La selva oscura di Elena Arvigo

Elena Arvigo porta in scena all’Out Off, in questa ripresa milanese, Il bosco, testo del 1977 di David Mamet, perfetto esempio dell’incapacità di comunicare i propri sentimenti e della paura di sentirsi veramente se stessi con l’altro.

La brevità di tempo che intercorre tra il tramonto e l’alba può essere capace di portare alla rottura sentimenti che poi si riverberano senza coscienza nel fluire di parole sconnesse e ripetute, e di azioni non volute e provocatorie, atte al solo scopo di interrompere una monotonia che annichilisce anche l’affettività più pura? Il bosco di David Mamet ne è un esempio, dramma dove i due personaggi Ruth e Nick arrivano al proprio limite emotivo, annientandosi – e annientandoci – verbalmente fino al punto oltre il quale non ci può essere che la crisi.
In una veranda in perfetto stile country, dove non mancano plaid e sedia a dondolo, l’arco temporale in cui avviene la vicenda è quindi questo: una sola notte, dal calare del sole al suo sorgere. Il momento dell’intimità per eccellenza, vede invece il nascere della paura tra i due protagonisti in scena, Elena Arvigo, nel ruolo di Ruth, e Antonio Zavatteri che dà corpo e voce a Nick, che ci conducono con lentezza cadenzata in un flusso ininterrotto di parole, nel quale non si ha la capacità di riflettere, di accennare un sorriso, o anche solo comprendere quella che potrebbe essere un’evoluzione drammaturgica. La paura di amare, di un abbandono nell’altro, di un essere in grado di portare con sé il vissuto, il passato e il futuro dell’altro, l’incapacità di mettersi a nudo di fronte a chi si ama, che continua a essere estraneo e marziano.
C’è quindi un’evoluzione drammaturgica che si personifica con l’andamento solare, e che presuppone come esito un riscatto con il sopraggiungere della luce. E la domanda di speranza con la quale i due protagonisti in scena ci congedano ci fa presagire che sia possibile un finale positivo. Arriveremo a essere liberi e finalmente capaci di amare?
Ma la risposta che dà lo spettatore non è rosea. La decadenza emotiva a cui ci costringono i due attori lascia attoniti e smarriti, come in attesa di un epilogo drammaturgico, che purtroppo non arriva. Manca un apice, un vertice capace di scuotere gli animi e far intravedere una nuova partenza, e questa assenza lascia che lo spettacolo stagni in un continuum di frasi lente, ripetitive e spesso poco efficaci; probabilmente non aiuta l’ingenua potenza con la quale già dalle prime battute si schiera l’Arvigo, che opprime e prostra l’insicurezza di Zavatteri – perfetto nel suo ruolo stereotipato di maschio in crisi di mezza età incapace di crescere e mettere la testa a posto -, e che non consente di conseguenza un’evoluzione della messa in scena. Un mancato bilanciamento tra le due parti, che risulta deleterio per una rappresentazione che fonda sull’intesa attoriale tutta la sua forza.

Lo spettacolo continua
Teatro Out off
Via Mac Mahon 16 – Milano
Dal 5 al 14 giugno 2015
Orario: da martedì a venerdì ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.00

II bosco
di David Mamet
traduzione Rossella Bernascone
regia Elena Arvigo
con Antonio Zavatteri (Nick), Elena Arvigo (Ruth)
scene Valentina Calvani
luci Andrea Basti

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