Non cambiamo mai, si cambia ogni volta

teatro-argot-studio-romaIl Teatro Argot chiude la stagione proponendo un allestimento che si è fatto notare l’anno scorso, durante la rassegna sulle nuove tendenze della drammaturgia contemporanea TREND. Vanessa Scalera e Tiziano Panici studiano il modo di “trattare le persone”.

Evan Bold, sanguigno ventenne spaesato, torna nella sua cittadina di origine, a Helensburgh. Sono passati sette anni da quando ha lasciato il sobborgo natio nella costola periferica di Glasgow, durante i quali è stato infermiere capo sala in una missione umanitaria a Peshawar, in Pakistan. Arriva da lontano, nel tempo e nello spazio, in occasione del secondo matrimonio dei genitori, che hanno deciso, dopo il divorzio, di convolare nuovamente a nozze. Evan giunge nell’albergo Vista Sul Mare, unico ospite sebbene siamo in alta stagione. Lo accoglie un’arguta receptionist di mezza età, Helen Hughes, una donna che probabilmente non si è mai allontanata dal paese, non è mai uscita dalla cornice rassicurante della provincia: moglie lavoratrice, madre protettiva. In questo stato di isolamento (l’acqua è un tema ricorrente, e la vista non è sul mare come il nome dell’hotel indica ironicamente, ma sul lago, uno dei tanti loch scozzesi) i due protagonisti si confrontano, il passato torna a galla e, con esso, tutte le impressioni che vi galleggiano dentro con traiettorie indefinibili. Evan era un bullo, un contestatore e insieme ad altri quattro ragazzi ha aggredito un compagno di scuola, lo hanno denudato in un bosco. Lo zimbello era il figlio della signora Hughes, Jack. Scena fissa, unità temporale, due attori e dialoghi serrati che in 50 minuti dipanano una storia lunga venti anni, in cui un evento del passato infesta le esistenze apparentemente statiche e molli di gente comune e si espande fino a toccare l’universale di tematiche esistenziali. Siamo nel pieno dominio di David Harrower, una delle eccellenze del teatro contemporaneo internazionale, e Good with people contiene sul piano drammaturgico molte delle qualità che hanno decretato il successo di Blackbird, il suo capolavoro. La storia di Evan e Helen indaga l’eredità che abbiamo con il nostro passato, il rapporto complesso tra superamento ed evoluzione, crescita/progresso spesso sinonimo di decadimento/disillusione. Helensburgh racchiude ciò che Helen rappresenta metaforicamente. La cittadina esiste davvero ed era una ridente località turistica che sopravvive attualmente come un luogo di passaggio fuggevole, come il tempo. All’inizio degli anni Ottanta si stanziarono qui i Faslane Peace Camp, accampamenti permanenti nati per animare proteste anarchiche. Presidi, cortei, manifestazioni contro il nucleare, incursioni, violazioni di aree militari che di volta in volta hanno spedito in carcere alcuni attivisti. Oggi restano alcuni campi sparuti, ma l’impeto del passato ha smorzato il proprio vigore. Proprio come un adolescente quando invecchia. Helen aveva frequentato i Faslane, poi ha barattato gli ideali per il conforto di una vita normalizzata. «Borghese», la chiama Evan. Un conflitto sociale simile a quello di Morna e Athol in A Slow Air. Tuttavia, il confronto tra Evan e Helen è incolonnato su più livelli, quello generazionale, sociale, ideale, esistenziale, uno scontro che acquista il carattere di un dialogo, in un rapporto che monta nel silenzio del non-detto in una relazione che sfiora l’erotismo senza esprimerlo mai. Un confronto che inizia con la violenza (quella su Jack Hughes e l’assonante «J’accuse» pronunciato all’inizio dallo stesso Evan), con i toni beffardi e piccati, la tensione del disagio e della recriminazione reciproca, ma che tende invisibile, come un flusso d’acqua sotterraneo, all’incontro, alla comprensione, al perdono verso l’altro e verso se stessi. Un modo per definire quanto le nostre vite siano interconnesse, il rapporto a catena di reciprocità sul piano quotidiano, ma anche sul piano storico-politico con i riferimenti al caso Dreyfus fino ai Talebani del Pakistan. «Mi è sempre piaciuta la Storia» afferma uno dei personaggi, e ricorre più e più volte il tema del cambiamento. La causalità segue un ordine gerarchico di potere, il bullo contro il compagno più debole, i soldati contro l’infermiere volontario, la donna matura contro una ragazzina inesperta, i genitori verso i figli nella costante ricerca di come riuscire a essere nella società senza prevaricare o subire prevaricazione, nel giusto equilibrio la cui chiave risiede nel “saperci fare con le persone”, ovvero  imparare a essere good with people, per l’appunto. L’allestimento firmato Tiziano Panici mostra evidenti buone intenzioni, ma la ricchezza intrinseca e la complessità del testo sono lost in translation. L’adattamento si poggia su una struttura fragile. Non essendo il pubblico né scozzese né onnisciente, a fatica coglie i numerosi rimandi paratestuali e, in questo caso, essi caricano di senso la storia, caratterizzano i personaggi che risultano dunque vaghi. Il tecnologico disegno luci con proiezioni grafiche su sfondo nero e su tubolari che segnano il profilo della reception, suddividendo la scena in un interno ed esterno, domina su ogni altro aspetto della rappresentazione. Un dominio affascinante e coinvolgente, che asservisce gli interpreti limitandone i movimenti. Ogni cosa è lasciata alla voce e alle coloriture che gli attori riescono a comunicare. In tal senso la prova di Vanessa Scalera, che condivide la scena con lo stesso regista, è davvero notevole. Si fa carico delle eventuali carenze testuali e restituisce l’azione. Una stella polare cui il pubblico si fissa in cerca della direzione verso la quale ci stiamo muovendo.
Così Good with people è un quadro bello e intoccabile, una Gioconda che con il suo sguardo fisso sui presenti cerca di comunicare loro – invano – la sua verità.

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Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Argot Studio
via Natale del Grande, 27 – Roma
www.teatroargotstudio.com
fino a domenica 18 maggio
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30 (lunedì riposo)
info e prenotazioni 06 5898111 mob. 392 9281031
info@teatroargotstudio.com
(durata 1 ora circa senza intervallo)

Ar.Té_Teatro Stabile d’innovazione in collaborazione con ArgotStudio
e TREND – Nuove frontiere della drammaturgia contemporanea presentano
Good with people
di David Harrower
traduzione di Natalia di Giammarco
con Vanessa Scalera, Tiziano Panici
progetto visivo Andrea Giansanti
musiche originali Marco Scattolini
costumi ed elementi di scena Marta Genovese
disegno luci Giuseppe Filipponio
con il contributo artistico di Alice Spisa, Francesco Frangipane

 

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