Al teatro Verga, un viaggio alla scoperta delle parole di William Shakespeare per comprendere la differenza tra sentire e ascoltare.

Così come i mass media ci bombardano giornalmente di informazioni lasciando al nostro cervello il compito di assorbirne quante più possibili, anche la cultura a volte diventa ridondante e ci ritroviamo sommersi di nozioni, di nomi, di date senza però che il nostro cervello – pigro, come recita parte del titolo – li possa elaborare e comprendere a fondo. Questo fatto, secondo Omar Nedjari – autore della rappresentazione – non risparmia nessuno, neppure uno dei più grandi scrittori di sempre, William Shakespeare.

Mettere in scena Shakespeare a pezzi – come recita infatti la seconda parte del titolo – è, quindi, quanto ha deciso di fare il giovane regista e drammaturgo che è partito da tre fra le più famose tragedie shakespeariane – Romeo e Giulietta, Otello e Amleto – le ha scomposte, ne ha estrapolato parole, gesti e sentimenti, ha rimescolato il tutto e ce le ha riproposte sul palco attraverso la compagnia Formelinguaggi.

Il risultato appare discontinuo. Poco comprensibile, in particolare, il cambio improvviso di registro: se, infatti, Romeo e Giulietta viaggia sui binari del divertissement, ironizzando sugli eccessi e sui difetti dei personaggi, per le altre due tragedie non si nota lo stesso lavoro di ricerca. Modernizzate attraverso piccoli cambi linguistici, ci vengono riproposte così come le conosciamo. L’inizio dello spettacolo risulta veloce, carico di comicità – il pubblico risponde positivamente – ma con Otello e Amleto il ritmo rallenta sempre più, e la comicità voluta e proposta con Romeo e Giulietta non si ritrova nelle altre due pièce.

Pur non essendo il divertissement l’obiettivo dichiarato, proporre la prima tragedia in chiave ironica ha creato delle aspettative negli spettatori che poi sono state deluse, non per la non bellezza del lavoro, ma per la differenza di piani su cui si è lavorato. Nel complesso, l’idea originale e coraggiosa propone un punto di vista diverso nei confronti di una drammaturgia che ci viene riproposta da secoli sempre nello stesso modo.

Menzione per l’attrice Silvia Pernarella, unica figura femminile dello spettacolo, capace di trasmettere emozioni e sentimenti non solo attraverso le parole, che sono ovviamente cariche di pathos, ma anche attraverso un uso consapevole del corpo e della mimica sulla scena.

Lo spettacolo e’ andato in scena
Teatro Verga
via Verga, 5 – Milano
fino a domenica 25 aprile, ore 21

I Figli di un cervello pigro – Shakespeare a pezzi
coproduzione Compagnia teatrale Università degli Studi di Milano, Compagnia FormeLinguaggi, Teatro Verga
drammaturgia e regia Omar Nedjari
con Davide Arcuri, Filippo Barberis, Alessandro Lussiana, Omar Nedjari, Silvia Pernarella, Fabio Sarti
scene Edoardo Arcuri, Marika Cosenza
musiche Omar Nedjari

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.