Quando la fantasia non è un gioco per bambini

Il Festival itinerante Teatri di Vetro , giunto alla sua dodicesima edizione e diretto da Roberta Nicolai, accoglie al suo interno I libri di Oz, recital e performance di Chiara Lagani.

L’intenzione e l’idea di fondo del festival Teatri di Vetro sono di mettere in connessione e in “tensione” modalità espressive diverse: si tratta di un progetto di sperimentazione linguistica e creativa che si dissemina, per tre mesi fino a fine anno, in alcuni dei luoghi cardine della scena culturale romana; uno su tutti, il Teatro India, da sempre sensibile alla sperimentazione espressiva, che accoglie la sezione Oscillazioni. All’interno di quest’ultima, il 13 dicembre è andato in scena I libri di Oz, recital-performance di Chiara Lagani, fondatrice e colonna portante del progetto Fanny & Alexander, che non poteva ridurre lo spettacolo in una mera lettura del classico di Frank Baum: la ricerca sulla corporeità e sul rapporto tra recitazione e “interferenze” mediali che ha attraversato la pluridecennale esperienza della compagnia si concentra nell’istante presente dei Libri di Oz, un universo fantastico parallelo frutto del genio narrativo di un autore spesso trascurato dalla storia della letteratura “ufficiale” e accademica. Nessuno meglio di Lagani poteva interfacciarsi con questo classico della letteratura fantastica, dal momento che sua è la sua recente e inedita traduzione per Einaudi dell’intero ciclo fantasy: la competenza e la conoscenza meticolosa del testo si coniugano nella messa in scena a un calibratissimo uso del corpo, per queste ragioni più che una semplice lettura si tratta di un rapporto immersivo nel mondo onirico e grottesco di Baum. Lagani dialoga con se stessa assumendo il profilo di alcuni dei tanti personaggi che popolano questo mondo parallelo, complice la sapiente regia di Luigi De Angelis che attraverso effetti di distorsione della voce e proiezioni video sullo sfondo (con le meravigliose illustrazioni di Mara Cerri) rende paradossalmente dinamica l’apparente staticità della performer. Il tavolo che separa il pubblico dall’attrice potrebbe venire interpretato come un limite insormontabile, e invece proprio quel “simbolo” della tradizione didattico-pedagogica diventa il trampolino di lancio per un’esperienza sognante

D’altronde, ciascuno di noi è legato chi più e chi meno alla storia di Dorothy Gale, così come ad Alice nel paese delle meraviglie, ma la realtà è che al traduzione disneyana di entrambi ha snaturato completamente la profonda filosofia che innerva le due opere: giochi di parole e autentici vortici concettuali che fanno dell’avventura fantasy un espediente per sofisticate riflessioni sulla natura del linguaggio, sul significato del bene, sul rapporto tra l’uomo e l’ignoto. A Chiara Lagani il merito di aver restituito parte della nobiltà di questo “classico” della letteratura infantile al pubblico, per condurlo a una “riscoperta” di qualcosa che credeva di conoscere già benissimo. Così facendo, I libri di Oz si dimostrano qualcosa che va al di là della mera “letteratura infantile”, o meglio ancora, dimostrano come la dimensione infantile in realtà accolga dentro di se tutte le più elevate vette del pensiero e dell’esistenza, perché dopotutto ogni cosa da lì germina.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Teatri di Vetro
Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman 1, 00146 – Roma
13 dicembre 2017, ore 21

Elastica e Fanny & Alexander presentano
I libri di Oz
di e con Chiara Lagani
regia Luigi De Angelis
testi di Frank Baum
illustrazioni Mara Cerri

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