Guerriere. Tre donne nella grande guerra – Gli ebrei sono matti – Les aimants – Fäk Fek Fik

imagesL’edizione romana del festival dedicato al teatro indipendente premia tre giovani attrici

L’edizione 2015 del Fringe Festival di Roma si è conclusa il 5 luglio nei giardini di Castel Sant’Angelo, in una serata che ha visto andare in scena i quattro spettacoli più votati dalla critica e dal pubblico durante queste cinque settimane di festival. Quattro spettacoli differenti tra loro che si sono susseguiti a partire dal tramonto, regalando agli spettatori momenti di riflessione, di comicità e di pura poesia.

La serata si apre con Guerriere – Tre donne nella grande guerra, un viaggio a ritroso nel tempo per ripercorrere i momenti più drammatici di un evento che ha stravolto lo scenario politico e sociale del nostro paese. Tre donne, tutte interpretate da Giorgia Mazzuccato, guardano alla Grande Guerra con un senso di solitudine, ma anche di coraggio, vivendola e tentando di farvi fronte in modi completamente diversi. Vediamo allora Eva, che si dedica al suo albergo per tirare avanti, Angela, che si traveste da uomo per prendere parte alla guerra, e infine Franca, che costruisce armi per recarsi al fronte e rivedere suo marito. A un secolo da quell’evento storico, lo spettacolo, basato su documenti dell’epoca, descrive il ruolo fondamentale delle donne in un avvenimento incentrato da sempre sulla figura maschile. Cambiano gli equilibri e anche loro sono improvvisamente protagoniste. Guerriere, di indubbio interesse civile, resta tuttavia uno spettacolo ancorato al passato: una testimonianza importante che non riesce a essere al contempo attuale. Effetto forse ricercato, ma che contribuisce ad allontanare un po’ il pubblico, il quale rischia di guardare alla pièce con un interesse quasi archeologico.

A seguire Gli ebrei sono matti, spettacolo divertente e riflessivo che prosegue il desiderio di raccontare un evento storico smorzandone tuttavia i toni: ecco allora che un avvenimento a cui fa da sfondo uno dei periodi più bui della storia italiana diventa improvvisamente leggero e ironico. Durante il ventennio fascista, un ebreo e un mussoliniano convinto si ritrovano a condividere la cella di un manicomio. Il primo, alla ricerca di un nascondiglio, imparerà da Enrico, il suo compagno di stanza, a fingersi ciò che non è. Enrico a sua volta, dopo una vita trascorsa nella paura che gli ebrei potessero nascondersi ovunque, non si accorgerà di averne accanto proprio uno. Tra i due si instaurerà una dinamica comica, grazie alle quale raccontare l’orrore delle leggi razziali in modo del tutto nuovo e fresco. Positivo, in generale, il giudizio del pubblico su questo spettacolo, sebbene il ritmo non sia sempre adeguato al testo. In alcuni momenti l’effetto comico viene purtroppo attenuato, se non addirittura smorzato, da silenzi, piccoli ritardi nelle risposte, o da un’intesa non proprio perfetta tra i due attori. Si ha quasi voglia di incitarli a tirare fuori tutta la loro energia, ad accelerare il ritmo al massimo, per far esplodere il potenziale dello spettacolo. Gli ebrei sono matti è una pièce che lascia una sensazione piacevole, ma al tempo stesso un senso, seppur lieve, di incompiutezza.

La poesia irrompe infine in questa notte di luglio grazie allo spettacolo Les aimants, della compagnia Mangano-Massip (Pierre-Yves Massip vincerà anche il premio come miglior attore): uno splendido esempio di teatro fisico, in cui si fondono mimo e teatro-danza. La storia è quella di tutti i giorni, di tutta una vita, di una coppia, di tutte le coppie. Si susseguono la tenerezza, la passione, il bisogno dell’altro, ma anche il rancore, il rifiuto, il senso di solitudine, il continuo accusarsi a vicenda senza capirsi, parole che non comunicano… e non a caso lo spettacolo è muto: perfetta congiunzione di forma e contenuto. Non c’è nulla da dire: in una relazione in cui, senza sosta, ci si attrae e ci si respinge, ogni messaggio passa attraverso il corpo. E basta. La precisione e la grazia degli attori, nei cui gesti la componente mimica è molto evidente, creano un’atmosfera di sospensione e di attesa. Si resta lì, per vedere cosa accadrà, e il tempo scorre. Ma Les aimants non è che il preludio a un’esplosione di sensazioni che arriva con Fäk Fek Fik alla fine della serata, uno spettacolo che attraversa i drammi, i dubbi e i sogni di una generazione.
Memorabile in tutto, a partire dall’interpretazione magistrale di tutte e tre le attrici: Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli. Il lavoro del drammaturgo Werner Schwab ha ispirato il regista Dante Antonelli che, insieme alle tre protagoniste, ha creato questo spettacolo dissacrante arrivato primo nella serata di chiusura del Fringe e premiato da Cath Mattos e Holly Payton, direttrici del Wolrd Fringe Network. Fäk Fek Fik vince tre volte, aggiudicandosi anche il premio per la miglior drammaturgia e la miglior attrice.

Lo spettacolo è andato in scena
Roma Fringe Festival 2015
Giardini di Castel Sant’Angelo, Via lungotevere Castello 50
dal 30 maggio al 5 luglio 2015

Guerriere – Tre donne nella grande guerra
di e con Giorgia Mazzuccato
regia Giorgia Mazzuccato
Allestimento scenico Gaetano Pimpolini
Musiche Mario Di Marco, Veronica Giuffrè, Dario Giuffrida
Luci Paolo Facco
Compagnia Giorgia Gigia Mazzuccato – Associazione Teatro Boxer

Gli ebrei sono matti
di Dario Aggioli
con Dario Aggioli, Guglielmo Favilla
costumi e scene Arianna Pioppi, Medea Labate
Compagnia Teatro forsennato

Les aimants
di e con Sara Mangano, Pierre-Yves Massip
assistenti alla regia Manon Crivellari, Hannah Cornik
musica Stephanie Gibert
luci Agathe Patonnier
Compagnia Mangano-Massip – Association Autour du mime

Fäk Fek Fik
di e con Martina Badaluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli
regia Dante Antonelli
allestimento scenico Francesco Tasselli
musica Samuele Cestola
Compagnia collettivo Sch.lab – Associazione Culturale Teatro A Vista

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