Da grande

La serata di mercoledì a Collinarea è segnata da quattro monologhi, ognuno particolare e importante. Per cominciare, l’anteprima di ICH BiG della compagnia R/V, poi Ura Teatro/Fabrizio Pugliese e la narrazione di Transumanze, Andrea Cavarra e la sua lezione/spettacolo Il Mascheraio e, per finire, Cammelli a Barbiana di INTI/Luigi D’Elia e Farncesco Niccolini.

Se rinasco voglio essere qualcuno. Come? Non è ben chiaro. C’è però un grande rammarico: I Could Have Been Great, avrei potuto essere grande.
Selezionati attraverso Anteprima, la vetrina dedicata al teatro sommerso under 35, la compagnia R/V ha presentato Ich Big. Due file di sedie (del tipo asettico come quelle di scuola o degli ambulatori) corrono parallele perpendicolarmente al proscenio. Una giovane attrice, Francesca Ritrovato, interpreta i tanti personaggi che affollano la vita (e soprattutto la mente) di un giovane. La sua storia è caratterizzata dal disagio sociale e familiare. La sua aspirazione è il riscatto, il suo grande desiderio è quello di essere qualcuno, di poter fare la propria parte nella vita: nel lavoro, nella scienza, nel bel mondo luccicante dei grandi. Un mondo ostile, che sbarra le porte, un ambiente chiuso e geloso dei suoi spazi e delle sue prerogative.
Dopo qualche difficoltà iniziale, si riesce a entrare nel delirio insieme all’attrice, anche se – soprattutto nella prima parte – il passaggio da un personaggio all’altro scivola senza soluzione di continuità risultando, talvolta, non del tutto decifrabile ed efficace.
La serata procede nei prati del cortile del Castello con un racconto, seguendo modi e stili della narrazione e del cunto tradizionale. Ura Teatro/Fabrizio Pugliese presentano un primo studio di Transumanze, «narrazione di qualcosa di piccolo». Al contrario, una vera epopea eroica: quella dei pastori in viaggio durante la transumanza. Viaggio nello spazio, attraverso i tratturi; e nel tempo, sulla soglia che divide antica tradizione e modernità urbano-industriale.
Uno spettacolo intrinsecamente e visceralmente polemico, eppure assolutamente poetico, delicato, semplice, mai retorico o propagandistico.
La narrazione di un modo di vita talmente diverso, diventa difesa della libertà che affonda nella relazione con la natura e col mondo selvaggio – o selvatico – dei pastori, un mondo da attraversare e percorrere senza divieti.
Una narrazione che fa riflettere sull’importanza della tradizione (in questo caso incarnata nella forma del cunto) come punto di riferimento e baluardo dal quale raccontare storie che abbiano valore, importanza, un ruolo, per un teatro che è intrattenimento e ma che sia anche militante – non in senso politico ma semplicemente sociale, recuperando il senso civile del rito teatrale.
L’importanza della tradizione come fondamento sul quale costruire forme di rappresentazione veramente significative torna anche nei due spettacoli successivi, in particolare nella lezione/spettacolo di Andrea Cavarra, incentrato sulle maschere della Commedia dell’Arte.
Grazie anche a un’imprevista, notevole spettatrice catturata fra il pubblico per improvvisare insieme a Cavarra, la lezione/spettacolo, oltre a dare delucidazioni sulla storie delle maschere, attraverso aneddoti e rimandi storici, si è trasformata in un’emozionante materializzazione dell’atto teatrale, con punte davvero esilaranti e significative, nei momenti di improvvisazione di tipiche scene comiche.

Ultimo appuntamento della giornata, Cammelli a Barbiana di INTI/Luigi d’Elia e Francesco Niccolini.
D’Elia, che avevamo già visto a Collinarea lo scorso anno con La Grande Foresta, si conferma attore fuori dal comune, narrando e interpretando la storia di Don Milani, per restituirne il sentire franco, forte e coraggioso.
Il finale praticamente perfetto corona uno spettacolo caratterizzato da un testo che sembra scolpito nel legno, con scarti, luci e ombre, e che gioca a togliere tutto ciò che non è necessario senza scivolare mai nel banale o nel compiacimento.
Tre spettacoli che, rispondendo in qualche modo alla domanda implicita e al disagio espresso nel primo monologo della serata, sembrano indicare una possibile via per lo smarrimento di chi avrebbe voluto essere qualcuno, e vorrebbe avere indicazioni o consigli su come fare. Vi si riscontrano, infatti, quella forza e l’energia che vengono dal lavoro, dalla conoscenza del proprio mestiere e delle proprie radici, che fanno poi la grande differenza sulla scena.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno di Collinarea Festival 2016:
Lari, varie location
fino a sabato, 30 luglio

mercoledì 27 luglio, ore 19.00
Teatro di Lari
Ich Big
liberamente ispirato a Delitto e Castigo di Dostoevskij
Compagnia R/V
Francesca Ritrovato e Andrea Volpetti

ore 20.15
Castello
Transumanze
scritto e raccontato da Fabrizio Pugliese
collaborazione artistica Fabrizio Saccomanno

ore 21.00
piazza Vittorio Emanuele
Il Mascheraio

lezione spettacolo nell’atelier delle maschere
di e con Andrea Cavarra

ore 22.00
Teatro di Lari
Cammelli a Barbiana
di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia
regia di Fabrizio Saccomanno
con Luigi D’Elia

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