Le occasioni perdute

Prosegue al Teatro Vittoria di Roma la rassegna Salviamo i talenti – Premio Attilio Corsini con uno spettacolo tratto dal De Profundis di Oscar Wilde, che racconta il processo, la condanna e la prigionia dello scrittore irlandese.

Il testo e il contenuto del De profundis, le figure e le vicende di Oscar Wilde, Alfred Douglas e Robert Ross, l’atmosfera della Londra vittoriana dalla doppia fronte, luminosa e oscura, razionale e violenta, tutto questo immenso materiale – di così grande interesse, fascino e suggestione – è un’arma a doppio taglio: riuscire a rielaborarlo in modo originale, stimolante e attuale è senz’altro una grande sfida, che molto spesso registi e attori accolgono di buon grado. Come in questo caso, in cui il risultato ottenuto, purtroppo, non è dei più soddisfacenti.

Nella cella nel carcere di Reading, Wilde sta scrivendo la lunghissima lettera che affiderà a Robbie Ross, indirizzata al suo “Bosie”, lord Alfred Douglas, nella quale gli rimprovera la pigrizia, la sterile immaginazione, la vanità, l’arroganza e l’egoismo che ha dimostrato nella loro rovinosa relazione: a un tratto è visitato dai “fantasmi” dei suoi due amici – quasi li materializzasse pirandellianamente lui stesso con la scrittura – che lo inducono a rivivere alcuni momenti del processo che si concluderà con la sua condanna.

Il difficile lavoro drammaturgico sul lungo monologo del De profundis e sui verbali del processo per atti osceni e sodomia è ben realizzato, con un buon ritmo, e in scena funziona. Quello che non convince è il lavoro sui personaggi e sulle relazioni che li legano: il dandismo e l’estetismo wildiani sono intesi in chiave flemmaticamente omosessuale, e questo è l’aspetto dei tre uomini che emerge in maniera dominante, attraverso pose recitative sempre troppo sopra le righe, quasi parodistiche.

L’idea che fonda lo spettacolo – espressa nel titolo – non è forse originalissima, ma senz’altro buona: peccato che si palesi solo alla fine, in modo improvviso e fin troppo didascalico, senza dare la possibilità allo spettatore di elaborare una vera riflessione su questo concetto.

Parafrasando un aforisma di Wilde della prefazione a Il ritratto di Dorian Gray citato nello spettacolo: “Non esistono spettacoli morali o spettacoli immorali. Gli spettacoli o sono fatti bene o fatti male: nient’altro”.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Vittoria
piazza Santa Maria Liberatrice, 8 – Roma
fino a sabato 4 giugno
orari: giovedì e sabato ore 21.00, venerdì ore 17.00 e ore 21.00

Il clown dal cuore infranto
di Simone Toni
regia Simone Toni
con Milutin Dapcevic, Michele Di Giacomo, Gabriele Falsetta, Diana Manea
musiche originali Carlo Borsari

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