To be or not to be nothing

india-argentina-roma-80x80In occasione della ventinovesima edizione del Romaeuropa Festival, la Capitale non si fa trovare impreparata e propone una serie di spettacoli all’insegna del contemporaneo dando prova di credere nel futuro e di amare le sfide. All’interno dei lavori che andranno in scena da settembre a novembre 2014 s’inserisce l’Hamlet, con la regia di Andrea Baracco, una rivisitazione del noto e amato testo, calata ai giorni d’oggi.

To be or not to be. This is the question. E la questione è: cosa resta del caro Amleto shakespeariano nello spettacolo andato in scena a Roma, Teatro Argentina, dal 26 al 28 settembre?

Praticamente nulla o ben poco. Tanto da restare sconcertati di fronte all’inaspettata nudità di Ofelia, che appare sul palco come fosse la riesumazione de La nuda veritas di Klimt. E all’improvvisa performance di ballo, con tanto di spogliarello da parte di un attore, nella celebre uccisione a tradimento del re, attuata per smascherare l’infimo zio Claudio.

A colpire è anche la scelta scenografica di lasciare il teatro vuoto, vestito solamente di pannelli mobili, di presenze sottili e minimali che acquistano spessore solo grazie alle immagini che vengono proiettate su di essi. Immagini a volte concrete, con dei contenuti specifici, altre volte liquide visioni lasciate alla libera interpretazione dello spettatore, che più volte è chiamato a prender parte alla pièce tramite l’occhio di bue che Orazio tiene in mano come fosse un’arma e che rivolge ora qua ora là, come a voler indagare l’animo di ognuno. E non è un caso che Amleto esclami: «Orazio, tu sei l’uomo più giusto che ho incontrato in vita mia» , ormai consapevole che nella sua realtà – che è poi la realtà dell’umanità intera – è difficile rintracciare qualcosa di autentico. Ed è proprio questo senso di desolazione e smarrimento che il testo, così concepito, vuole mettere in risalto.

Trovano dunque una spiegazione le immagini iniziali dell’ottovolante (metafora del ritmo vertiginoso proprio della narrazione e sintesi delle emozioni dell’animo del protagonista), degli abiti grigi dei personaggi (uniformati tra loro per via della mediocrità che li accomuna) e delle mazze da baseball (unico oggetto di scena concreto utilizzato per dar voce alla violenza e alla rabbia). In quest’ottica si giustificano anche due rilevanti tagli allo scritto originale: la battaglia contro l’armata di Fortebraccio, che trasporta così il conflitto in una dimensione più intimistica. E, soprattutto, l’assenza del famoso soliloquio le cui battute più note sono messe in bocca, ancora una volta, al fidato Orazio.

Gli stravolgimenti e la spinta verso il mondo del contemporaneo e della performance sono raccontate direttamente dal regista in occasione dell’incontro col pubblico diretto da Attilio Scarpellini in collaborazione con Rai Radio3: «l’Hamlet – sottolinea Baracco – è il testo più commentato dopo la Bibbia in Occidente. Ci incuriosiva approcciarci a esso in maniera innovativa ed è per questo che il progetto nasce dall’incontro di più voci, la mia e quella dei drammaturghi Francesca Macrì e Andrea Trapani, della compagnia Biancofango e di Luca Brinchi e Roberta Zanardo di Santasangre, sostenitori questi ultimi del teatro visuale che utilizza contaminazioni e nuove tecnologie». Una riflessione sorge spontanea: è giusto sconvolgere a tal punto un testo “sacro” del teatro per approdare a soluzioni artistiche che si discostano dal concetto stesso di teatro? Noi crediamo che se il fine ultimo è quello di porsi domande e di indagare nella profondità del proprio io, allora l’esperimento Hamlet ha avuto successo.

Lo spettacolo è andato in scena
all’interno di RomaEuropa Festival 2014
Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina, 52, Roma
dal 26 al 28 settembre

HAMLET
un progetto di Andrea Baracco, Biancofango, Luca Brinchi e Roberta Zanardo (Santasangre)
regia Andrea Baracco
dramaturg Francesca Macrì
impianto scenico, disegno luci, costumi Luca Brinchi e Roberta Zanardo
progetto video Luca Brinchi, Roberta Zanardo, Daniele Spanò
collaborazione al disegno luci Javier delle Monache
collaborazione ai costumi Marta Genovese
direzione tecnica Javier delle Monache
direzione di produzione Alessia Esposito
personaggi e interpreti
Amleto – Lino Musella | Gertrude – Eva Cambiale
Claudio – Paolo Mazzarelli | Orazio, Guilderstern – Michele Sinisi
Polonio, Prete, Osric – Andrea Trapani | Laerte, Rosencrantz, Attore – Woody Neri
Ofelia – Livia Castiglioni | Spettro – Gabriele Lavia (in audio e video)
produzione Teatro di Roma, Romaeuropa Festival, 369gradi
una co-produzione Festival Internacional de Teatro Clásico de Almagro
in collaborazione con Tfddal – Teatro Franco Parenti, La Corte Ospitale, AT CL Associazione Teatrale tra i Comuni del Lazio, Kollatino Underground
con il sostegno di Carrozzerie|n.o.t, Claudio Angelini (Città di Ebla), Link Academy

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