Essere, non essere, fantasmi e coperte

Sul palcoscenico del Dialma Ruggiero di La Spezia, Amleto Barilotto e la sua coperta colorata presentano Hamlet Travestie. Da John Pool ad Antonio Petito. Che lo spettacolo abbia inizio!

È difficile avvicinarsi al mito di Amleto e, come raccontato dagli autori stessi, è stato grazie alla parodia in cui si sono imbattuti che hanno trovato il coraggio per tentare. Hamlet Travestie nasce come studio sull’Amleto in occasione del progetto Tfaddal promosso dal Teatro Parenti per i 40 anni dall’Ambleto di Testori, ed è stato in seguito portato a compimento nella sua forma attuale: una farsa dal substrato tragico che, latente, rimane sommerso fino all’ultimo, mentre si ride dall’inizio alla fine in compagnia di personaggi di un’umanità intensa e coinvolgente.
Il rapporto con la tragedia di Shakespeare passa fondamentalmente attraverso quello che il giovane protagonista intrattiene con il personaggio eponimo. Amleto Barilotto, sconvolto per la morte del padre e insensibile a tutte le cose belle che fino a poco prima lo affascinavano, si rinchiude nella sua stanza a leggere il libro in cui pensa sia stato scritto tutto sull’argomento vita: Amleto – appunto. Vi legge di amore, morte, tradimenti e, forse, anche la sua storia. Che l’essere omonimi significhi anche condividere lo stesso destino? L’incontro con l’Amleto mette in moto tutta una serie di riflessioni, domande, arrovelli, che bloccano il povero Barilotto – rendendolo un incapace – lo alienano e lo trasformano in un disoccupato mentale (come lui stesso si definisce). Fino alla svolta: la tragedia redentiva messa in scena dalla sua famiglia lo risveglia dalla sua apatica follia e gli rende manifesto che la sua realtà è molto diversa da quella del principe di Danimarca. Così come si scopre lui stesso sostanzialmente diverso dal suo omonimo. Per questo, pur realizzando che si trattava di una messinscena, quando – avviandosi verso casa – gli appare (per davvero) il fantasma del padre, non esita minimamente ad agire per vendicarlo. Con la follia dei bambini che si aspettano di ottenere subito quello che vogliono, insensibili a qualsiasi principio di realtà, egli è ben lontano dal principe triste paralizzato dal dubbio che impiega cinque atti per rendere giustizia al genitore.
Il finale arriva inaspettato, pesante come il piombo. Non resta alcuna possibilità di redenzione – per nessuno.
Come ricorda Renato Bandoli (organizzatore e uno dei direttori artistici di Fuori Luogo), durante l’incontro dopo spettacolo con i ragazzi di Punta Corsara, delle loro origini e della loro storia si è già detto abbastanza e, tutto sommato, si corre il rischio, puntando l’attenzione solo su questi aspetti, di avere una visione riduttiva del loro lavoro. È giusto concentrarsi allora sulla loro bravura e sulla naturalezza con la quale padroneggiano l’arte. Sono stati ben formati ma, etimologicamente, la loro arte è stata “chiamata fuori da dentro” e questo aspetto regala una qualità tutta particolare al loro agire il teatro.
Punta Corsara ha già dato prova di possedere il “mestiere”, non solo in termini di risultati ottenuti ma anche di approccio al lavoro – sia per quanto attiene la recitazione che per quanto riguarda l’aspetto drammaturgico. Ogni performance vede la luce sulla base di un progetto, si sviluppa grazie allo studio dei testi e si nutre di tradizione. Il risultato è qualcosa di solido e interessante. Dal punto di vista della recitazione, in particolare, Gianni Vastarella, il solitario Amleto, riesce ad affrontare il proprio personaggio con una naturalezza e una misura notevoli (il che può dirsi di tutti gli interpreti, ma nel caso del suo ruolo, la sfida è maggiormente percepibile).
Punta Corsara rappresenta un modello, non solo per la propria storia e per l’impegno nel sociale, ma soprattutto per l’atteggiamento e la professionalità dimostrati dal gruppo. Occorre vederli in scena per sperimentare sensazioni così difficili da tradurre in parole.
Sono giovani e questo è solo l’inizio.

Lo spettacolo è andato in scena:
Centro Giovanile Dialma Ruggiero

via Monteverdi, 117 – La Spezia
martedì 27 mercoledì 28 gennaio, ore 21.15

Punta Corsara presenta:
Hamlet Travestie
di Emanuele Valenti e Gianni Vastarella
dramaturg Marina Dammacco
regia e spazio scenico Emanuele Valenti
con Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Carmine Paternoster, Valeria Pollice, Emanuele Valenti e Gianni Vastarella
disegno luci Giuseppe Di Lorenzo
collaborazione artistica Mirko Calemme
organizzazione Marina Dammacco
aiuto regia Gianni Vastarella
una produzione 369gradi in collaborazione con Teatro Franco Parenti
e con il sostegno di Armunia /Inequilibrio Festival, Fuori Luogo – La Spezia, Olinda

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.