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Grow, articolo di "Mailè Orsi" su Persinsala Teatro
mercoledì , 20 giugno 2018

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Al Teatro dell’Olivo di Camaiore la giovane Compagnia If Prana ha presentato Grow. Ovvero come invecchiare senza diventare adulti, maturare ma non marcire, liberarsi e trovare una propria strada. Nelle fiabe la strega è brutta, vecchia e molto cattiva. In Grow, al contrario, è diversa. Sulla musica energica e coinvolgente di A far l’amore comincia …

Strega a chi?

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Al Teatro dell’Olivo di Camaiore la giovane Compagnia If Prana ha presentato Grow. Ovvero come invecchiare senza diventare adulti, maturare ma non marcire, liberarsi e trovare una propria strada.

Nelle fiabe la strega è brutta, vecchia e molto cattiva.

In Grow, al contrario, è diversa. Sulla musica energica e coinvolgente di A far l’amore comincia tu (un testo che getta una luce sinistra sulla sua figura), balla come una pr di una discoteca romagnola, preparandosi ad accogliere i bambini. Si è materializzata dal magma oscuro del bosco, e sembra impersonare l’archetipo della strega, pronta a incarnarsi in una delle sue tante varianti attraverso i suoi oggetti-simbolo: il fuso, o i dolci, come nel caso di Hänsel e Gretel. Una volta recuperato l’oggetto appropriato alla fiaba che deve interpretare, può iniziare a lanciare merendine e caramelle sulla scena (e anche verso il pubblico) come esche di una trappola.

Prima della strega però, appare sulla scena la mamma. Sola e preoccupata, racconta quanto accaduto. È desolata, perché non trova più i suoi bimbi. È un po’ distratta, effettivamente. Presa da altro. Una donna che non ha fatto niente e che non sembra neanche sapere cosa significhi fare qualcosa per i propri figli – di bene o di male, ma pur sempre qualcosa.

La strega conosce bene la desolazione nella quale languono i due ragazzi in questa versione contemporanea dell’abbandono: genitori frivoli, futili, che non sono in grado di dare niente ai propri figli (a parte lo smartphone, ovviamente).

Così i due ragazzi finiscono nelle sue mani e lei offre loro, prima, cibo in quantità, poi regole e, infine, i rispettivi compiti. Per lui, godere e ingrassare, conquistato dai piaceri della strega. Per lei, pulire la casa. Hänsel viene ribattezzato Hans, Gretel è solo la “bambina”: un piccolo adulto il primo, un’eterna bimba, senza diritti e senza potere, la seconda.

È forse questa la metafora di una società che alletta i suoi uomini, li attira, li seduce e li mette all’ingrasso, mentre vuole tenere al margine, remissive e docili, le donne?

Ecco quindi il quadro, in apparenza: una famiglia inetta e assente e una società che seduce, debilita e offende le potenzialità degli individui. Le due donne sono le rappresentanti di un mondo di adulti, che non sembrano esseri maturi; che non paiono aver compiuto il loro percorso, forse perché troppo impegnate a ignorare a tutti i costi il tempo che passa, facendo finta che nulla cambi, non si invecchi ed esista qualche forma di eterna giovinezza.

Gretel, però, si rifiuta di arrendersi. Essendo lei quella che lava i water ha ben presente quale sia la realtà, e convince il giovane uomo stordito, Hans, a liberarsi, a fuggire abbandonando la strega la suo destino.

Ma la strega, che prima diceva di aver bisogno di loro, a questo punto si inferocisce, getta la maschera e lancia il suo anatema: lui resterà un fallito, lei non avrà speranza di farsi strada nel mondo con onestà e per ciò che vale. Le regole sono regole e se si rifiuta il ruolo assegnato, non resta che la sconfitta morale e sociale.

I due ragazzi si ribellano bruciando tutto: la strega e la madre. Restano soli, nuovamente smarriti, non nel bosco, ma nel vuoto da loro stessi creato. “Chi essere, adesso, e dove andare?”, sembrano chiedersi.

La scena, vuota e minimale, con un solo – grande e suggestivo – telo nero, magma multiforme che si fa bosco e cibo, prigione e fuoco, e con una serie di scalini, si anima e muta forma come in un brutto sogno contemporaneo.

La partitura fisica e il testo (che suona come una filastrocca finché viene abbandonato per l’anatema, la brutale maledizione lanciata dalla strega) contribuiscono a creare un’atmosfera di un grottesco gotico, utilizzando un linguaggio contemporaneo per raccontare una storia senza tempo, ma che rimanda – come uno specchio – la nostra immagine e, soprattutto, quella della vita di molti ragazzi di oggi.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro dell’Olivo

corso Vittorio Emanuele – Camaiore (LU)
sabato 21 novembre, ore 21.15

Grow
di e con Silvia Bennett, Marcela Serli e Caterina Simonelli
drammaturgia Tobia Rossi
consulenza artistica Federico Tiezzi
ufficio stampa e promozione Mariacristina Bertacca
organizzazione Francesca Giannini
distribuzione Daniele Lorenzetti
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi/IF Prana

7,00

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