Sotto la maschera

La compagnia P. Sharoff fa ridere e riflettere lo spettatore attraverso le parole profetiche di Luigi Pirandello.

«Abbiamo tutti come tre corde d’orologio in testa. La seria, la civile, la pazza. Sopratutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile, per cui sta qua, in mezzo alla fronte. Ci mangeremmo tutti, signora mia, l’un l’altro, come cani arrabbiati. Non si può…».
Ma cosa succede se il meccanismo dell’orologio si inceppa? I ruoli che l’uomo è obbligato a recitare, in «quell’enorme buffonata che è la vita», si invertono generando confusione e caos. E allora bisogna restare fedeli alla maschera che si indossa, cedendo alla consapevolezza di non poter realizzare, nella realtà data, la pienezza della propria identità. La corda civile per Pirandello non è altro che la facciata, la maschera che obbliga gli uomini ad interpretare il loro ruolo. Una piccola stonatura, una maschera fuori posto e il meccanismo delle relazioni sociali si blocca.
Il padre della teoria dell’umorismo usava spesso inserire nelle sue opere teatrali un personaggio che attraverso la sua saggezza riuscisse a descrivere la realtà, svelandone le illusioni e le ipocrisie. In Il Berretto a sonagli spetta a Ciampa fare da portavoce alle teorie filosofiche di Pirandello e, come Lamberto Laudisi in Così è se vi pare, cavilla sulle convenzioni che opprimono gli esseri umani. Il Berretto a sonagli, tratto dalle novelle La verità e Certi obblighi, mette in scena la determinazione di Beatrice a svelare la relazione adultera di suo marito, il cavalier Fiorica, con la moglie di Ciampa, la giovane Nina. In una Sicilia di primo Novecento profondamente ancorata a valori di facciata come la precisa divisione dei ruoli tra moglie e marito, la signora Beatrice vuole far cadere il velo di menzogna che copre il suo matrimonio, non vuole continuare a recitare il ruolo di moglie accondiscendente. Ma la sua vendetta per ciò che le appare legittimo, cioè la verità, le si ritorce contro in un contesto che preferisce la falsità della persona rispettabile ai panni del buffone con un “berretto a sonagli”. Cosicche la signora Beatrice, una volta raggiunto il suo scopo, è costretta a indossare la maschera della pazzia per continuare a recitare nel teatro della vita. L’evasione dal proprio ruolo si rivela impossibile.
La rappresentazione della compagnia Scharoff rimane fedele alla messinscena del teatro borghese: l’azione si svolge all’interno del salotto di casa Fiorica. I personaggi si muovono sulla scena cercando ognuno di mantenere inalterata la propria corda civile e l’apparenza su cui si reggono le loro relazioni, ma ognuno dentro di sé ha una corda pazza pronta a saltare. Così Fifì il Bello, scioperato e gaudente, si trova a fare il moralista, il Delegato Spanò (interpretato dal non vedente Germano Carella) appare integerrimo mentre favoreggia quella borghesia per cui è “a servizio”, l’affezionata governante Fana oscilla tra sentimento e perbenismo, Beatrice passa dal desiderio di vendetta alla paura delle conseguenze del suo gesto senza riuscire, infine, a prendere in mano la sua vita, e Ciampa rivendica il diritto a far convivere “corna” e “facciata” per non perdere una moglie giovane e bella. La regia costruisce in modo semplice e bene orchestrato la messinscena e gli attori, pur risultando a volte emotivamente poco coinvolti, regalano allo spettatore, grazie a un ritmo serrato, sorrisi e riflessioni sulle geniali e rivelatrici meditazioni filosofiche del premio Nobel siciliano.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Abarico
Via dei Sabelli, 116 – Roma (zona San Lorenzo)
fino a domenica 20 novembre
orari: giovedì, venerdì e sabato ore 21.00, domenica ore 18.30

L’ Accademia P. Scharoff di Roma presenta
Il Berretto a sonagli
di Luigi Pirandello
regia Luigi Rendine
con Milena Dante, Anna Rita Picazio, Daniela Belbusti, Giancarlo Picci, Silvano Bertazzoni, Germano Carella
allestimento scenico Luigi Rendine, Eliana Barberi
costumi, luci e musiche Luigi Rendine

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