Il potere immaginifico dell’organo

Si è tenuto, nella Basilica Cattedrale di Teramo, l’ultimo appuntamento della Stagione dei Concerti d’Organo organizzata dalla Società della Musica e del Teatro Primo Riccitelli – a cura del Maestro Roberto Marini. Un addio all’altezza dell’intera rassegna, giunta alla XXVIII edizione. Ultimo appuntamento con la manifestazione, tra le più longeve e maggiormente frequentate della città.

La location, il bellissimo Duomo nel centro storico di Teramo – a fianco del teatro romano, realizzato da Adriano nel II° secolo d. C. – ha accolto una nutrita folla di appassionati e neofiti.
Come ogni anno, i curatori hanno invitato i migliori organisti provenienti da tutto il mondo e d’improvviso, come ogni anno, l’atmosfera sonnecchiosa del Sud si è rivitalizzata. Molti tra di voi immagineranno una serata colta e noiosa, con un uditorio dall’età media abbastanza alta, pochi affezionati dai gusti antiquati: niente di più sbagliato. In chiesa c’era oltre una cinquantina di persone: adolescenti, adulti, anziani – con giovanissimi nipoti al seguito. Oltre a un gruppo di studenti stranieri venuti a Teramo per l’International School of Astrophysics 2012 – una settimana di seminari organizzati dall’osservatorio astronomico cittadino, in cui si alternano relatori italiani e non per parlare di distanze siderali, cataclismi ed ellissi bin
arie.

Protagonista della serata, Klaus Sonnleitner, un canonico agostiniano, organista collegiale al monastero di St. Florian e cappellano nella parrocchia di Linz/Ebelsberg. Sonnleitner è un personaggio: aria sorniona, sorriso dolce ma grande professionalità.
Alle prime note (la Sinfonia Cantata BWV 29 di Bach) sono subito attratta dalla potenza dell’organo e dall’estrema complessità del suono che produce. Per chi non lo sapesse, lo strumento fa parte della famiglia degli aerofoni, il cui suono è emesso per mezzo di una vibrazione d’aria – non di corde o dello strumento stesso. L’aria è insufflata dai mantici che ne regolano la pressione, mentre il timbro del suono è regolato dai registri, con i quali l’organista decide in quali file di canne far filtrare l’aria e, quindi, emettere il suono.
Tornando alla serata, il programma prevede, oltre a Bach, Mendelssohn Bartholdy, Boëllmann, Kropfreiter, Lindberg, Prokofiev, Vaughan Williams e Mulet. Non essendo un’esperta di classica temo di non riuscire ad apprezzare appieno l’esecuzione e il concerto. Al contrario, la musica risuona su note familiari… “ma è la sigla di Super Quark! Possibile? Sì, è Bach”. Segue la saga dei Montecchi e Capuleti di Prokofiev: riconosco la melodia – l’ho sempre conosciuta, sebbene non sappia dove l’ho appresa.
Probabilmente si è privilegiato un programma che rimanda alla nostra memoria storica – anche se il pubblico non sempre si dimostra consapevole. A proposito mi soffermo a chiacchierare con un simpatico cultore d’organo, un po’ contrariato per un’inaspettata variazione al programma. Eppure, proprio grazie alle scelte operate, Romeo e Giulietta di Prokofiev risuona inconfondibile – non si può sbagliare: nonostante le inversioni del programma, si comprende immediatamente quale sonata sta eseguendo Sonnleitner: è Die junge Julia, che immortala il momento quando Romeo vede, per la prima volta, Giulietta.
Durante l’ascolto prendo appunti: scrivo di foreste, di quadri di Turner e di Romanticismo, ascoltando Bach. Immagino il crepuscolo della vita e dell’umanità sulle note di Mendelssohn Bartholdy e la sua Trauermarsch; penso ad Alice nel paese delle meraviglie quando Sonnleitner esegue la Toccata francese. Si materializzano di fronte ai miei occhi non tanto pensieri o sensazioni, bensì immagini, narrazioni in note: leggo i titoli delle opere, attingo al mio bagaglio culturale e mi lascio trasportare dall’estremo equilibrio e pienezza del suono dell’organo. Questa musica dimostra appieno il potere immaginifico che possiede, essendo in grado – come un film senza pellicola, come un libro senza pagine – di raccontare una storia chiara eppure misteriosa.
Mi sento come se fossi seduta in un cinema – avvolta dal buio della sala – mentre sono in una chiesa d’Abruzzo a riscoprire le mie radici musicali.
La rassegna si tiene tutti gli anni, nel mese di giugno. Per chi fosse appassionato di classica o del suono dell’organo – ma soprattutto per coloro che non lo fossero – il consiglio è di assistere almeno a un concerto. Forse sarà anche per voi, come per me, una splendida sorpresa.

Per la rassegna I concerti d’organo
a cura della Società della musica e del Teatro Primo Riccitelli di Teramo

Il concerto di Klaus Sonnleitner è andato in scena:
Duomo
Piazza Martiri della Libertà – Teramo
giovedì 14 giugno, ore 21.00

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