Assurdi sentimenti

La figura straordinaria e controversa di Jean Cocteau, autore di pagine intere della storia della cultura francese, si riversa stringente e acuta sul palco contemporaneo del Teatro Arcobaleno di Roma, nell’adattamento del suo I parenti terribili per la regia di Ilaria Testoni, in scena fino al 2 giugno.

Leggere la biografia di Jean Cocteau è come attraversare due secoli di storia in una corsa a perdifiato. Nella sua figura si riassumono le istanze bohémiennes dell’Ottocento inoltrato e l’isterica ricerca novecentesca del moderno, in un affanno continuo che passa dalla poesia al cinema, dal surrealismo al dramma borghese, dall’oppio alla lucidità, dall’amore convenzionale all’omosessualità. Un’incredibile sintesi di decenni, che preannuncia il superamento delle aspirazioni dell’arte del suo tempo e lambisce quelle future, inerenti all’assurdo.
I parenti terribili arriva addirittura a raccogliere in sé millenni di prospettive teatrali, attingendo al torbido scenario dei tabù ancestrali che il buon Edipo e il suo entourage familiare incarnavano senza tanti complimenti. Un’operazione artistica feroce, che afferra un archetipo già di per sé ostico e lo incastona in un dramma borghese complesso e molesto, così lautamente fruibile dal pubblico del suo tempo, tanto nel 1938, data del testo teatrale, quanto nel 1948, anno in cui lo stesso Cocteau lo trasformò in film.
La storia è un intreccio familiare di amori legittimi, incestuosi ed extraconiugali, un fatto borghese in piena regola. La moglie, Yvonne, ama d’un amore viscerale e morboso il figlio Michel, tanto da dimenticare in un angolo il marito Georges, che affranto cerca affetto tra le braccia di un’altra donna. La sorella di Yvonne, Léo, fidanzata in giovane età con lo stesso Georges e da lui abbandonata in favore della sorella, ha consacrato la sua esistenza a questa famiglia, all’ordine e alla pulizia della casa, alla testimonianza muta di tutto quanto accade, aspettando di poter vendicare il suo amore. Il momento arriva quando Michel, candido e spaurito fannullone, annuncia di essersi innamorato, e di voler lasciare casa e famiglia (chiamata da lui e da tutti “il carrozzone” e a ragione) per sposare l’amante e vivere con lei. Come se non bastasse la reazione folle della madre, tradita dal suo unico grande amore, ovvero Michel (e non Georges, si badi bene) si aggiunge la tragica scoperta che Madeleine, l’innamorata del figlio, altri non è se non l’amante del padre.
Si lasci al pubblico la curiosità di quale macchina crudele si inneschi a partire da queste struggenti dinamiche. Sarà l’opera stessa a rispondere. Senz’altro I parenti terribili è un testo sempreverde, così tristemente moderno nelle sue tematiche e nei suoi sviluppi da sembrare scritto pochi anni fa. Il profilo piccolo borghese che ne emerge è puntuale e millimetrico, e non salva nessuno dei personaggi, pusillanimi e infingardi dal primo all’ultimo, pur volendo l’autore distinguere (ma si percepisce un tranello, come un’intenzione falsa, allusiva del suo contrario) tra gli adulti della famiglia e le due giovani presunte anime belle coinvolte in questo intrigo laido e immorale. Diverte il piano metateatrale dell’opera, il gusto autocelebrativo con cui Cocteau lascia dire ai suoi personaggi che nessun dramma può essere meglio ordito di questo, che i grandi capolavori del teatro si incentrano su queste infime, misere vicende. Un’anticipazione, anzi forse un suggerimento lanciato ai critici dell’epoca (e a quelli di ogni tempo) per pilotarne la penna. Penna che infatti non si peritò di proclamare questo dramma il suo capolavoro.
L’allestimento proposto dalla regia di Ilaria Testoni si muove con misura tra impianto classico ed elementi contemporanei (che si rivelano soprattutto nel disegno luci e in alcuni cambi di scena) e risulta aderente e sensato. La recitazione offerta dagli attori alterna momenti puramente convincenti ad altri di più incerta efficacia: ci si chiede però quanto sia legittima l’esigenza dello spettatore di percepire più spessore emotivo in alcuni passaggi, essendo caratteristica prima del borghese una certa estraneità al coinvolgimento e al senso di responsabilità riferito tanto alla propria esistenza quanto alla altrui, ed essendo la regia ispirata – ad avviso di chi scrive – ad alcuni stilemi propri del teatro dell’assurdo, che ben si allineano al soggetto.
Sia il lettore a sciogliere personalmente questo dubbio amletico, approfittando della buona occasione offerta dal Teatro Arcobaleno, che ancora una volta non smentisce lo spessore della sua programmazione accogliendo quest’opera forte, imponente e inevitabilmente riflessiva.

Lo spettacolo continua:
Teatro Arcobaleno
via Francesco Redi 1/a – Roma
fino a domenica 2 giugno
orari: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
(durata 1 ora e un quarto circa senza intervallo)

Associazione Culturale Le perle di novembre e Teatro Arcobaleno presentano
I parenti terribili
di Jean Cocteau
regia Ilaria Testoni
con Mauro Mandolini, Francesca Di Nicola, Annalisa Biancofiore, Sebastiano Gavassso, Manola Rotunno
musiche Giovanni Zappalorto

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