The Others

Fausto Paravidino regala grandi brividi al Piccolo Eliseo con la sua immersione nel subconscio psicologico de I vicini, un thriller decisamente sui (tanti) generis.

La vita di coppia non è sempre semplice. Anzi, non lo è quasi mai. Greta e il suo compagno lo sanno bene. I sorrisi e gli affetti – ma anche le incomprensioni – sono facili da interiorizzare e rendere abitudinari. I sottintesi (pensateci due volte prima di chiedere al vostro partner cos’è un tavolo) piuttosto che creare complicità, la distruggono, confondendo le acque già di per sé torbide dell’io e te. In superficie, tutto va bene. Sempre. Perché finché siamo noi, finché non dobbiamo sottoporci al giudizio di nessuno e non dobbiamo rendere conto di niente al suddetto, possiamo vivere con leggerezza, come i bambini. Sono loro – gli altri – il problema. I vicini. Persone che entrano nella nostra vita più per geografia che per empatia e sconvolgono i nostri semplici paradigmi binari.

Se prima eravamo in due a ballare l’Hully Gully, adesso siamo in quattro…

Greta e il suo compagno sanno anche che l’equilibrio di coppia non è sempre facile. Basta una donna leggera come una vestaglia, un uomo etereo come una retina per capelli e tutte le certezze, tutte le pareti costruite nel tempo intorno al nucleo bi-atomico, cedono. «Siamo la specie più brava a nascondere il male», certo, ma anche quella più vessata dai sensi di colpa per aver messo tutto sotto il tappeto. Non appena decidiamo di aprire la porta che separava i nostri mondi e lasciamo che gli altri entrino nella nostra vita, dobbiamo farlo senza la paura atavica dello sconosciuto, perché altrimenti il binomio non si elimina, si amplia.

Se prima eravamo in quattro a ballare l’Hully Gully, ora siamo in cinque…

L’altruismo, il culto dell’altro. I quattro sembrano volersi interrogare sulla questione dell’identità all’interno di una dinamica fluida e abissale come quella del rapporto affettivo umano, dove la cura e la negligenza sono due facce della stessa medaglia. I piccoli psicoanalisti, però, non riescono a uscire dal circolo vizioso del volerti bene-volersi male, dell’amore come rinuncia del sé e devozione all’altro. Serve un quinto elemento per togliere dalle loro facce compiaciute i sorrisetti sufficienti e superficiali di chi non ha mai voluto veramente prendersi la responsabilità di crescere e di diventare adulti.

I vicini di Paravidino è un’opera teatrale ambiziosa, con la lingua tagliente e le unghie corte. L’horror altera messo in scena dagli attori è così tangibile (grazie anche alla magistrale scenografia) da concretizzarsi in un meritatissimo applauso a scena aperta, ma la moderna tentazione di negare ogni tipo di contraddizione, definendo tutto nei minimi dettagli, taglia le gambe all’elemento base di un buon thriller: il mistero. La tensione soprannaturale accumulatasi durante un’incalzante ora e mezza si affievolisce in un secondo di autodafé stilistico, buttando tutto quello che si era creato fino a quel momento nel tiepido brodo del dramma sociale. Questa prodotta dal Teatro Stabile di Bolzano è una storia necessaria – almeno finché non impareremo a con-vivere – narrata con innecessaria dovizia. Lasciateci confondere.

Lo spettacolo continua
Teatro Piccolo Eliseo
Via Nazionale 183/e – Roma
dal 13 al 24 aprile
martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 16.00

I vicini
di Fausto Paravidino
regia Fausto Paravidino
scene Laura Benzi
costumi Sandra Cardini
luci Lorenzi Carlucci
con Iris Fuestti, Davide Lorino, Barbara Moselli, Fausto Paravidino e Sara Putignano
produzione Teatro Stabile di Bolzano
organizzazione e distribuzione Nidodiragno/Coop.cmc

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