Vita e giovinezza tra passato e presente

teatro-filodrammatici-milanoAl Teatro Filodrammatici di Milano, Roberto Trifirò recupera il dramma di Ibsen, Il costruttore Solness, mettendo in scena al meglio l’ambiguità del reale.

È un palcoscenico da “lavori in corso” quello predisposto dal Teatro Filodrammatici per la rappresentazione de Il costruttore Solness – dramma composto dall’autore norvegese, Henrik Ibsen, nel 1892. Lungo tutto il perimetro dello spazio di scena, estesi teli da costruzione in plastica scendono dal soffitto e lasciano appena intravedere una piccola sala, al di là di essi, dove il giovane architetto Ragnar e alcuni collaboratori studiano le carte per il progetto di nuove case – che saranno edificate seguendo le direttive del costruttore Halvard Solness. Questi è un uomo di quarantacinque anni, capace di raggiungere col tempo il sogno e l’obiettivo che si era preposto: diventare un grande architetto. Obiettivo raggiunto grazie anche al matrimonio con una donna borghese – solo nominata e mai presente in scena.

L’ambiente borghese – sempre descritto e criticato da Ibsen – in questo caso è solo lo sfondo della vicenda personale di Solness che, preda della sua indomita volontà di realizzazione, dimentica se stesso e gli affetti, fino a quando un incendio porterà alla morte dei suoi due figli e alla malattia della moglie. E solo allora si faranno ingombranti i rimorsi per lo stile di vita mantenuto fino a quel momento. Ma poi, l’arrivo di una ragazza – conosciuta, da bambina, molti anni indietro – stravolgerà nuovamente la vita del costruttore, ponendolo di fronte alle sue mancanze e al suo passato. Fino a che il passato tornerà, prepotentemente, a essere presente.

La rappresentazione inizia con un lungo silenzio e con Roberto Trifirò – regista e interprete di Solness – posto di spalle. Il silenzio domina per tutta la durata dello spettacolo. Non risuona neanche una nota, cosicché le parole pronunciate dagli attori, lente e ponderate, assumono una rilevanza perfino maggiore.

L’illuminazione, al contrario, si erge a elemento estremamente importante – sul quale la regia insiste puntando soprattutto sui colori che,  riflessi sui teli in plastica, danno vita a svariate sfumature e tonalità, producendo un effetto quasi onirico. E, in effetti, il confine tra realtà e sogno, tra verità e illusione, è molto labile e mai definito. Ciò che accade sul palco è solo il punto di partenza per una più ampia riflessione che si svolge attraverso metafore e allusioni. Il personaggio di Hilde Wangel – la ragazza che arriva dal passato e che porta scompiglio nella vita di Solness – è sicuramente il più emblematico in questo senso: sempre in bilico tra concretezza e visione, rappresenta la voce e lo specchio della coscienza del costruttore; e, più in generale, rappresenta la giovinezza ormai lontana del protagonista e, allo stesso tempo, un ultimo, tardivo e disperato tentativo di porre rimedio e recuperare il tempo perduto.

Ma se Hilde è il simbolo del passato che torna fino a diventare presente, l’architetto Ragnar è, al contrario, l’emblema del futuro e della giovinezza che avanza irrefrenabile. Gli interpreti rendono a meraviglia tutti i personaggi, sebbene con stili molto differenti. L’ottimo Trifirò riesce a essere efficace e performante con una recitazione quasi sommessa e mai sopra le righe – e per questo estremamente verosimile. Tutto il contrario di Elisabetta Scarano nei panni della giovane Hilde: l’attrice mostra importanti doti attorali e recitative, sicurezza, e spesso calca la mano sulle emozioni, talvolta eccedendo con l’enfasi delle espressioni – per quanto in maniera coerente col personaggio quasi irreale.

Si viaggia tra realtà e sogno, fantasia e verità, passato e presente, senza mai trovare un equilibrio, una certezza o un approdo sicuro. Le sottili metafore, le allusioni, i rimandi e i suggerimenti rendono l’intero spettacolo estremamente interessante, coinvolgente, ambiguo e riflessivo. A metà tra desolante realtà e utopica illusione: un castello in aria – come quello che Hilde chiede a Solness – ma con salde fondamenta terrene. Solido e ben costruito.

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Lo spettacolo continua
Teatro Filodrammatici
Via Filodrammatici 1 – Milano
Fino al 14 aprile
Orari: martedì, giovedì, sabato ore 21.00, mercoledì, venerdì ore 19.30, domenica ore 16.00

IL COSTRUTTORE SOLNESS
Di Henrik Ibsen
Drammaturgia e regia Roberto Trifirò
Con Roberto Trifirò, Sonia Burgarello, Angelo De Maco, Luigi Maria Rausa, Elisabetta Scarano
Scene e costumi Paola Danesi
Progetto luci Andrea Diana, Tony Zappalà
Assistenti alla regia Daniele Castri, Beatriz Lattanti
Progetto in collaborazione con Teatro MA
Produzione Teatro Filodrammatici

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