En attendant… Hilda

Ossessione, ironia, movimento e un tocco di mistero: questi gli ingredienti di Hilda, una pièce dal sapore intenso e deciso che spazia dall’introspezione personale ai grandi temi sociali e offre infinite chiavi di lettura.

Lo spettacolo, realizzato in collaborazione con Face à Face – Parole di Francia per scene d’Italia e l’Institut Français di Milano, va in scena sul palco del Teatro i da mercoledì 7 a lunedì 26 novembre.

Hilda aleggia sulla scena senza mai prendervi parte direttamente. Come nel testo di En Attendant Godot, tutti i personaggi parlano di lei, invocano in modo continuo ed esasperato il suo nome. Tutti la aspettano, la donna non compare, ma in un sottile gioco d’intuizione il pubblico è portato a vederla nel terzo personaggio: una ragazza bionda sempre presente sul palco che organizza e dirige la scena ma che, come il servo de Le Malentendu di Albert Camus, sa tutto e non interviene.

Sarà compito della ricca signora che l’ha assunta come domestica e del marito – che attende che Hilda torni finalmente a casa – dare alla trama dello spettacolo le parole. Federica Fracassi – vincitrice nel 2011 del Premio Ubu come miglior attrice protagonista – regala un’interpretazione della Signora, ricca di corde emotive diversificate, che avvince lo spettatore e lo trascina nella vicenda. Le nevrosi, le paure e le violente pulsioni della contorta padrona, spaventano e angosciano il pubblico in sala. Col passare dei minuti e l’avanzare dell’azione, aumenta il sentimento di disgusto e disapprovazione per questa donna e per un marito che, in fondo, è incapace di amare e di proteggere la moglie.

Entrambi, però, rivendicano un falso amore per Hilda, un sentimento fittizio che cela il loro reale bisogno di lei. I due personaggi, a volte, sembrano rappresentare metaforicamente lo sfruttamento sulle donne: prima, serve dei propri mariti all’interno della famiglia e, poi, oggetti nelle mani dei datori di lavoro. Altre, al contrario, dimostrano un tale senso di smarrimento e un tale, incolmabile vuoto esistenziale, che è la pena a prendere il sopravvento.

L’ambientazione apparentemente povera, ma elegante e suggestiva, rievoca, nei continui spostamenti degli oggetti presenti sul palco, i giochi dei bambini – quando basta muovere anche solo una sedia per immaginare un nuovo racconto. La musica, che a tratti riempie la scena, regala l’illusione di un luogo lontano dalla realtà – dove Hilda può fuggire e ritrovare, almeno per qualche istante, se stessa e la libertà.

Nella scelta dei costumi nulla è lasciato al caso. La Signora cambia continuamente abito: indossa vestiti eleganti e ricercati, abbinati persino con scarpe, ogni volta diverse. L’abbigliamento del marito è al contrario semplice e modesto, segno della sua appartenenza a una classe sociale più umile. L’aspetto vagamente onirico che mostra l’abito del terzo personaggio rimanda a una dimensione sospesa, dove non esistono mode o differenze sociali.

L’atmosfera dell’intera performance è tesa e incalzante. Vi sono momenti in cui tutto sembra destinato a risolversi in tragedia. Quando le luci si spengono, alla fine dell’ultima battuta, il pubblico si domanda incerto se lo spettacolo sia davvero terminato. Il tempo della scena non sembra bastare per esaurire la forza emotiva che lo spettacolo ha mosso nello spettatore. Chapeau.

Lo spettacolo continua:
Teatro i
Via Gaudenzio Ferrari 11, Milano
Da martedì 7 a lunedì 26 novembre 2012
Orari: da lunedì a sabato, ore 21.00 – domenica, ore 17.00 – martedì riposo
 
Hilda
di Mario NDiaye
traduzione di Giulia Serafini
regia di: Renzo Martinelli
Con Alberto Astorri, Federica Fracassi e Francesca Garolla
In collaborazione con Face à Face – Parole di Francia per scene d’Italia e Institut Français di Milano

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