spettacolo “cristallizzato” bensì uno “spettacolo-istallazione, la creazione di un affresco”. Di fatto Sokurov, scegliendo la Capitale, sembra condividere quello che affermava Jorge Luis Borges in un’intervista ad Alberto Arbasino: “Roma è sempre l’Impero Romano, che continua sotto altri nomi”, ma purtroppo cade negli inevitabili luoghi comuni sull’Italia: in queste operazioni purtroppo il kitsch folclorico sta sempre in agguato, non diversamente da quel che accadeva nelle Fiabe italiane di Italo Calvino messe in scena da John Turturro.
Più interessante invece la realizzazione di un’atmosfera teatrale senza climax: sui palazzi romani scivola una cascata di glicini, il suono digitale di una playstation si ripete sempre uguale, la scena sembra quasi un acquario. Questa sorta di rallentamento, questa creazione di un tempo fermo ci ha ricordato una bellissima regia di Klaus Michael Grüber, Splendid’s di Jean Genet, in cui si generava la stessa atmosfera: sette gangster si muovevano come pesci rossi nella scenografia di Eduardo Arroyo, claustrofobica come una boccia di vetro.
Nella piazzetta di Sokurov e della nostra Palli la contemporaneità si mescola con il passato, gli uomini e i ratti si mescolano, le identità si confondono, la danza della vita chiede all’occhio dello spettatore la mobilità di una steadycam, ma la cattiva e scoperta amplificazione delle voci, qualche simbolismo di troppo (il formaggio, la dea pagana, le maschere di lattice, indossate da Dalisi e Malatesta, che raffigurano il volto del compagno) e una calibratura poco teatrale delle dinamiche tra i personaggi comprimono le aspirazioni dello spettacolo, che fatica a comunicare se stesso.

Lo spettacolo continua
Teatro dell’Arte

Viale Alemagna, 6 Milano
fino al 30 ottobre 2016

Go. Go. Go/Brodskij Miraggi
Liberamente ispirato a Marmi e ad altri testi di Iosif Brodskij
Con il patrocinio di Fondazione Brodskij / Joseph Brodskij Memorial Fellowship Fund
Progetto e regia Aleksandr Sokurov
Testi originali e adattamento scenico di Aleksandr Sokurov e Alena Shumakova
Con Max Malatesta (Tullio) e Michelangelo Dalisi (Publio)
con la partecipazione di Elia Schilton (Iosif Brodskij)
e con Olivia Magnani (dal 7 al 21 ottobre) / Karina Arutyunyan (dal 22 al 30 ottobre,Paolo Bertoncello, Alessandro Bressanello, Giulio Canestrelli e con Piero Ramella
Spazio scenico & art direction Margherita Palli
Assistenti alla regia Simone Derai e Marco Menegoni
Traduzioni dei testi di Iosif Brodskij Gianni Buttafava, Fausto Malcovati, Serena Vitale per gentile concessione di Adelphi Editori

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