La sottile ironia della tragedia

Sul palco del Teatro Aurelio va in scena un Amleto poco tragico, bensì ironico e caustico che restituisce al personaggio di Sir William la sua natura meno esplorata.

Certo è molto difficile approcciarsi al mostro sacro della letteratura teatrale di tutti i tempi. L’Amleto di Sir William Shakespeare, con il suo celeberrimo “to be or not to be”.
A ciò si aggiunga la grande quantità di paragoni con il quale regista e attori devono confrontarsi, ogni qual volta decidano di affrontare il Principe di Danimarca. Per questi motivi, si rende oltremodo apprezzabile la ricerca di un’interpretazione originale del testo che rappresenta il dramma per eccellenza. Hamlet ha colto questa necessità ed è riuscito nell’intento, incastonando il testo in una recitazione metateatrale di ottima resa.
Il momento centrale della performance è occupato da un’inaspettata proiezione cinematografica. Parallelo moderno dei complessi amletici, il breve video mostra un bambino, ancora infante, che assiste all’amplesso di due adulti, presumibilmente i suoi genitori. Il bimbo, non sopportando il peso di quella visione, decide con serenità di togliersi la vita. Di sicuro impatto emotivo, il filmato tuttavia non mostra fino in fondo la sua ragion d’essere, connotandosi come una provocazione con chiari intenti scioccanti, piuttosto che come un parallelismo a sfondo psicologico con le vicissitudine di Amleto, straziato dal matrimonio della madre con il fratello di suo padre appena defunto.
La sezione finale della pièce offre altresì alcune scene di ottima costruzione tecnica e una recitazione rapida e incisiva, proprio nei frangenti più dinamici della drammaturgia.
Buonissima la prova degli attori, a loro agio sul palco e sicuri nell’affrontare la difficile scommessa shakespeariana. Particolare nota di merito al regista Antonio Nobili che, nei panni di Hamlet, dimostra maestria per la costruzione e la resa del protagonista, del quale fa risaltare, con la dovuta evidenza, la vena ironica e sarcastica – spesso sovrastata dall’aura tragica che la tradizione ha conferito ad Amleto.
Le musiche originali danesi e i costumi assolutamente adeguati contribuiscono a una recitazione priva di sbavature.
Uno spettacolo stratificato che si presta a essere considerato sotto diversi piani di lettura, disposto a ricorrere anche ai mezzi più impattanti, pur di stuzzicare le menti di un pubblico trasversale a una considerazione critica e consapevole del tema affrontato.


Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Aurelio

largo San Pio V, 4 – Roma
sabato 21 e domenica 22 gennaio, ore 20.30

Teatro Senza Tempo presenta:
Hamlet
tratto da William Shakespeare
regia Antonio Nobili
con Antonio Nobili, Riccardo Balestra, Valerio Germani, Roberta Mancuso, Mary Ferrara, Stella di Giovanni e Alessio Chiodini
(durata un’ora e trenta circa)

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.