Anarchy on the grass

In scena, al Fabbricone di Prato, Kinkaleri con Hit Parade, la parata che fa impazzire gli studenti.

Li fa impazzire di gioia perché la conferenza-spettacolo, come promesso, si trasforma in vera e propria rievocazione, ricreazione di un caos, un tumulto in stile dada. A fine spettacolo la situazione esplode: fischietti, urla e palle di carta che volano ovunque.
A partire dalla rievocazione della prima dell’Après midi d’un faune, terminando con il gran finale di Parade, ci si immerge in un clima simile a quello che ha caratterizzato quelle lontane serate e si ha la sensazione di respirare almeno un po’ lo spirito di rottura e ribellione che ha accompagnato la vita di questi spettacoli. È bello assaggiare il sapore di quella provocazione e allo stesso tempo, altrettanto importante, di assaporare quello della rivolta del pubblico: permette di tastare il senso dell’anarchia, della libertà, lo sprigionarsi di energie e di possibilità represse. Molto interessante sperimentare come la provocazione e la libertà dell’artista provochino una reazione veemente da parte del pubblico che, sciolto dai vincoli dell’educazione e della normalità, si abbandona al caos.
Altrettanto curioso che lo spettacolo, però, risulti stranamente monotono, almeno fino al momento dell’Après midi, monotono al punto che si rimane un po’ perplessi che la conferenza, con tutti i mezzi a sua disposizione, riesca talvolta noiosa quanto una lezione di scuola in un’aula qualsiasi.
Si è vagamente ipnotizzati dalla voce di Brinati che, in modo un po’ uniforme, racconta le peripezie folli e affascinanti che hanno accompagnato le proposte provocatorie dei Balletti Russi e poi di Parade. Il danzatore del Maggio Danza appare un po’ debole sul fronte della verve e sensibilità attorale: sensibilità al ritmo, ai tempi e all’energia della parola e del discorso.
A partire dall’Après midi e fino all’esplosione finale, il cambio di registro è però evidente: l’atmosfera dello spettacolo vira, come detto, procedendo verso una progressiva immersione nei bei tempi che furono.
Talvolta l’andamento sembra avere il passo titubante e timoroso: certe gag, ad esempio, sono mantenute per il tempo minimo necessario, come se si avesse paura di prolungarle. Esilarante ed efficace, al contrario, la versione doppiata del balletto dell’Après midi, una sorta di Io doppio della danza.
Nel complesso, Hit Parade risulta convincente e intenso. Regala ai ragazzi conoscenze importanti sulla storia dello spettacolo e della musica, grida loro che sono autorizzati a pensarsi come opere d’arte (quanto ne hanno bisogno i giovani? Quanto ne abbiamo bisogno noi, che giovanissimi non lo siamo più?); mentre, da un altro punto di vista, invita a riflettere su quanto siamo diventati, più o meno tutti, conformisti, noiosi, comodi e sicuri, tesi a percorrere per l’intera vita una strada conosciuta (fosse anche quella di un anticonformismo divenuto istituzionale).
Quanta sovversione, o quanta reale, intima ribellione viviamo? Poca si direbbe, anche a causa del fatto che, all’apparenza, non esiste più padre da uccidere o tradizione da rompere – perché è già stato fatto. Ma è davvero così? Cosa abbiamo fatto della nostra libertà, della possibilità di essere creativi? O non sapremmo che farcene di tale libertà?
Hit Parade giunge anche come un nuovo invito a riflettere, a indagare sulle nostre barriere e sui nostri limiti – attuali e personali.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Fabbricone

via Targetti 10/12, Prato (PO)
da martedì 4 a venerdì 7 aprile, ore 10.00

Kinkaleri presenta:
Hit Parade
progetto e realizzazione Kinkaleri
con Duccio Brinati e Marco Mazzoni
documentazione e consulenza storica Duccio Brinati
produzione FerraraArte, Kinkaleri

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