Teatro da sfogliare

Per i primi anni delle elementari, il Festival Segnali propone una sconosciuta fiaba dei fratelli Grimm, deformata da un punto di vista ironicamente attuale: coi tempi che corrono, nei libri (e nel teatro), viene a mancare tutto, oggetti, paesaggi e persino personaggi. Potere alla fantasia!

Una fiaba esiste se ha chi la legge, uno spettacolo c’è se c’è chi lo guarda. Senza il lettore, senza lo spettatore, fiabe e tetro scompaiono. E non è uno spauracchio lontano: può succedere.

Così, per non sparire, i vari componenti della storia I tre capelli del diavolo hanno trovato lavoro in fiabe più famose e ora del vecchio libro restano solo le pagine, qualche parola, qualche immagine sbiadita e incompleta e solo due personaggi secondari, fortunatamente ben convinti che devono far di tutto per non finire nel dimenticatoio. E per riempire i buchi? Fantasia, immaginazione e un po’ di creatività. Come si farà senza il re, senza il mugnaio, senza l’indovina, le guardie, il barcaiolo, il fontanaro, il contadino? Adattandosi e improvvisando, prestandosi a imitazioni e approssimazioni, mettendosi in gioco anche quando proprio sembra impossibile riuscire a sostituire una donna, o un cattivo. E il protagonista? Chi farà il puro fanciullo Fortunato di nome e fortunato di fatto? Basta una camicia bianca – strizzando l’occhio al proverbio sui nati con la buona sorte – e il gioco è fatto. Dalle pagine di stoffa del grande libro, a un tempo scenografico e simbolico, si staccano di volta in volta gli oggetti che servono a completare la finzione, oppure emergono paesaggi e scenari a cui gli attori possono sovrapporsi, sommarsi. Nessuna imitazione è mai banale o abbozzata, nessuna gag forzata o innaturale. Interessante e originale la modalità, graduale e dinamica, che permette al bambino di usare sempre di più la sua immaginazione, all’inizio con un po’ di fatica, poi, oliati gli ingranaggi creativi, quasi senza sforzo: che un asta di ferro sia da sostegno a un fagotto è facile crederlo; che diventi la spina dorsale di una camicia, è ancora quasi immediato, e così anche quando si trasforma in lancia. Ma per diventare convincente persino come ponte levatoio ci vogliono una perfetta complicità con il pubblico e delle buone capacità attoriali. In questo caso ci sono entrambe.

Grande comunicatività col giovane pubblico, estetica minimale ma senza perdere la cura dei dettagli, ritmo sostenuto, trovate efficaci per risvegliare la concentrazione (basta un semplice e conosciuto arpeggio sulla chitarra per rendere la marcia vivace e interessante): la collaborazione tra Teatro Città Murata e Albero Blu risulta vincente, e perfettamente vinta è anche la sfida di stimolare le menti degli spettatori a completare le scene coi pezzi mancanti.

Se il lieve livello metateatrale – il teatro senza mezzi e senza pubblico come le fiabe senza personaggi e senza lettori – lascia una sottile amarezza nel pubblico più vecchio, per i piccoli il ieto fine assicurato, e meritato.

Lo spettacolo è andato in scena:
Festival Segnali
Bi. La fabbrica del gioco e delle arti
via G. Rodari – Cormano (MI)

I tre capelli del diavolo

Teatro Città Murata / Albero Blu
liberamente tratto da “I tre capelli del diavolo” di J. E W. Grimm
di Mario Bianchi e Marco Continanza
con Stefano Andreoli e Enrico De Meo
adattamento e regia di Marco Continanza
creazione sostenuta dalla regione nell’ambito del progetto NEXT 2010

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