L’arte, utile passione

lenz-parmaDall’Hyperion di Friedrich Hölderlin, il personaggio del celebre Simposio è protagonista della nuova creazione firmata da Lenz Rifrazioni e dal musicista polacco Paul Wirkus.

Straordinaria manifestazione del pensiero platonico (fu colei che avviò Socrate al vero amore ideale) e polo femminile dello scambio epistolare con l’amato Iperione nel romanzo di Hölderlin, Diotima è «figura tra le più complesse della mitografia hölderliniana».

Maria Federica Maestri e Francesco Pititto tornano dunque a indagare il «poeta, filosofo, drammaturgo romantico tedesco» dopo «la messinscena delle tre stesure de La Morte di Empedocle, Edipo il tiranno, Antigone, Hölderlin-Foscolo, L’era dei querci» tra 1991 e 1994.

Un rinnovato interesse che, non a caso, avviene all’interno del progetto triennale del Festival Natura Dèi Teatri ispirato a «suggestioni filosofiche tratte dall’opera di Gilles Deleuze», perché la tematica della differenza, dell’ideologica concezione di identità e ripetizione, del tentativo di rivolta contro un destino dialettico dagli esiti omologanti e laceranti, è la cornice concettuale ideale per porre la fondamentale questione di «indagine approfondita sui linguaggi della creazione contemporanea».

Le sonorità elettroniche dal vivo di Paul Wirkus contribuiscono a dare corposa densità all’ambientazione di un allestimento splendidamente semplice e dall’impatto visivo esemplare per come riesce a restituire nel segno (scenografico) la perfetta coincidenza di significato e significante, avvalorando così la piena potenza dell’affermazione nietzschiana «non esistono fatti, solo interpretazioni» e la radicalità di una intuzione che riconosceva all’interpretazione (inter)soggettiva la capacità di plasmare le coscienze e disciplinare i corpi.

Una intuizione ribadita quasi esplicitamente in scena («Dimentica il tempo, e non contare i giorni della vita. Che cosa sono i cento anni di fronte all’istante in cui in due ci sentiamo e solo dopo ci tocchiamo») e che ancora oggi risulta attuale (dunque storicamente inattuale), pur svilita nell’idea che – parafrasando quella citazione – esistano solo opinioni e non argomentazioni.

Il telo rotondo, bianco e teso che Valentina Barbarini attraversa concentratissima, mentre declama frammenti ritradotti dall’Hyperion, è la rappresentazione sublimata della pienezza dell’essere parmenideo in tutta la sua paradossalità (empirica). Indivisibile e perfetto, immobile e identico (per la ragione), appare (ai sensi) agìto da una incongruenza insanabile per la presenza di quell’umano in divenire che, infatti, vedremo fisicamente e non proiettato. Dunque concreto, fuori e non dentro (se non come ombra), perché al suo interno potranno unicamente scorrere le immagini di una Natura da cui l’uomo – insopportabile «uva acida … in mezzo alle dolci uve» – risulta bandito.

Maieutica ed erotica, potenza creativa dell’arte e della natura in conflitto con un homo che, proclamandosi sapiens, ha dimenticato la propria animalità, in Diotima / Hyperion di Lenz vediamo convergere la ricerca drammaturgica con l’indagine a favore di una rinnovata restituzione visiva di dilemmi esistenziali primordiali: l’anelito di infinito che tormenta strutturalmente l’essere umano e il suo inevitabile naufragio («Ma l’uomo è dio appena uomo! E se è un dio, allora lui è bello! [..] Ma le mie braccia erano sempre più stanche e l’angoscia mi trascinava giù, inesorabile»); la brama di una panteistica armonia («là stavo io, la tua. Un fiore tra i fiori») e la percezione della sconfitta storica nella modernità («Difenderci dalla mosche sarà la nostra futura occupazione. Rosicchiare le cose del mondo, come bambini. Invecchiare tra i vecchi è la cosa peggiore. Partono dal cuore e tornano al cuore, le vene»).

Diotima è allora il simbolo intimamente contraddittorio del rischio del disimpegno e della solitudine («Che m’importa del naufragio del mondo! Non conosco altro che la mia isola beata»). Un rischio che, visto all’interno di questo specifico contesto artistico, «un edificio industriale della periferia storica di Parma» dove la cultura oltre a resistere continua a darsi, sembra affatto avvilire, quanto dispensare forza e passione.

Esattamente come quel canto di speranza e bellezza che fu Diotima per Iperione.

Uno spettacolo di una coerenza disarmante.

Lenz Rifrazioni + Paul Wirkus – Hyperion – Diotima – © Francesco Pititto

Lo spettacolo è andato in scena:
Lenz Rifrazioni

Via Pasubio 3, Parma

Hyperion/ Diotima
da Friedrich Hölderlin
installazione, elementi plastici, regia Maria Federica Maestri
visual e drammaturgia Francesco Pititto
performer Valentina Barbarini
musica Paul Wirkus
cura Elena Sorbi
organizzazione Ilaria Stocchi
comunicazione Violetta Fulchiati
luci e tecnica Alice Scartapacchio
produzione Lenz Rifrazioni

Festival Natura Dèi Teatri 2014
Performing Arts Festival 19 edizione
direzione artistica Maria Federica Maestri, Francesco Pititto

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