Klimt, Beethoven e il Fregio: utopia secessionista

In occasione del 150° anniversario della nascita di Gustav Klimt, una mostra allo Spazio Oberdan ripropone uno tra i suoi lavori più belli e forse tra i meno noti al grande pubblico, ma che vale la pena approfondire.

Nella Vienna Secessionista – fucina di arti e culla dell’intellighenzia europea di fine secolo – si fa spazio un artista singolare che meglio di chiunque altro riesce a incarnare le volontà e le velleità di quel periodo particolare e intensissimo che è il passaggio tra Otto e Novecento: si tratta di Gustav Klimt.

Del 1902 è il Fregio di Beethoven, opera che decora le pareti del Palazzo della Secessione – realizzata in occasione di una mostra dedicata a Beethoven, ammirato profondamente dagli intellettuali dell’epoca. In particolare, la sua Nona Sinfonia – composta tra il novembre 1822 e il febbraio 1824 – ispirata dalla lettura dell’Inno alla gioia di Schiller, di cui il giovane compositore di Bonn rimase folgorato nel 1793 – si dimostra un brano assolutamente pertinente al mondo culturale e filosofico di fine secolo. Questa sinfonia – come del resto tante ultime composizioni rimaste incompiute di altri autori quali Schubert o Mahler – ha al suo interno delle tensioni incredibili sia dal punto di vista formale che tonale, appunto perché risulta essere una creazione di confine che segna il passaggio dal vecchio al nuovo.

La Nona diventa inevitabilmente un modello di pensiero, dove per la prima volta si percepiscono richiami orfici e in cui si ha la vittoria della ragione sulle forze della natura, pur mantenendo intatta l’atmosfera fatalistica, quasi sacra.

Ispirato a quest’opera musicale è il Fregio di Klimt – che risulta essere vera e propria trasposizione in pittura dello spartito, ma che diventa anche summa di tutta l’arte klimtiana: innanzi tutto per le tecniche usate, che vanno dalla pittura all’utilizzo di gemme, pietre dure e lamine d’oro; quindi, per la centralità tematica di Eros e Thanatos che affiora attraverso la raffigurazione di donne dalla bellezza conturbante, come le figure fluttuanti rappresentate nelle due pareti più lunghe del Fregio – che tocca i 34 metri ed è disposto su due pareti lunghe e una frontale.
Se l’idea dominante di quegli anni – proposta da Richard Wagner – era l’opera d’arte totale, Klimt sicuramente ci è riuscito se si pensa che, durante l’esposizione del 1902, Gustav Mahler eseguì di fronte al Fregio la sua trascrizione per fiati dell’ultimo tempo dell’opera 125.
La mostra in corso allo Spazio Oberdan – attraverso un’ attenta ricostruzione – regala l’illusione di “come doveva essere”, con tanto di Nona Sinfonia in sottofondo che concilia a una profonda riflessione.

La mostra continua:
Spazio Oberdan

viale Vittorio Veneto, 2 – Milano
fino al 6 maggio
orari: martedì e giovedì, ore 10.00-22.00; mercoledì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.00-19.30
(chiuso il lunedì)

Gustav Klimt – Disegni attorno al Fregio di Beethoven
a cura di Annette Vogel (sezione disegni), Lorenza Tonani (grafica secessionista) e Maria Porro (riproduzione scenografica del Fregio di Beethoven)
produzione Alef
catalogo Skira

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