Dolce, non agro

Al Circo Massimo, la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma ha presentato Il barbiere di Siviglia, la più celebre delle opere buffe di Gioachino Rossini, in un allestimento in forma di concerto con la direzione di Stefano Montanari.

Brillante e frenetica, dinamica e vitalistica, la scrittura rossiniana rappresenta una delle massime espressioni della lirica ottocentesca. Romantico sui generis e autentico enfant prodige, il compositore di Pesaro fu un artista autonomo dai canoni dell’epoca e, non di rado, le sue opere divisero radicalmente pubblico e critica. Caso esemplare di questa controversia fu proprio Il barbiere di Siviglia, la cui prima al Teatro Argentina venne sonoramente fischiata, ma che, fin dalla seconda replica, ebbe tale trionfo da essere ancora oggi celebrato ed eseguito in tutto il mondo.

Opera giovanile e già straordinariamente indicativa della maturità dello stile di Rossini, i due atti de Il Barbiere di Siviglia uniscono vivacità musicale a un testo fortemente ironico e personaggi movimentati e arguti. Tratta dall’omonima pièce di de Beaumarchais, Rossini ricostruisce a partire dal libretto di Cesare Sterbini una narrazione divertente e le affida a personaggi macchiettistici e pronti a tutto pur di far primeggiare la propria fazione nell’eterna lotta tra chi vuole amare e chi invece solo possedere.

Il barbiere di Siviglia è un’opera totalmente rappresentativa della poetica rossiniana e del meraviglioso equilibrio raggiunto da suo genio nel comporre i vari elementi dell’opera buffa sia dal punto di vista dell’interpretazione, sia da quello dell’esecuzione musicale.

Timida nelle innovazioni e lontana dalla perfezione accademica, la curvatura del Barbiere  del Circo Massimo verso la forma concerto probabilmente non gratificherà il palato di chi si aspettava chissà quale sperimentazione o, al contrario, di chi si attarda a pensare che la qualità artistica sia da valutare in funzione dell’aderenza a ciò che si è sempre fatto e come lo si è sempre fatto.

Tuttavia, nonostante l’allestimento abbia – come prevedibile – sacrificato tanto l’azione quanto la dotazione scenica, il sostanziale frontalismo dei performer e la riduzione della scenografia a proiezioni su maxi-schermo dei nomi dei diversi brani, nonché alcune imperfezioni al canto, non hanno inficiato la godibilità di un’opera capace di esaltarsi nel far coincidere la musica con i cambiamenti dell’azione drammatica. Il merito va proprio a una riuscita e semplice interpretazione del distanziamento tra i vari protagonisti attraverso la costruzione delle loro interazioni e relazioni con gestualità quasi da mimo, alla solita energica presenza di Montanari (che, suonando il clavicembalo, ha unito direzione e partecipazione orchestrale) e alle prove di una disinvolta e dolcissima di Miriam Albano e di un ironico Marco Filippo Romano.

Il Teatro dell’Opera continuerà al Circo Massimo fino al 13 agosto, con le ultime repliche de Il barbiere di Siviglia e de La vedova allegra, per riprendere a settembre con l’attesissimo ritorno al Teatro Costanzi per il balletto Notre-Dame de Paris,

L’opera è andata in scena
Circo Massimo

via del Circo Massimo, Roma

Il barbiere di Siviglia
opera in forma di concerto
Musica Gioachino Rossini

Opera buffa in due atti
Libretto di Cesare Sterbini
dalla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais
direttore e clavicembalo Stefano Montanari
maestro del coro Roberto Gabbiani
progetto visivo Gianluigi Toccafondo

personaggi e interpreti
Conte D’Almaviva Giorgio Misseri
Don Bartolo Marco Filippo Romano
Rosina Chiara Amarù, Miriam Albano (8, 11, 13 agosto)
Figaro Davide Luciano
Don Basilio Nicola Ulivieri
Fiorello Alessandro Della Morte (dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma)
Berta Francesca Benitez
Ufficiale Alessandro Fabbri (22, 29 luglio, 1, 4 agosto), Daniele Massimi (8, 11 agosto), Antonio Taschini (13 agosto)
orchestra e coro del Teatro dell’Opera di Roma
con sovratitoli in italiano e inglese

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