Il teorema di Mary Cooper. Spara col Signore!

Heretico di Leviedelfool è stato presentato venerdì 17 novembre, all’interno della Stagione di Fuori Luogo a La Spezia. Uno spettacolo controverso, dalle risonanze inaspettate.

Uno spettacolo antireligioso e anticlericale: sette punti e sette quadri per rispondere al problema religione. Uno: quello che è scritto nella Bibbia è assurdo, violento e incoerente (anche se è importante notare che si leggono frammenti soltanto dal Primo Testamento e dall’Apocalisse; nulla dal Secondo Testamento, il vero libro per i Cristiani). Due: preferiamo credere a storie assurde piuttosto che vivere la meraviglia della vita e il mistero del sacro. Tre: il mondo della religione è un’accozzaglia di incoerenze che danneggia la vita personale di ognuno e anche quella sociale (vedi family day).
Difficile parlare di Heretico per un eretico. Disorientata dalla mia personale esperienza in materia di apostasia e di messa in discussione dell’educazione religiosa, cerco di immaginare come potrebbe essere questo spettacolo per qualcun altro, per un fedele – magari un’anziana. In teoria, non dice nulla di nuovo o di particolarmente offensivo. Il suo anticlericalismo si serve di argomenti e polemiche ben noti, come la critica al contenuto della Bibbia, o il riferimento ai casi di pedofilia. Quel che si dice sulla Chiesa è risaputo e anzi, volendo, si potrebbero aggiungere molte altre questioni.
Difendere la ragione significa ragionare, utilizzare il senso critico, porre domande. Forse, allora, il problema sta nel voler difendere la ragione senza ragionare. Quante domande si è fatto questo spettacolo? Non si è scagliato soltanto contro i fantocci della religione? Contro la sua incoerenza – utilizzando l’incoerenza? Il problema starebbe nella riflessione sottostante e nel modo in cui sono stati costruiti i vari quadri? No, non pensiamo sia così. Problemi, in realtà, non ce ne sarebbero visto che lo stesso Perinelli parla di scherzo – usando una metafora musicale – e di superficialità nel trattare un tema così superficiale.
In effetti, i capitoli riflettono come uno specchio quel senso di stupore allibito, basito di fronte al non senso del potere della religione, restituendo stupore e assurdità. Non affrontano un problema, ne restituiscono l’immagine e lì si fermano. L’incoerenza, in scena, regna sovrana, ed è la cifra della costruzione dei vari quadri e del modo di trattare le questioni (si pensi alla parte del crocifisso, o alla prospettiva dalla quale si affronta l’argomento pedofilia). Sembra di trovarsi su una giostra, a un festa. È lo spirito ludico a regnare.
Non si tratta, quindi, di un vero assalto armato, ma del gioco di un bambino: in alcuni momenti, è bendato e mena fendenti a destra e a manca, alla ricerca della pignatta piena di caramelle (mentre tutti gli altri bambini intorno gridano felici, leggasi il pubblico); in altri, lo possiamo immaginare sull’autoscontro, mentre si diverte a colpire la macchina del clero, della religione, che ancora cementa tanta Italia, e struttura la Chiesa. Mentre gioca, con fare incoerente, ribelle, liberatorio, il bambino ride, si diverte a ripetere le sue scoperte, a gustare la sua libertà. È preso dal delirio gioioso di chi scopre di essersi liberato da tutte le catene. Ma non è metodico. Non è feroce, non è sofferente.
Interessanti alcuni innesti all’interno della polemica: le riflessioni sui danni che una filosofia di vita basata sull’insegnamento religioso genera nelle persone (la rassegnazione, il problema del coraggio, la sconnessione dalla vita – tutti temi declinati fondamentalmente al femminile), ma soprattutto l’afflato, la ricerca e la difesa del sacro, la salvaguardia del bambino dall’educazione religiosa – fuorviante e mortifera.
A incorniciare il tutto, ammantandolo di senso, la parabola (termine tecnico fisico/letterario dal retrogusto ironico) del bambino danzante con la palla rossa. In essa (come nel caso della processione), la polemica anticlericale si fa immagine – avvicinandosi alla poesia – e va finalmente oltre. Il bambino con la sua palla ci parla di quello che abbiamo perso, ci mostra che l’educazione religiosa che riceviamo ci strappa alla vita, ci toglie il sacro, il senso della nostra bellezza, della nostra forza e del nostro mistero. La sua storia, la sua evoluzione, il suo sottostare allo sguardo giudicante, il suo mutare gesti, fisicità e andamento, sono immagine eloquente di una devastazione. Soltanto alla fine, quando la consapevolezza si dispiega (e, incalzati dall’ultimo monologo, ci si rende conto che di tutto quel che c’era non resta niente se non la casa vuota dei genitori, con lo strato di polvere sul tavolo e quel bambino che ci guarda dalla fotografia scattata in corridoio), gli viene restituito ciò che aveva perso: la libertà, il gioco, il potere della creazione, la leggerezza. Il gusto della scoperta. La danza.
Dal punto di vista visivo Heretico è senza dubbio ben fatto, con scene e una sorta di fotografia in movimento dai tratti intensi ed efficaci (vedasi la Madonna in processione immersa nelle nuvole, decisamente notevole), mentre le musiche di Setti accompagnano i vari capitoli immergendoli in un’atmosfera algida eppure carica di energia allo stesso tempo.
Dei vari cortocircuiti a livello simbolico, qualcuno è divertente ed eloquente (come il passaggio del gorilla mentre l’uomo legge la Bibbia), mentre altri sono solo potenzialmente dirompenti. Se da un lato il simbolismo si spreca, alcuni simboli ricchi e densi di significato annegano nel mare magnum, e lo spettacolo appare sotto questo punto di vista caotico e dispersivo. Che dire della scia di sangue che l’alto prelato si lascia alle spalle, dell’ammiccare della Madonna in processione (a chi ammicca e perché?), o della palla rossa (che rende davvero quel senso di magia e leggerezza proprio del sacro)?

