Certo che mi arrabbio


Prende le mosse dall’ultimo scritto di Celeste Brancato I miei occhi cambieranno, racconto degli ultimi giorni dell’attrice, scomparsa a soli quarant’anni per un’impietosa malattia.

«Mi arrabbio, sì. Certo che mi arrabbio. Perché non dovrei? Ho quarant’anni, tanti progetti, una famiglia, non ho fatto mai del male a nessuno, anzi, sono sempre stata zitta e ho risposto col sorriso anche a chi mi annichiliva, e adesso che cosa mi rimane? Il mio orizzonte è oscurato da una nube oscura, il mio futuro è messo a repentaglio da uno stupido mandarino, proprio qui, nel mio seno».
Sembra essere questo il pensiero sotteso a tutto il monologo, la constatazione indignata di una donna che non concepisce la profonda ingiustizia di cui è vittima, il supplizio senza carnefice che la strazia dall’interno. Il primo sforzo che padroneggia la donna è teso a cercare un colpevole, a individuare la causa di tutto quel dolore. La donna si butta a capofitto in un’indagine caparbia e approfondita che la porterà, come un novello Edipo, a rintracciare in se stessa la causa del suo male. L’aguzzino risulta essere lei che con la sua abitudine a tenere dentro tutta la rabbia e le contrarietà e con il suo somatizzare il malessere piuttosto che riversarlo all’esterno, ha trasformato l’autocontrollo in un autodafé. Questo, almeno, il tentativo della donna di opporre una spiegazione razionale all’illogica situazione.
Celeste Brancato era un attrice e autrice di testi teatrali, nata a Messina nel 1969 e spentasi a Morlupo, vicino Roma, tre anni fa. Certo che mi arrabbio, da cui è tratto I miei occhi cambieranno, è il suo testo disperato, l’urlo isterico sfogato sulla carta di chi non sa se essere più spaventata, terrorizzata o infuriata per il male che da un giorno all’altro l’ha travolta. Lo scritto è la preziosa testimonianza delle ultime parole e degli ultimi pensieri che la mente di Celeste ha concepito prima di obliarsi in un irreversibile stato d’incoscienza.
L’ interpretazione vede una Federica De Cola molto coinvolta e quasi commossa. L’attrice è intrisa del ruolo fino a essere completamente trasportata da esso e in balia dei moti ondosi dei sentimenti che descrive. Quasi fosse in prima linea, sdraiata sotto i macchinari infernali delle tac o al volante dell’auto mentre canta a squarciagola per non pensare, la De Cola trasmette la passione dell’immedesimazione nella parte, una passione quasi dolorosa, come vuole l’etimologia del termine. Gli scatti d’ira si alternano ai momenti di pacata riflessione con assoluta credibilità, i passaggi sono naturali e sinuosi in modo tale che niente risulti artefatto. L’interpretazione risulta così concentrata, che a volte sembra recitare per sé sola, indifferente al pubblico e a qualsiasi tipo di realtà esterna.
Poi quello sguardo, alla fine, rivolto a un futuro lontano e popoloso di speranze, si poggia sul pubblico, ma i suoi occhi sono cambiati, impressi da mille fotogrammi di sofferenze.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Quirino
via delle vergini, 7- Roma
domenica 27 maggio, ore 20.45

I miei occhi cambieranno
di Giampiero Cicciò, Giusi Venuti
tratto da Certo che mi arrabbio di Celeste Brancato
regia Giampiero Cicciò
con Federica De Cola

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