Apre la stagione pomeridiana dell’Istituzione Universitaria dei Concerti all’Aula Magna della Sapienza di Roma con una serata dedicata al grande maestro barocco Johann Sebastian Bach.

Realizzati tra il 1719 e il 1721 su committenza di Christian Ludwig di Brandenburg-Schwedt Hohenzollern, i Sei concerti Brandeburghesi rientrano tra le composizioni di Bach la cui storia risulta avvolta nel mito.

Ma se, per esempio, per le Suite per violoncello solo a risultare bizzarre furono l’assenza del manoscritto originale e la presenza di diverse versioni, mai autografe (la più antica risale alla seconda moglie, Anna Magdalena, deceduta dieci anni dopo) e spesso contrassegnate da annotazioni contraddittorie, nel caso dei Sei concerti a caratterizzare la vicenda fu il fatto che, successivamente alla prima del 1792, non vennero più eseguiti per circa un secolo.

Fatto curioso dato lo status di capolavoro di cui oggi godono i Sei concerti, meno se si pensa che la stessa riscoperta del compositore tedesco avvenne solo nel 1829 (con la celebre Passione secondo Matteo di Mendelssohn), dunque a quasi ottanta anni dalla sua morte, e che tale sorte toccò anche ad altri suoi illustri colleghi, tra cui l’amato Vivaldi, morto in miseria e la cui centralità nella storia della musica dovrà attendere gli inizi del Novecento per essere riconosciuta.

Tuttavia, fu solo in epoca contemporanea, quando l’immagine monolitica di un Bach mistico e devoto venne finalmente scalfita che poté essere rivalutata la natura eccentrica dei Sei concerti, i quali, con il loro inedito ibridare Concerto Solistico e Concerto Grosso, costituiscono un autentico campionario di virtuosismo tecnico-stilistico, nonché summa delle allora eredità concertistiche di Italia, Francia e area germanico-prussiana.

Raramente eseguite nella loro integralità, quella offerta dall’apertura della stagione concertistica dello IUC ha rappresentato dunque l’occasione originale e affascinante per ascoltare tutti i Sei concerti e avere una panoramica complessiva sulla loro modernità musicale.

Testimoniata dalle lunghe file per l’acquisto al botteghino e dal prevedibile sold out, la grande attesa è stata inoltre potenziata dalla presenza dell’Ensemble Zefiro diretta da un’autorità nel campo della musica barocca, il maestro Alfredo Bernardini, la cui poetica  intende recuperare al proprio senso più autentico e profondo l’originarietà di una tradizione non snaturata e scevre da sperimentalismi, attraverso un’operazione ermeneutica di emersione e rinnovamento di antiche e suggestive prospettive musicali.

Proprio a questa intenzione di fedeltà, infatti, riferisce la principale qualità della serata, ossia l’aver assistito alle diverse novità introdotte da Bach nella forma Concerto, dalla strumentazione (per esempio, la polifonia di soli archi nel terzo) all’uso originale dei solisti (come le viole da braccio nel sesto movimento o il clavicembalo nel quinto), anche se ciò non è bastato a dare spessore alla performance in tutta la sua complessità, purtroppo caratterizzatasi da alcune scelte musicali e interpretative che non hanno del tutto convinto.

Se oboe, fagotto (Alberto Grazzi), clavicembalo (Francesco Corti) e – in una certa misura – tromba (Gabriele Cassone) e traversiere (Marcello Gatti) sono risultati di livello eccezionale, altri strumenti hanno accusato suoni troppo secchi, pulsazioni ritmiche non sempre impeccabili nei fraseggi e nell’ascolto d’insieme. Particolarmente debole si è rivelata l’esecuzione Cecilia Bernardini (violino solista) che è sembrata patire una certa distanza formale dalla specifica modalità delle partiture tipiche del barocco bachiano.

Sfumature di grigio piuttosto pesanti per un concerto che, dunque, ha solo in parte confermato la bontà delle sue stesse premesse.

Il concerto si è svolto
Aula Magna Sapienza Università di Roma

P.le Aldo Moro 5 Roma
sabato 19 ottobre 2019 ore 17:30

I sei Concerti Brandeburghesi
di Bach
oboe e direzione Alfredo Bernardini
Orchestra Barocca Zefiro

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