A chi parla Heretico? Quali sono i suoi intenti, aldilà dello sfogo festaiolo? Irrita, infastidisce il credente, mentre è applaudito da atei e agnostici. Come raccontano i membri della Compagnia, nell’incontro a fine serata, le reazioni del pubblico vanno dall’indignazione che, nei primi tre minuti, fa allontanare rumorosamente dalla sala, alle invettive post-spettacolo, al gaudio di associazioni di atei e agnostici o di qualche pastafariano. Nel complesso la visione lascia il desiderio di riprendere il discorso, pone interrogativi davanti ai quali esso stesso rimane allibito e ai quali reagisce con stupore e non-senso.
Dopo questo apparente nulla, quando la palla finalmente scende, si affacciano diverse domande. Quelle tradizionali, sul perché e il come dell’attuale potere della religione (dopo l’Illuminismo, dopo il Marxismo, dopo l’emancipazione femminile), ma anche su questioni più strettamente legate alla messinscena. Che ne sarà del bambino danzante e chi sono le figure che intorno a lui assistono alla scena? Cosa faranno? Dove si posizionano nel loro cammino di crescita e cosa vogliono? Cosa occorre per riscoprire il sacro? Qual è lo spazio del sacro e come si può difendere? E soprattutto: è possibile avere sentore del sacro lontani dalla natura?

Lo spettacolo è andato in scena:
Auditorium Dialma Ruggiero

via Monteverdi, 117 – La Spezia (SP)
venerdì 17 e sabato 18 novembre, ore 21.15

Heretico – Dopo questo apparente nulla
drammaturgia e Regia Simone Perinelli
con Claudia Marsicano, Elisa Capecchi, Daniele Turconi e Simone Perinelli
aiuto regia e organizzazione Isabella Rotolo
musiche originali Massimiliano Setti
disegno luci e scene Fabio Giommarelli
progetto audio e tecnico del suono Niccolò Menegazzo
costumi Labàrt Design
foto di scena Manuela Giusto
produzione Gli Scarti / FuoriLuogo
in coproduzione con Fabbrica Europa, Armunia, Triangolo Scaleno Teatro / Teatri di Vetro
e con il sostegno di Pim OFF, Straligut Teatro, Teatro Era – CSRT, NTC Nuovo Teatro delle Commedie
un ringraziamento per la disponibilità e i suggerimenti a Roberto Castello

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