Incomunicabilità sotto la tenda

Alla XXI edizione di Inequilibrio, il Festival di Castiglioncello, prima nazionale per il secondo episodio de I giardini di Kensington – Il rifugio.

Per introdurre il loro lavoro, in una nota di regia, la coppia Elisa Pol e Valerio Sirna, duo artistico costituito appositamente per il progetto I giardini di Kensington, cita un pensiero del filosofo francese Gaston Bachelard da La poetica dello spazio: “Il nostro obiettivo è ora chiaro: dobbiamo dimostrare come la casa sia uno dei più potenti elementi di integrazione per i pensieri, i ricordi e i sogni dell’uomo” .
La performance prevede due episodi del lavoro drammaturgico: Il litigio – finalista al Premio Scenario 2017 – e Il rifugio in prima nazionale, mentre un terzo e ultimo episodio – Il trasloco – è in fase di elaborazione e concluderà la serie.
Una scarna scenografia occupa la Sala del Ricamo del Castello Pasquini, composta da una vecchia poltrona e un non ben definito oggetto che penzola dal soffitto. Al buio entrano gli attori e danno inizio alla performance con una frenetica danza che li vede misurarsi negli stessi gesti. Quello proposto, infatti, è un lavoro di teatro-danza.
Una giovane coppia, lei in body chiaro, lui con camicia, pantaloni e capelli lunghi, discute delle prossime vacanze, di risparmi per potersele permettere e della scoperta del campeggio che fa risparmiare rispetto agli agriturismo frequentati finora.
Parlano ma non si ascoltano: si parlano addosso – esponendo elucubrazioni mentali a voce alta – e nessuno è attento all’altro da sé. Sono chiusi dentro loro stessi, nel loro blando, forse annoiato, orgoglio.
Due individui dai quali traspaiono personalità insicure, tanto che lei gli chiede: «Quali sono i miei difetti?». Lunghi silenzi si intersecano con tratti danzati e il testo teatrale. Poi, inaspettatamente, lei decide di andare a dormire. La Sala, insieme agli spettatori seduti per terra, è avvolta dal buio.
Al rientro, a passi di danza, una tenda da campeggio appare sulla scena – montata nel mezzo di ciò che sembra lo spazio più frequentato della casa, il salotto. «Siamo stati creativi», asseriscono sorpresi dalla loro stessa idea.
La tenda come rifugio dalla routine quotidiana fatta di fraintesi, ma anche di preoccupazioni effettive, per estraniarsi momentaneamente dalla propria vita e risvegliare l’immaginazione in grado, forse, di garantire la necessaria sopravvivenza mentale.
Ma l’autentico rifugio sono i ricordi dei momenti felici – soprattutto giovanili – che tornano a galla mentre si finge una vacanza inaspettata. Benché tra i due coniugi la non-comunicazione persista, anche se entrambi ascoltano le vicissitudini dell’altrui lontano passato – narrazioni a lieto fine – si ripercorrono anche i sogni dimenticati, rivivendo un momento sereno e ottimista della propria esistenza. In sottofondo, What is love di Haddaway – e suo famoso leitmotiv : “Baby don’t hurt me no more”.
L’oggetto penzolante dal soffitto – una scultura di Mattia Cleri Polidori e Giulia Costanza Lanza – avrà anch’essa una sua collocazione drammaturgica: una moderna spada di Damocle, stilizzata come un grosso macigno – sebbene appaia leggero – a suggerire che i rapporti umani sono minacciati dalla fragilità intrinseca individuale, in special modo in questa epoca storica contorta – una società mordi e fuggi – dove l’avere conta molto più dell’essere, alla velocità non certamente conforme ai ritmi umani naturali ma imposta dal mercato neoliberista.
Sulla scena non compaiono device tecnologici – smartphone o tablet – altrimenti la coppia avrebbe avuto la possibilità di una più moderna non-comunicazione a causa dell’uso/abuso dei differenti social-network, come capita oggettivamente nella realtà quotidiana.
Il sipario si chiude sulle note de I giardini di Kensington di Patty Bravo, brano del 1970, cover di Walk on the wild side di Lou Reed.

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito di Inequilibrio Festival 2018:
mercoledi 27 giugno, ore 18.00
Castello Pasquini
Castiglioncello (LI)

I giardini di Kensington.
Il litigio + Il rifugio
di e con Elisa Pol e Valerio Sirna
disegno luci Mattia Bagnoli
elaborazione del suono Flavio Innocenti e Valerio Sirna
scultura Mattia Cleri Polidori e Giulia Costanza Lanza
collaborazione tecnica Nikki Rodgerson/Mutoids

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