Assurdo e in divenire

logo_teatro_stabile_napoli[1]Zimmermann diventa solista e, al Teatro Mercadante di Napoli, bussa a ogni porta, senza trovare mai nessuno, se non la propria immagine.

Il Teatro Mercadante offre il palco a uno spettacolo astratto e disfunzionale, Hallo, diretto e agito da Martin Zimmermann – per la prima volta solo in scena, dopo vent’anni di opere corali.
I bambini presenti in sala apprezzano il ritmo spaventoso dello strano clown senza trucco: la maschera demenziale, le gag iper-realistiche e il continuo trasgredire le dimensioni e le prospettive (come quando il protagonista del one man show si fionda tra il pubblico, rivestito di uno strato di peluche). Gli adulti ridono meno, pur tuttavia rapiti dalla musica, che sostiene il corpo dello spettacolo, come ne fosse la colonna vertebrale. Anche se si tratta ormai di una prassi comune nel teatro contemporaneo, l’utilizzo di suoni ad alta frequenza (deep-house o techno) costituisce sempre un momento di sorpresa e sospensione del giudizio – di cui lo spettatore più sensibile ha un tremendo bisogno. Zimmerman ottiene, quindi, attraverso la giusta dose di musica alternativa e gesti innaturali, un teatro di sensazione, grazie al quale comunicare l’essenza del suo pensiero: l’inevitabile disgelo di chiunque inizi la ricerca di se stesso.
Ovvio che, di conseguenza, la scenografia, mobile e in divenire, si apra, si rompa, si ripieghi fino ad andare in frantumi. Fra Zimmermann e gli oggetti scenografico-simbolici s’instaura una vera e propria battaglia, come fra l’io e il caos, il destino e il caso: una scatola lo inghiotte, lo perseguita, si trasforma in cuccia, lo accoglie dentro i suoi spazi. Una struttura luminosa, che vuol essere una casa modernista, si anima per schiacciarlo, ma l’anti-eroe in calzamaglia riesce a dominarla con uno sforzo fisico supremo, che lo trasforma in eroe. L’arte visiva e le perfette geometrie della scenografia, i colori artificiali alla Mondrian, si legano alla bio-meccanica dei gesti e al magma invisibile del mimo, in una mescolanza di tecniche che riesce, almeno per un istante, a trasportare altrove.
Nonostante si percepisca l’influsso del teatro russo di Slava Polunin – quasi citato, quest’ultimo, dalla continua interazione in scena con un manichino, e dalla costante presenza di un impermeabile beige – Hallo risulta uno spettacolo unico nel suo genere, ovvero di un genere indefinibile. E questo lo colloca subito in un posticino della memoria, dove poter ripercorrere le tappe della sua ricerca estetica ed etica, il labirinto di trasformazioni e immagini illogiche.
Zimmermann riesce, quindi, a trasmettere il piacevole disagio che colpisce l’individuo quando, in totale solitudine, cerca di superare gli ostacoli dell’esistenza per buttarsi nell’abisso del mondo, e nel farlo diventa patetico, grottesco, spaventato, coraggioso. Lo spettacolo si apre con il personaggio che scricchiola fastidiosamente con scarpe di gomma, e finisce nel buio – dove tutto ha inizio – passando per maschere rotte in mille pezzi, una scenografia camaleontica e suoni onomatopeici, per una sformata ricerca nell’assurdo teatrale.
Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito della rassegna Napoli Teatro Festival:
Teatro Mercadante 
piazza Municipio, 1 – Napoli
da giovedi 11 a sabato 13 giugno
Hallo
ideazione, regia, scene Martin Zimmermann
suono Andy Nereshmeier
drammaturgia Sabine Geistlich
luci Sammy Marchina
creazione musicale Colin Vallon
costumi Franziska Born

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