Lasciatemi morire in pace

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Allo spazio Tertulliano, fino al 20 ottobre: Hamletelia l’acclamatissima riscrittura di Caroline Pagani della celebre tragedia Shakespeariana, rivisitata con ironia e intelligenza dal punto di vista dello spirito di Ofelia. Con uno sguardo anche alle altre donne shakespeariane.

Vincitore del premio Internationales Regie Festival Lipsia 2009; del Premio Fersen alla drammaturgia 2013; vincitore dei titoli “miglior spettacolo, migliore regia e migliore attrice” al Festival Corte della Formica di Napoli e nominata migliore attrice al Roma Fringe Festival 2013. Parte con delle ottime referenze questa prima milanese allo spazio Tertulliano; e se le merita tutte.
Vedere Hamletelia di Caroline Pagani è un’esperienza elettrizzante: ti fa confrontare col la storia del teatro attraverso la parodia o l’esaltazione delle varie interpretazioni che il re di Danimarca ha subito nei secoli e attraverso la comica meta-teatralità nello svelamento dei trucchi di scena – come quello per produrre l’effetto nebbia sul palco. Ti spiazza con il rigore filologico dei madrigali e delle musiche seicentesche che accompagnano gran parte dello spettacolo, ma soprattutto con la perfezione della dizione in lingua inglese di alcuni passaggi del testo originale, affrontati spesso con una vena ironica o provocatoria, ma mai con un atteggiamento intellettualizzante o accademico.

Sempre vibrante e autentica Caroline Pagani nell’interpretazione di un’Ofelia che si mette a nudo: come lei anche l’attrice, che non teme di spogliarsi per mostrare tutte le gradazioni di una donna passionale e ingiustamente ritratta come secondaria e scialba nella vicenda di Amleto. È un’Ofelia che se la prende – pirandellianamente – col suo autore, lamentandosi di aver ingiustamente avuto una parte troppo marginale, da comparsa, non come tutte le altre donne delle sue tragedie che hanno goduto di una morte epica o per lo meno tra le braccia degli uomini che amavano. È un’Ofelia infastidita dall’essere perennemente immortalata – soprattutto nella scena della sua morte fluviale – come angelica, priva di dolore e di passioni umane. Un’Ofelia che reclama insomma il diritto di morire in pace, di non essere abusata e bistrattata anche da morta, così come tutti gli uomini hanno fatto mentre era in vita.

La scenografia spiazza per la sagacia della sua versatilità e per le sorprese che riserva: su uno sfondo di plenilunio nebbioso, si staglia un quadrato di terra nel quale si muove l’attrice, uno spazio limitato e marcio che fa da correlativo oggettivo della corte di Elsinor, luogo altrettanto limitato e marcio. Questa terra nasconde e partorisce gli abiti che la nostra protagonista indossa nelle varie sfumature del suo amore e nella denuncia del suo risentimento; di qui esce la giacca di Amleto, con la quale Ofelia simula un rapporto amoroso; dalla terra marcia escono fuori la spada, per evocare il momento dell’ipocrita duello tra amleto e Laerte ed emergono anche il topo di peluche – che rappresenta il viscido Polonio – e un corvo, onnipresente in proscenio, come a rappresentare l’animo ingombrante e angosciante di Amleto d auna parte, ma anche e soprattutto la raffigurazione di una donna fintamente considerata angelica ma, in realtà, subdolamente trattata da strega – significativo il momento in cui l’attrice simula infatti un’uscita di scena su una “scopa volante”.
Uno spettacolo che fa riflettere su quanto un grande classico possa continuamente essere fonte di nuovi spunti e di nuove prospettive, soprattutto se a lavorarci c’è dietro una mente fervida, brillante e rigorosa come quella dell’autrice/attrice/regista Caroline Pagani.

Lo spettacolo continua:
Spazio Tertulliano
via Tertulliano, 68 – Milno
fino a domenica 20 ottobre

Hamletelia
da William Shakespeare
testo, regia, interpretazione di Caroline Pagani

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