Il riso sulla bocca dei sapienti

Greg diverte e affascina con la sua serietà nello spettacolo Greg Night Show all’Oppio Caffè di Roma.

Non è facile far ridere.
Benché l’essenza del riso e del buon umore risieda nel legame tra l’emotività e l’interiorità più atavica dell’uomo e l’umorismo rappresenti sempre un carattere distintivo di tutto ciò che è umano, suscitare ilarità è difficile.
La comicità è un mestiere duro, qualcosa di istintivo ma, al contempo, rigorosamente codificato e catalogato perché ha a che fare con delicatissimi meccanismi psicologici.
Quella in cui si cimentano alcuni acrobati del nonsense, che maneggiano gli ingredienti della commedia, della farsa e del grottesco amalgamandoli in chiave ironica, satirica e sottilmente cinica, graffiante, fuori dagli schemi consolidati del divertimento popolare – magari in contesti come quello del cabaret in cui l’autore o l’interprete sono a strettissimo contatto con il pubblico – è una categoria a parte.
Giustapposizioni bizzarre, parodie, situazioni assurde e irreali, esasperazione di luoghi comuni, invenzioni che giungono, a volte, persino ad anacoluti volutamente incomprensibili sono solo alcuni degli ingredienti di successo di uno dei più eclettici e surreali comici d’avant-garde di questi ultimi anni.
Greg, al secolo Claudio Gregori, già impegnato come autore musicale e componente di gruppi come Latte e i suoi derivati solo per citare il più famoso, e oggi in coppia con l’altrettanto noto ed esilarante Lillo (Pasquale Petrolo) in seguitissimi programmi radiofonici e televisivi.
Un genere, il suo – ammesso che il riferimento possa limitarsi a uno solo, perché l’arte di Greg riassume le caratteristiche e le migliori doti dell’autore, del cantante, dell’attore comico, del conduttore radiofonico e televisivo ma anche quelle più tipiche del cabarettista monologhista, del fine dicitore da café-chantant, come dell’improvvisatore da avanspettacolo – che potremmo definire d’altri tempi ma che, riecheggiando il fascino di un’epoca in cui sono nati miti del calibro di Dean Martin e Bill Haley, ripropone in chiave ultramoderna un modo di leggere l’attualità innovativo ed elegante.
Ma Claudio “Greg” Gregori è anche qualcosa di più. Non imita, non scimmiotta, non si traveste. La sua non è una trita rielaborazione di concetti ma il risultato di un’attenta e raffinata ricerca, di una profondissima cultura, di conoscenza dotta. È l’esercizio di stile di un artista poliedrico e versatile il cui personaggio arringa e incalza la platea con un medley dal ritmo sincopato di battute, aforismi, gag, musica comica, performance surreali, reading demenziali, innalzandola sulle ali del dramma per farla piombare, senza pietà, nell’abisso del ridicolo.
Ascoltarlo è un vero piacere. Si concede volentieri e senza alcun formalismo dopo il suo Greg Night Show durante una serata all’Oppio Caffè di Colle Oppio per il ciclo Cocktail Comedy Club – perfino perplesso per gli attestati di stima che gli provengono da parte di molti spettatori/avventori, ancora divertiti nel vederlo agghindato come un dandy degli anni Cinquanta – per discorrere amabilmente della sua felice esperienza nel difficile mondo dello spettacolo. Si ritiene fortunato per essere riuscito in ciò che gli piace ma solo dopo, ci tiene a sottolineare, una lunga e appassionata gavetta.
Per rispondere alle classiche domande sull’ispirazione e sui modelli di riferimento – oltre alla fraterna amicizia con Lillo, cui si deve lo splendido sodalizio artistico che li ha visti crescere insieme come “jene” televisive e scriteriati gestori radiofonici di Seiunozero – evoca una passione per il jazz, scoperto da giovanissimo, e l’amore per le atmosfere degli anni del boom americano con dovizia di particolari e riferimenti storiografici. Disquisisce sulle proprie conoscenze circa le radici profonde della commedia e della comicità con proprietà e serietà da commediografo navigato senza mai scadere nel saccente, senza mai perdere il compassato aplomb e la seriorissima stravaganza che lo ha reso celebre e che lo rende assolutamente irresistibile.
Viene da chiedersi come mai un professionista del comico, che parla di Plauto e riesce a scrivere come un novello Trilussa – non tradendo mai le sue origini romane – affronti il palco intrepido come Fregoli, canti come Frank Sinatra e piaccia come Dean Martin.
D’altra parte il suo vastissimo repertorio di cantante, attore, scrittore e regista spazia dal rock’n’roll allo swing – glielo richiedono nei locali perché più “confidenziale” – dal blues alla gag (diventa tale persino il dover sistemare la scaletta sul leggio) dal grottesco al poetico con una rapidità che spiazza e che gli consente di percorrere, come un funambolo del palcoscenico, il rischioso filo sospeso tra il suo eccentrico e originalissimo bagaglio e il cuore di un pubblico non più di nicchia ma sempre più vasto e consapevole.
Una folta schiera di eletti che ha ormai capito come si possa godere di chi – alla Buster Keaton o alla Gilberto Govi – sia capace di far ridere senza sorridere quasi mai. E per un quarantottenne non è poco.
Un genere in grado di fondere dinamiche e alchimie che sfidano il tempo, fanno da ponte tra generazioni e non tramontano mai. Trascinati dalle affabulazioni di Greg si scopre un mondo forse troppo dimenticato e l’ipotesi di un intrigante tuffo nel passato. La mente ripercorre allora i vecchi film in bianco e nero con Dean Martin, Frank Sinatra e Sammy Davis Junior. Senza volume, con il sottofondo di Amy Whinehouse e Tony Bennett in Body & Soul.
Il viaggio è cominciato.

Lo spettacolo è andato in scena:
Oppio Caffè
via Terme di Tito, 72 – Roma
mercoledì 30 novembre, ore 21.30

Cocktail Comedy Club presenta
Greg Night Show
di Claudio Gregori
accompagnamento musicale Attilio Di Giovanni

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