Gruppo di famiglia in un interno borghese

Al teatro Oscar, va in scena I Parenti terribili. A metà strada tra il capolavoro di Luchino Visconti e il genio di Eduardo De Filippo, Jean Cocteau ripercorre la storia del teatro occidentale per svelare la trama di menzogne che si nasconde tra le pareti domestiche.

Chi non ricorda il corrosivo disprezzo de Il fascino discreto della borghesia (Le charme discret de la bourgeoisie, 1972) di Luis Buñuel? E la morbosa fascinazione che Helmut Berger esercitava su Burt Lancaster, rispettivamente nei ruoli di Konrad e del professore nel capolavoro decadente e manieristico di Luchino Visconti, Gruppo di famiglia in un interno? E chi non ha riso di fronte a Concetta che serve la tazza di caffelatte al figlio Tommasino, eternamente sfaccendato e amato dalla madre molto più appassionatamente dell’ignaro e malaticcio marito, quella maschera ridicolmente tragica di Eduardo, nel ruolo di Luca Cupiello? Tre diverse declinazioni di interni familiari dove la famiglia “normale”, più o meno benestante, implode tra incesti psicologici se non fisici, tradimenti veri e presunti, ossessioni, invidie e gelosie, desideri omo ed eterosessuali rinnegati persino a se stessi, silenzi, ipocrisie e menzogne: tutto un crogiolo di nefandezze che fanno della nostra famiglia, il migliore dei mondi possibili.

Jean Cocteau, a modo suo e in tempi non sospetti – scrive infatti I parenti terribili (Les Parents terribles) nel 1938 – interviene anche lui sull’argomento ma realizzando la storia dei suoi cinque protagonisti (marito e moglie, Yvonne e George; la zia Léonie, innamorata del cognato; il figlio della coppia, Michel, e l’amante di quest’ultimo ma anche di George, Madeleine) attraverso i meccanismi propri di oltre duemila anni di teatro: e così le vicende si srotolano di fronte ai nostri occhi passando dal registro tragico al divertimento disincantato del vaudeville.

Annig Raimondi (Yvonne), Maria Eugenia D’Aquino (Léonie) e Riccardo Magherini (George) interpretano ottimamente (come già dimostrato anche in A porte chiuse) un terzetto quasi satanico nella scabra capacità di ferirsi a vicenda, fingendo di amarsi; sempre credibili nell’intessere trame surreali mentre la loro vita si srotola verso lo sfascio.
Intelligente – nella rappresentazione in questi giorni al teatro Oscar – anche la scenografia, che rinchiude i protagonisti (soprattutto nella prima parte, grazie alla ricostruzione della porta-finestra per dividere il palco dagli spettatori) in uno spazio claustrofobico, mentre il pubblico, al di fuori, cristallizzato nel ruolo di guardone della finestra accanto, è anch’esso intrappolato in un proprio universo-mondo – grande quanto una scatola di scarpe.

Feroce, a tratti comico, una proposta decisamente interessante in tempi di buonismo zuccheroso e par condicio.

Lo spettacolo continua:
Teatro Oscar
via Lattanzio, 58 – Milano
fino a domenica 4 dicembre
orari: da martedì a sabato ore 21.00 – domenica ore 17.00
I Parenti terribili
di Jean Cocteau
traduzione Paolo Bignamini
regia Annig Raimondi
con Maria Eugenia D’Aquino, Carlo Decio, Riccardo Magherini, Lorena Nocera e Annig Raimondi
disegno luci Fulvio Michelazzi
costumi Nir Lagziel
scene Giuseppe Marco Di Paolo
musiche Maurizio Pisati
produzione PACTA.dei teatri – Progetto Cocteau e i suoi amici in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana, Spazio Oberdan
Spettacolo inserito in Invito a Teatro

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