“Gli uomini producono il male come le api producono il miele”

Allo Spazio Tertulliano, una scena vuota e sette attori bastano per ricreare l’isola di Golding e per raccontare la faccia oscura della natura umana.

Nel ’54, il premio nobel William Golding pubblicava Il signore delle mosche.
Metti un gruppo di ragazzi su un’isola deserta.
Metti la fame, la speranza di essere salvati che pian piano se ne va.
Assisterai a ciò di cui può esser capace l’essere umano in simili condizioni.

I giovani naufraghi si godono l’ebbrezza dell’assenza degli adulti. Giocano, esplorano, si divertono. Ma cercano anche di darsi delle regole ispirate in qualche modo a una leadership democratica.

Ed è proprio qui che qualcosa si spezza.

In un gioco di specchi che ci restituisce la nostra attualità politica – e più in generale la politica di ogni tempo – i ragazzi non controllano le proprie ambizioni al comando, e pian piano scivolano in dinamiche violente abbandonando ogni scrupolo. Il diritto di esprimere la propria opinione e anche solo di parlare – scenicamente il passaggio della conchiglia e l’ossessione del voto – degenerano in una dittatura della maggioranza.

Il carisma del leader attira di più del bene comune, e basterà far leva sulla paura e sull’emotività perché il gruppo si lasci andare agli orrori più bestiali: homo homini lupus.

La drammaturgia di Emanuele Crotti, che dal romanzo prende le mosse, gli vale nel 2010 il premio del bando Schegge indetto dall’Associazione Il cerchio di gesso di Torino e l’istanza di fondo di raccontare la natura umana e i suoi risvolti aberranti è rispettata.
ll pubblico assiste con orrore a come i sette adolescenti trasformino il paradiso in un inferno.
Sebbene l’età degli attori non possa restituire l’immagine di innocenza dei bambini di Golding, ci appare chiaro che il male si insinua dove siamo soliti trovare la purezza: nel gioco.

Nello spettacolo lo scenario idilliaco dell’isola è già pervaso da un senso di inquietudine. Nessuna spiaggia incantevole è evocata: l’atmosfera è già corrotta e la scena si sviluppa soprattutto nella penombra.

Non c’è scenografia e, per costumi, solo pochi stracci. Solo una musica distorta d’atmosfera, eseguita direttamente in scena.

Bastano le coreografie e gli effetti luministici per creare un’ ambientazione emotiva, drammatica e tutta tesa ad esprimere sul piano estetico il conflitto dei corpi.

I grandi sfondi incontaminati dell’isola, panorama del godimento estatico dei ragazzi – che nel libro sono aspetti onnipresenti – nello spettacolo assumano un segno del tutto diverso.

L’isola è nel corpo degli attori. Il corpo è il loro nuovo terreno di studio dove ricercare quella dimensione di armonia e di spontaneità. Non solo l’isola, però. Anche la paura, la fame, il fuoco, la «bestia». Tutto diventa “corpo”. Corpo da scoprire, corpo da violare, corpo da sfamare, fino a quando l’uomo stesso può diventare preda, come il personaggio del Tocco. Oppure predatore, come il personaggio leader, abilmente interpretato dalla giovane Valentina Picello, che incarna il complesso districarsi nell’uomo di bassi istinti e ragione, di frustrazione e desiderio di dominio.

Con la morte del Tocco, studiata scenicamente sul piano multiplo di gioco, sogno e realtà, il gruppo perde l’innocenza e passa definitivamente dalla parte della barbarie.

Tutta la banalità del male viene salvata nel finale ed enfatizzata dalla società civile che tramuta gli uomini-bestia in bestie da reality. L’isola di Golding diventa una sottospecie dell‘ Isola dei famosi,rendendo così la violenza umana accettabile dalla massa che tenta grottescamente di giustificarsi per quello che è realmente.

«Che idea pensare che la bestia fosse qualcosa che si potesse cacciare e uccidere! Lo sapevi no, che io sono una parte di te?».

Lo spettacolo continua:
Spazio Tertulliano

via Tertulliano 68 – Milano
fino a domenica 15 aprile
da mercoledì a sabato ore 21:00, domenica ore 16:00

I Candidi
l
iberamente tratto da “Il signore delle mosche” di William Golding
regia e drammaturgia Emanuele Crotti
con Francesco Meola, Valentina Picello, Andrea Pinna, Libero Stelluti, Giulia Viana, Chiara Zerlini, Fabio Zulli
musiche di Stefano De ponti e Eleonora Pellegrini
produzione Eco di Fondo

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